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Roots! n.168 maggio 2021

ZZ Top-La Futura

ZZ Top-La Futura

by Simone Rossetti

Chiiiii? gli ZiZi Tooooop??? Si, gli ZZ Top, strano come li si consideri sempre un gruppo “minore”, se ci fate caso non si parla mai di loro in termini di “grande gruppo rock”, quasi snobbati dalla critica che conta e dai cosiddetti espertoni, sarà per il loro stile così “zztopiano” sempre e comunque ostinatamente fedele a se stesso, sarà per il loro essere fieramente sudisti-texani (esteticamente e musicalmente) o forse per la loro ironia un pò campagnola e “macho” condita dai soliti luoghi comuni (ragazze prosperose e motori) eppure, eppure stiamo parlando di una band che nel 2004 è stata inserita nella Rock And Roll Hall Of  Fame (per quel che può valere, ma non certo per caso), il loro “capolavoro” risale addirittura al 1973 con l’album Tres Hombres poi a seguire una serie di album minori, negli anni ’80 conobbero la notorietà mondiale da alta classifica grazie ad una serie di singoli di successo (che strizzavano però l’occhio a sonorità proprie di quel tempo), poi di nuovo la mediocrità fra alti e bassi, attenzione però, parliamo di mediocrità ma bisogna considerare che la loro formula comunque “chiusa e ripetitiva” non lascia molto spazio a variazioni o tematiche diverse, tutto si sviluppa all’interno della classica forma-canzone, quindi, o si indovina il pezzone da classifica o si resta in un limbo fatto di brani buoni ed altri meno. Questo preambolo per arrivare all’oggi, cioè al 2012, anno di pubblicazione del loro, finora, ultimo album dal titolo La Futura, sempre ostinatamente fedeli a se stessi (Billy Gibbons, voce e chitarra, Dusty Hill, basso e voce, Frank Beard, batteria), la solita zuppa quindi??? si, ma una zuppa di quelle di una volta, come sapevano fare le nostre nonne, povera, pochi ingredienti ma sostanziosa nutriente naturale e sopratuttto fatta con amore e passione, dimenticatevi gli zupponi infarciti di ingredienti (effetti) speciali, solo ed unicamente la ricetta classica, un pò di quel buon vecchio blues texano infarcito di tessiture più rock, tanto basta ed avanza per riempirsi il palato e la pancia. Si parte con la mid-tempo di I Gotsta Get Paid, basso pesante, riffone sostenuto, buon solo di chitarra e la calda e rassicurante voce di Gibbons che sa di deserto e buon whisky, Chartreuse ha lo sferragliare di un treno in corsa, si tira dritto, nessuna sosta, un buon refrain e via, Consumption rallenta ma sostanzialmente riprendendo la struttura della precedente con variazioni nel più profondo blues texano, arriva poi Over You, ed ecco un pezzo da novanta, cioè, uno non se lo aspetterebbe, ed invece eccolo qui, e va detto, è perfetto, introdotto da pochi arpeggi di chitarra, una voce che più roca non si può, un pezzo scarno e povero ma che si apre in un refrain senza tempo ed un solo di chitarra senza inutili fronzoli che colpisce direttamente al cuore; Heartache In Blue è orecchiabile e leggera arricchita dall’armonica di Harman, un onesto e semplice blues dalle tinte rock, mentre si torna a spingere con I Don’t Wanna Lose, Lose, You altra cavalcata blues-rock con un genuino chorus che resta ben impresso; e si prosegue con Flyin’High di ottantiana memoria e con un ritornello (non banale) che sarà perfetto per la vostra autoradio, ma non c’è tempo per tirare il fiato che arriva It’s Too Easy Manana altro gran pezzo “old style”, una ballata rocciosa e crepuscolare dai sapori anni 70, solo una manciata di minuti e si passa a Big Shiny Nine un polveroso ed alcolico R’n’R blues texano senza fissa dimora, ed infine a chiudere questo lavoro ecco Have A Little Mercy, se vi aspettate una qualche apertura o variazione cromatica sbagliate, niente di tutto ciò, si procede a testa bassa con un blues sporco e polveroso da Route 66. E’ arrivato il momento di concludere e di tornare a quella zuppa iniziale, un profumo così riconoscibile ed intenso da sembrare quasi di essere li mentre vostra nonna ve la sta preparando (registrazione in presa diretta) compresi tutti i rumori classici di una cucina dove si cucina per davvero (noterete che molti dei brani terminano quasi di netto e bruscamente ma non è un errore o un difetto), il profumo è quello di ingredienti veri, oggi quasi spariti (un blues senza mediazioni); vi assicuriamo (ma tanto lo saprete già) che quando una zuppa è fatta da chi la sa fare si ritorna sempre perchè è onesta e maledettamente vera, proprio come questo La Futura. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

 

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