Roots! n.141 marzo 2021

X-Los Angeles

X-Los Angeles

by Simone Rossetti

1980. Le date sono importanti se si vuole contestualizzare un album (o una qualsiasi opera d’arte) all’interno di un preciso momento storico anziché limitarsi ad un semplice ascolto magari appagante per l’orecchio ma non per l’anima, intendiamoci, l’album in questione non è né il migliore né il capolavoro degli X (saranno i due successivi album Wild Gift e Under The Big Black Sun a contendersi tale podio) quindi perchè parlarne? Ci siamo chiesti che senso avrebbe avuto parlare di un capolavoro quando tutti sanno che è un capolavoro (e come tale lo conoscono), no, volevamo partire da un inizio, più precisamente da qualche anno prima. Gli X si formarono in quel di Los Angeles,siamo nel 1977, un momento catartico per il punk di matrice inglese che ovviamente sbarcherà anche negli Stati Uniti, ma anziché fossilizzarsi in certi stilemi predefiniti qui vi arriverà per “vie traverse” intercettando le più disparate urgenze espressive di una generazione orfana del flower power. Gli X di Exene Cervenka (voce) e John Doe (basso e voce) ai quali si aggiungeranno Billy Zoom (chitarra) e D.J.Bonebrake (batteria) sono tutto questo, un salto nel buio di una Los Angeles che di angelico aveva ben poco, un proto punk new wave a tinte dark imbevuto di rock’n’ roll anni ’50. Ed arriviamo così al 1980 e a questo Los Angeles, album pubblicato per la Slash Records e prodotto da un certo Ray Manzarek (Doors) il quale presterà la sua tastiera anche ad alcuni brani in scaletta; ovviamente ebbe un basso riscontro di vendite, ma è qui, ora, e con questo album seminale che verranno gettate le basi che poi influenzeranno una moltitudine di gruppi a venire ed un intero movimento generazionale. Il lato A si apre con Your Phone’s Off the Hook, But You’re Not un classico punk’n’ roll non imprescindibile, scorre piacevolmente ma non si sente ancora quella simbiosi armonico melodica che farà la differenza e che già dal secondo brano Johny Hit and Run Paulene se ne intuiranno le potenzialità, semplicemente bellissima; Soul Kitchen è una cover dei Doors, a suo modo straniante (può piacere o meno ma è sicuramente geniale) quando ecco arrivare la prima vera gemma, Nausea, un tappeto sonoro dark wave dove i ritmi rallentano ed il cantato declamatorio di Cervenka entra in unione perfetta con i suoni che si dilatano ed una ritmica marziale a scandirne il tempo, stupenda. Con Sugarlight si torna ad un classico rock’n roll, pezzo comunque notevole ma sarà la traccia ad aprire il lato B (e che darà il nome all’album) il vero capolavoro, Los Angeles, che dire, poesia in musica, alienazione e solitudine, non è una città per gli angeli, non è un mondo di angeli. Sex and Dying in High Society torna su ritmi più sostenuti, un pezzo che sembra contrarsi su se stesso per poi esplodere in un bellissimo refrain; mentre The Unheard Music è appiccicosa e sensuale a The World’s a Mess, It’s in My Kiss spetta chiudere questo lavoro, un rock’n’roll urbano e sferragliante con in primo piano le tastiere di Manzarek. Siamo arrivati così alla fine, un’ultima considerazione, gli X e questa musica sono imprescindibili dalla voce di Exene Cervenka, è lei la sirena notturna di questa città, di queste storie che ci raccontano di sesso, droga, morte, ma anche riscatto (quando possibile); dategli un ascolto o ancora meglio procuratevi il vinile, è cibo per l’anima e di questi tempi ce n’è quanto mai bisogno. Da Roots! è tutto (qui o qui un assaggio ma se avete vicino a casa un negozio di dischi sapete cosa fare e non pensateci due volte, se poi non lo avete usate l’immaginazione), buon ascolto.

 

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