Roots! n.380 febbraio 2022 Wytch Hazel – II: Sojourn

Wytch Hazel - II: Sojourn

Wytch Hazel – II: Sojourn

by Simone Rossetti

Ci entusiasmiamo per un “nulla”? Verissimo ma non ce ne può fregare di meno, anzi, questa è la nostra bussola, quell’ostinato non arrendersi ad un dilagante e socialmente mostruoso, asettico nulla. Se parliamo di questo album un motivo c’è, in realtà i motivi sono due ma per il come ci siamo arrivati è soprattutto uno e da brividi. Pausa, ora guardate quell’artwork, guardatela attentamente, no, non può essere un caso (ci siamo detti), un abbaglio? Non stiamo sognando è tutto reale; fermi, un passo indietro assolutamente necessario, prima di leggere un seguito andate QUI, un salto nel tempo che vi renderà il tutto più chiaro ma su questo ci ritorneremo, prima qualche notazione “tecnica”; gli Wytch Hazel arrivano da Lancaster (UK), nel 2016 il loro album di debutto Prelude ed a seguire (siamo nel 2018) questo II: Sojourn, ci sarà anche un seguito più recente ma noi per il momento ci fermiamo qui; Colin Hendra alle chitarre e voce, Alex Haslam alla chitarra, Matt Gatley al basso, Jack Spencer alla batteria ed un gran bel sentire, un rock che profuma di altri tempi (lasciate perdere il post, neu, alternative, indie o quant’altro), NWOBHM dei primi anni ’80, hard rock di scuola seventies, rock FM ed eleganti atmosfere epic-prog; un bell’album e lo è oggi così come lo poteva essere un ieri. La traccia di apertura The Devil Is Here ha un impatto bellissimo, niente di “storico” ma che refrain, che stupendo “tornare” ad ascoltare e non è da meno Save My Life con le sue chitarre gemelle (drizzate le orecchie) che vi trasporteranno altrove; c’è Wait On The Wind una ballad nella migliore tradizione eighties (Scorpions, Saxon, Kansas, Eagles) da mettere i brividi (rock al 100% come la oramai scomparsa pura lana vergine), bello anche l’incedere epico-malinconico See My Demons, il puro splendore di Barrow Hill (si, ci stiamo commuovendo e lo scriviamo solo perchè anche questo nel bene e nel male fa parte di Roots!). Si torna a pestare duro ma con eleganza nella strumentale e dalle epiche atmosfere di Chorale, nella bella Slaves To Righteousness, in Victory ed infine a chiudere con una bellissima Angel Take Me ariosa, avvolgente, senza tempo. Ci siamo persi ed ancora non vi abbiamo detto del motivo “folle” che ci ha portato fin qui; Wishbone Ash ed il loro Argus del 1972 (è quel QUI necessario dove vi rimandavamo all’inizio), bene, ora guardate la sua artwork e confrontatela con questa (by Branca Studio), lo stesso soldato con indosso un elmo ed avvolto nel suo mantello rosso ma questa volta in sella ad un cavallo mentre sullo sfondo quel che resta di un castello, di un regno, forse quello stesso regno al quale montava di guardia in Argus, poi i colori, gli stessi tenui colori inondati di una luce paglierina, lo stesso senso di ineluttabilità, di sconfitta, eppure come sia finita quella battaglia non lo sapremo mai, una cosa è certa, da difendere non c’è rimasto più nulla, non resta che rimettersi in cammino, verso dove (se un dove c’è ancora) non è dato sapere, non lo è mai di nessuno ma la speranza è che qualcuno ci stia ancora aspettando. Album rock dell’anno, è del 2018? Al solito, non ce ne può fregare di meno. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Wytch Hazel – II: Sojourn

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Are we excited about a “nothing”? Very true but we can not care less, indeed, this is it our compass, that stubborn one does not surrender to a rampant and socially monstrous aseptic nothing. If we talk about this album there is a reason, in reality there are two reasons but for how we are arrived is above all one and creepy. Pause, now look at that artwork, look at it carefully, no, it can’t be a coincidence (we said to ourselves), a mistake? We are not dreaming it is all real; stop, an absolutely necessary step back before reading a sequel go HERE, a leap into time that will make everything clearer but we’ll return to this, first some notation “technique”; Wytch Hazel come from Lancaster (UK), in 2016 their debut album Prelude and to follow (we are in 2018) this II: Sojourn, there will also be a sequel more recent but we stop here for the moment; Colin Hendra on guitars and vocals, Alex Haslam on guitar, Matt Gatley on bass, Jack Spencer on drums and a great feeling, a rock that smells of other times (forget the post, neu, alternative, indie or whatever), NWOBHM of the first the 80s, hard rock of the Seventies school, FM rock and elegant epic-prog atmospheres; a good album, it is today just as yesterday could have been. The opening track The Devil Is Here has an impact beautiful, nothing “historical” but what a refrain, what a wonderful “return” to listen and it is no less Save My Life with its twin guitars (prick up your ears) that will transport you elsewhere; there is Wait On The Wind a ballad in the best eighties tradition (Scorpions, Saxon, Kansas, Eagles) from shivering (100% rock like pure virgin wool which has now disappeared), it is also nice to walk epic-melancholy See My Demons, the pure splendor of Barrow Hill (yes, we’re moving and we write it only because this too is part of Roots! for better or for worse! ). Back to beating hard but with elegance in the instrumental and with the epic Chorale atmosphere, in the beautiful Slaves To Righteousness, in Victory and in the final Angel Take Me, airy, enveloping, timeless. There we are lost and we have not yet told you about the “crazy” reason that brought us this far; Wishbone Ash and their 1972 Argus (this is HERE where we sent you earlier), well, now look at his artwork and compare it with that (by Branca Studio), the same soldier wearing a helmet and wrapped in his red cloak but this time riding a horse while that in the background that remains of a castle, of a kingdom, perhaps that same kingdom he guarded in Argus, then the colors, the same soft colors flooded with a straw-yellow light, the same sense of ineluctability, of defeat, yet how that battle ended we do not know, one thing is certain, not to be defended there is nothing left, all that remains is to get back on the road, towards where (if there is still a where) it is not given to know, it is never anyone’s but the hope is that someone is still waiting for us. Rock album of the year, is it from 2018? As usual, we couldn’t care less. From Roots! that’s all and as always good listening (here).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Content is protected !!