Roots! n.315 novembre 2021 Windopen

Windopen - Quando I Baci Erano Fiocchi

Windopen – Quando I Baci Erano Fiocchi

by Simone Rossetti

Vorremmo, e forse dovremmo, parlarvi di questo lavoro in  modo “asettico”, limitandoci a trascrivere le poche informazioni in nostro possesso come una qualsiasi etichetta di ingredienti di un minestrone surgelato ed evitare tutto il resto; il problema è che questo “resto” ha un suo peso, un peso per chi quegli anni gli ha vissuti, per chi gli ha solo sfiorati ma anche per chi, purtroppo, si affaccia ora a vivere un presente ed un futuro quanto mai incerto e minato da una stupidità dilagante. A scanso di equivoci, nessuna nostalgia (magari fosse solo così), a ciascuno il suo tempo come è giusto che sia ed oggi è questo; 6 brani per il lato A e 6 brani per il lato B registrati su audiocassetta (o musicassetta) in una cantina di Via San Vitale in quel di Bologna, numero civico 13, siamo sul finire degli anni ’70 primi ‘80; no, non ascolterete e non ascolteremo (purtroppo) quella cassetta originale ma 12 pezzi mai pubblicati prima “modificati, remixati e rimasterizzati digitalmente” (questo è quanto indicato sulla pagina della Spittle Records e che noi fedelmente vi riportiamo anche se non ci è del tutto chiaro) ed inutile dirlo, non aspettatevi che suonino allo stesso modo. Anni non facili ma anni dove ancora si poteva scegliere, anni di dipendenze “altre”, di scelte sbagliate ma anche “illuminati” da uno sguardo verso un futuro che oggi abbiamo perso preferendogli un condizionamento servile più o meno appagante, sopravviviamo aggrappati ad un paio di offerte da supermercato e questo la dice lunga su quello che è l’oggi, tant’è. Album pubblicato per la fiorentina Spittle Records e disponibile unicamente in vinile, scelta discutibile che purtroppo non ci da il modo di lasciarvi alcun link all’ascolto quindi “accontentavi” di quello che andrete a leggere (ha funzionato così per decenni e forse è ancora un modo valido); Alberto Pietropoli, Marco Gualandra, Roberto Terzani (poi nei Litfiba) e Saverio Pasotti, questi erano gli Windopen, non un gruppo propriamente punk, anzi, il loro è un rock-punk-pop tutto sommato leggerino che oggi definiremmo tranquillamente come “indie” o “emo-pop”, non abbiamo avuto modo di ascoltare i nastri originali ma al di là di piccolissime sfumature sembra, quasi e sorprendentemente, di ascoltare più un album di questi giorni che di 40 anni fa (diavolerie digitali della rimasterizzazione o merito degli stessi Windopen? Non lo sappiamo). Album che si apre con il brano omonimo, Quando I Baci Erano Fiocchi (un titolo che parla da solo e dal quale è stato estratto un bellissimo video, qui), pezzo “strumentale” e leggermente “diverso” dagli altri brani n scaletta ma sul quale non vi anticiperemo nulla, ascoltatevelo da soli perchè è quella memoria storica (la nostra) che abbiamo piano piano dismesso in favore di un distorto nulla; questo, forse, è stato l’ultimo giorno di un paese che realmente poteva essere migliore, chi lo sa, ma evidentemente le cose dovevano andare diveramente e diversamente andranno, il dopo e l’oggi è sotto gli occhi di tutti; sempre nel lato A c’è il simpatico beat-rock di Aiuto! ed una contagiosa Yeeeeeeh! che in qualcosa ci ricorda gli Skiantos del grande Freak Antoni, mentre è più cupo l’incedere di Fuori Di Me (un pezzo che non sarebbe dispiaciuto al primo Vasco Rossi) ma c’è anche la frizzante Brutte Storie con un refrain in pieno stile paisley underground davvero niente male. Ad aprire il lato B l’elettrica Ancora Sotto Shock, un brano che potreste tranquillamente sentire oggi su qualsiasi stazione radio (e che francamente un pò ci disturba perchè non capiamo e non abbiamo problemi ad ammetterlo), meglio il punk alla Green Day di Le Teste Dure, la malinconica Ho Bisogno Di Qualcuno od il punk-rock di Mi Hanno Detto di Stare Lontano Da Te (testo interpretabile a seconda del caso e visti quali erano gli anni non ci stupiremmo più di tanto); La Notte Tua In Città è strutturalmente un brano più complesso, con un bel sax che tanto di cappello ed una ricercatezza più sofisticata ma tutti quegli “uooooo-uooooo” suonano fin troppo “ruffiani” (considerazione giustamente discutibile e ci mancherebbe altro), a chiudere l’acustica (e spiazzante per quanto suoni attuale) Ora E Per Sempre. Una breve considerazione riguardo ai testi, in generale non aspettatevi temi particolarmente impegnati, anzi, i gusti sono gusti ma francamente vista l’epoca ed il luogo ci saremmo aspettati, magari sbagliando, qualcosa di “più”; un album che suona (almeno alle nostre orecchie) così “moderno” che per un attimo ci siamo chiesti se non fosse un “fake”, una “sensazione” dettata dalla pancia e difficilmente spiegabile, comunque no, vi assicuriamo che non lo è. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto, anzi no, in questo caso solo buona lettura, se poi siete interessati al buon vecchio vinile non esitate, potrete procurarvelo qui.

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