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Roots! n.129 marzo 2021

Wilson Pickett-The Wicked Pickett

Wilson Pickett-The Wicked Pickett

by Simone Rossetti

Prima di introdurvi a questo album (ed a questa musica ma il perchè lo capirete dopo) vorremmo lasciarvi alcuni ingredienti a caso; primo, il mondo era già abbastanza di “cacca” prima; secondo, Coronavirus (o come preferite chiamarlo) e tutto l’inutile chiacchiericcio al seguito dei più o meno “espertoni” in materia (aggiungete a questo la peggio farina del nostro sacco); terzo, questo paese (indistintamente) ormai ridotto al solo pensiero-format televisivo. Ora che avete gli ingredienti agitate ben bene il tutto e versate; il risultato? Un senso di “tristezza” latente, non esprimibile esteriormente (e quando questo avviene è sempre nel peggiore dei modi) ma più a livello di subconscio e proprio per questo ancora più frustrante. Che fare quindi?, nulla, prendete un album di grande soul, ad esempio questo Wicked Pickett del dicembre 1966 e sparatevelo a palla nel vostro stereo (o nelle vostre cuffie), attenzione, non cambierà nulla, non cambierà il mondo e non cambieranno le persone intorno a voi ma sarete voi ad uscirne migliori (e se va bene vi salverà le chiappe). Ma perchè proprio il soul e non un album di trash metal (o quello che volete)? Giustissimo, perchè non avrebbe lo stesso effetto, non è questione di chi o cosa sia peggio o meglio, semplicemente i due effetti sarebbero “diversi” e ad ognuno, giustamente, il suo. Wilson Pickett, da una catapecchia di Prattville, Alabama, dove nacque nel 1941 fino ad un olimpo riservato solo a pochi (e questa volta non in base al colore); prendete la prima traccia, Mustang Sally con il suo basso corposo e pulsante, una sezione fiati tirata al massimo e la voce sporca e potente di Pickett, metteteci dentro anche il crescendo del refrain ed ecco arrivato il momento di iniziare a riscaldarsi; con Everybody Needs Somebody To Love prenderete direttamente fuoco, pezzo leggendario, soul totale, un refrain spacca ugola (compresa quella di Pickett) ed una sezione ritmica sempre sul pezzo; con Sunny riprenderete il fiato (voi ma non la vostra anima), uno fra i pezzi più belli di tutto il soul, intensa, sontuosa, intensa ed avvolgente come pochi altri, testo forse banale ma che qui si riprende tutta la sua essenza “Sunny, yesterday my life was filled with rain, Sunny, you smiled at me and really eased my pain, Now my dark days are light, And the bright days are here, My sunny one shines so sincere, Sunny one, so true, I love you”, soul black fin nel midollo; si torna a “pestare duro” con Knock On Wood, altro pezzo da antologia con il suo chorus in crescendo accentuato dai fiati e dalla sezione ritmica ma non è finita, c’è You Left The Water Running forse più semplice come brano ma non meno incendiario; Three Time Loser è un bel rhythm and blues scandito dalle note “old style” del piano mentre si torna sul più classico soul con Nothing You Can Do, sempre su buoni livelli ma forse troppo scontata, molto meglio Ooh Poo Pah Doo con il suo incedere più sporco e la voce di Pickett che sembra quasi strozzarsi. C’è ancora il tempo per rilassarsi con due brani più soft, She Ain’t Gonna Do Right una ballad piuttosto sostenuta e la più morbida e sensuale Up Tight Good Woman, classe immensa; fra le tante troviamo anche una cover di Time Is On My Side (la cover dei Rolling Stones risaliva al 1964, l’originale era di Jerry Ragovoy ), non male ma personalmente trovo più riuscita la versione degli Stones. Si dirà che è solo soul, verissimo, solo soul e nient’altro ma va saputo fare (e non basta), va saputo suonare (non basta nemmeno questo), bisogna prima di tutto averlo, “sentirlo”, il colore non è importante (il colore non è mai importante, tranne quello politico ma ormai sembra non conti più nemmeno questo); lo sappiamo bene che alla fine il soul non fa miracoli (nessuna musica fa miracoli) ma vi farà cambiare gli ingredienti a quel frullatone iniziale, almeno per un pò, almeno per il tempo necessario a rifletterci su e di questi tempi non è una cosa scontata. Musica “vecchia”? Si ma intanto fateci un giro e poi ne riparliamo; e da Roots! è come sempre tutto, buon ascolto (qui ma è sempre preferibile il buon vecchio vinile o il CD).

 

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