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Roots! n.158 aprile 2021

Views-Mother Tapes Anthology 1986 / 1990

Views-Mother Tapes Anthology 1986 / 1990  

by Simone Rossetti

L’atteggiamento era quello di molte band dell’epoca: questa è la nostra roba, se ti piace serviti

pure, se no puoi andartene affanculo! Di certo la cosa non ha mai funzionato bene, ma che

importa?” (Giovanni Ferrario-Views)

Leggere queste parole oggi dove tutto è finalizzato ad un riscontro economico e di visibilità fa un certo effetto, non si tratta del classico “si stava meglio quando si stava peggio”, non siamo nostalgici e non ce ne può fregare di meno, è il fine a fare la differenza. Siamo nel 1983, i Views si formano in quel di Brescia, le influenze musicali sono quelle garage-psichedeliche anni 60 o per meglio dire della allora nascente scena musicale (principalmente californiana) chiamata Paisley Underground; Rain Parade, Green On Red, Dream Syndicate, R.E.M., un gran bel sentire non intaccato dallo scorrere del tempo. Un “best-of”, una cosa un pò inusuale per noi di Roots! ma con la quale era giusto prima o poi confrontarsi, in realtà il titolo dell’album in questione è Mother Tapes Anthology 1986 / 1990 e raccoglie sia il materiale dei primi (ed unici) due album in studio, Mummycat The World n. 2 (1986) e Namby-Pamby (1988), che svariate versioni outtakes, cover, registrazioni live ed altre inedite per un totale di 28 tracce, un lavoro non di poco conto e del quale se ne è fatta carico la piccola ed ostinata etichetta indipendente italiana Area Pirata Rec, non solo un best-off quindi ma molto di più; Giovanni Ferrario, Dario Pironi, Nico Meteo, i fratelli Luca e Livio Ruggenenti e Giovanni Iside, questi erano i View nei più o meno “favolosi” anni 80; musica vecchia si dirà, si, forse, boh, fortunatamente nella musica lo scorrere del tempo è relativo (e soprattutto è ciclico), resta una musica che sa trasmettere ancora emozioni ed è ancora attuale (ne sanno qualcosa i Dream Syndicate che hanno ripreso a  pubblicare dopo quasi 40 anni tornando al loro vecchio sound). E si parte proprio con la bellissima Say It! che apriva il loro primo album, un piccolo capolavoro di garage psichedelico che non sarebbe dispiaciuto ai R.E.M. di Murmur o Reckoning, chitarre languide e frizzanti sopra un tappeto ritmico tipicamente beat ed un refrain altamente contagioso, una naturalezza oggi quasi impensabile e non è da meno l’incedere brillante di The Raining Man, un pezzo così trascinante e vitale da sembrare fuori luogo per questi tempi bui (eppure bisogna pur credere che prima o poi finiranno). Ma ecco quella cover che proprio non ci aspettavamo, una tiratissima e quasi punk Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey dei Beatles, non sui livelli dell’originale ma come cover tanto di cappello, semplicemente devastante; una prima considerazione, questa musica è tutto un fiorire di colori, aromi e sensazioni che non possono non rimandare (e non potrebbe essere diversamente) ad un tempo che ormai appartiene al passato ma sia ben chiaro, almeno per quel che ci riguarda non c’è alcuna nostalgia, semplicemente parlare di musica (e non un semplice recensire) vuol dire anche questo; ed allora perdetevi nelle atmosfere psycho garage di Circle, una ballata senza tempo che sa di deserto, polvere, immagini in bianco e nero, cinema underground. A questo punto dovremmo fermarci per non cadere nel solito volantinaggio pubblicitario da cassetta della posta ma come si fa?? Un pezzo come She’s Going Out meriterebbe di comparire direttamente sulle pagine di una rivista come Rolling Stone e non certo su queste ben più umili e modeste, un pezzo cantato a due voci semplicemente stupendo, per armonizzazioni, lavoro corale ed un refrain che vi farà innamorare del primo palo della luce che troverete sul marciapiede, pezzo prevalentemente acustico  giocato tutto sugli intrecci armonici delle chitarre di scuola Dream Syndicate e come tutti gli incantesimi del momento destinato a finire. Nelle tracce risalenti al loro secondo album, Namby Pamby, le sonorità si fanno leggermente più “moderne” (per l’epoca ovviamente), forse appena più “pop” pur conservando le proprie radici in un suono anni 60, passiamo così dalle avvolgenti atmosfere di Till The Money Gone dai tratti quasi brit-pop alla più leggera e sognante Please Linda Talk ed ancora alle atmosfere elettriche ed adrenaliniche di Enough For You (quel pezzo perfetto che fonda insieme le sonorità dei migliori Smiths a quelle dei Dream S.). Il resto di questo doppio CD è tutto, ma proprio tutto, da scoprire e da gustare; nel 1988 vi avremmo detto di correre subito nel vostro più vicino negozio di dischi e di farlo vostro ma oggi? Oggi dobbiamo lasciarvi un link, ed è comunque un ottimo link (cosa non scontata), almeno sapete dove andare e sarà, quasi, come entrare in un vero negozio di dischi; Views-Mother Tapes Anthology 1986 / 1990 è più di un viaggio nostalgico, ma non dobbiamo dirvelo noi, ascoltate questi brani e ve ne renderete conto da soli; “parafrasando” (e neanche troppo) Giovanni Ferrario “questa è la nostra roba, se ti piace serviti pure, se no puoi andartene affanculo!” (da Roots!). Buon ascolto (qui).   

 

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