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Roots! n.41 novembre 2020

Unruly Girls-Epidemic

Autore: Unruly Girls

Titolo album: Epidemic

Anno: 2020

Genere: shoegaze, dream pop, industrial punk

Città: Benevento (IT)

 

 

Componenti:

Humbert Alison-chitarre, sinth, basso, piano, voce

Luigi Limongelli-programming, drum machine, noise

Etichetta: Dirty Beach

Formato: CD, digitale

Sito Web: https://unrulygirlsmusic.bandcamp.com/releases

Unruly Girls-Epidemic

by Simone Rossetti

Stiamo attraversando tempi difficilmente inquadrabili, tutto è obliquo, distorto da numeri, eccessi di parole, statistiche più o meno veritiere, la sensazione è quella di muoversi dentro a un nulla ma senza potersi librare in volo. Nell’attesa di tempi migliori e lasciando la follia a chi crede di guidarci la musica può essere una buona cura ai fini di una sopravvivenza consapevole e responsabile, soprattutto se ci si imbatte in album come questo. Intendiamoci, non aspettatevi miracoli, per sua natura un capolavoro non lo sarà mai ma c’è del buono, a partire da quell’osare e mettersi in gioco che ormai è qualcosa di alieno nella nostra cultura italica; Epidemic è soprattutto un album onesto e sincero (anche nei suoi limiti), è realizzato con cura e passione, un bel rischio e visti i tempi, un salto nel vuoto. Gli Unruly Girls arrivano da Benevento, sono un duo composto da Humbert Alison e Luigi Limongelli, quelli bravi direbbero “una realtà italiana”, lasciate perdere, la musica, quella fatta bene, non ha bisogno di nazionalismi, ed è proprio in questo infausto 2020 che decideranno di pubblicare per la Dirty Beach questo ultimo loro lavoro; ve lo diciamo subito, come tutte le cose fatte bene necessita di un minimo di tempo, un ascolto mordi e fuggi non sarà di aiuto né a voi né gli renderebbe il giusto merito. Atmosfere shoegaze e dream pop fine anni 80 primi 90 ma anche momenti più sperimentali con incursioni in beat pulsanti e nervosi di matrice rave industrial, ottime sonorità e ottimi gli inserti strumentali più “classici” come nella malinconica Chanson Massacre (splendida l’interpretazione e la voce di Maria Pia Santillo) introdotta dalle note dissonanti di un piano al quale subentra un morbido beat caldo e seducente; le atmosfere cambiano in Black Love, un elettro-garage attraversato da distorsioni e suoni fuzz di grande impatto, in No Wonder You Want Me Dead sembra di riascoltare i migliori Jesus And Mary Chain ma con un attitudine ben piantata nel presente, le atmosfere si rilassano nella bellissima Death In April, un piccolo fiore notturno, di quelli che preferiscono i raggi della luna a quelli del sole, ma bisogna dargli il tempo necessario di mostrarsi, molto bella anche la più solare Everyday A Dead Cat, un dream pop dalle sonorità elettroacustiche di grande fascino, e non male anche l’incedere industrial beat della traccia di apertura She Grew Up In A Shotgun Row con la partecipazione di Ronit Bergman in qualità di vocalist. Consentitemi a questo punto due considerazioni; la prima è che questo album si compone di 13 tracce e forse qui sta il suo vero ed unico limite, mantenere lo stesso livello qualitativo per tutta la sua durata non è semplice, alcuni brani spingono su territori più industrial-punk ma sembrano perdere di originalità (si tratta comunque di una interpretazione personale giustamente non condivisibile) o di restare in una “via di mezzo”, a questo punto meglio sarebbe osare il tutto per tutto, le qualità non mancano; la seconda considerazione è che finalmente si ascoltano dei brani che hanno un respiro internazionale, che poi possano piacere o meno è un altro discorso ma quello che si ascolta è Musica (quella con la M maiuscola), sia a livello compositivo che di produzione, sotto questo aspetto di meglio non era possibile fare. Qui su Roots! non siamo in dovere di pubblicizzare né di compiacere nessuno, Epidemic non è quel capolavoro che troverete nelle più blasonate riviste patinate ma è un ottimo album, con i suoi pregi e difetti certo, ma che ci sentiamo di consigliarvi perchè merita più di un banale ascolto “al volo”, e non è poco.

 

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