Roots! n.285 ottobre 2021

Underground Ritual I - (Various Artists)

Underground Ritual I – (Various Artists)

by Simone Rossetti

Una “compilation” (parola che in questo caso suona bruttissima) che sembra arrivare da un altro pianeta e della quale sappiamo ben poco e possiamo dirvi ancora meno, allora, vi starete chiedendo, perchè parlarne? La verità è che non lo sappiamo nemmeno noi, non logicamente, cosa che non tenteremo di fare né di vendervi come un prodotto da supermercato. Till è il nome dietro il quale si cela questo album, un’etichetta discografica molto underground di Tulsa, Oklahoma, come dire, da qualche parte, nel nulla; nome non nuovo da queste parti (ne avevamo già parlato qui) ma non sapremmo che altro dirvi e questo album (una compilation appunto) ci lascia ancora più spiazzati. Released June 5, 2021, basatevi su questo, che è già qualcosa, poi sulla musica, black-metal, atmospheric black-metal, melodic black-metal, raw black-metal, va bene, lasciate perdere, godetevelo e basta, e poi cosa c’è di meglio di una compilation sparata al massimo volume in uno di quei pomerriggi uggiuosi che sembrano non aver fine? (o in piena notte, con le cuffie, soli con voi stessi). Album che si apre con la funerea, bellissima e per solo piano Becoming One With The Crystalized Gods, degli ateniesi Borja; questo è solo l’input iniziale da qui in poi ci muoveremo liberamente seguendo solo il nostro istinto e la pancia. Raccolta che si compone di 17 tracce, tutte meritevoli ma accomunate da un’unica attitudine, quella di un black metal senza compromessi, peso, duro, violento ma anche “dolce”, malinconico, un qualcosa di “antico”, una purezza che affascina. Valdemar degli Under dall’incedere epico e drammatico, potente, un suono che non è all’altezza del brano ma va bene anche in questo sound da cantina; pestano durissimo i Wan con Night Of The Pagans, riff spartani ma devastanti, un pezzo di intensità “malefica” che ci ricorda i primi Mayhem, ma è solo un assaggio perchè Penumbral Romance degli Wintern Lantern (North Carolina) va ben oltre, doppia cassa a manetta, voci effettate e dilatate direttamente dalle più profonde viscere di questo mondo, uno scorrere potente ed oscuro ma anche compositivamente “libero”; si riprende fiato con la strumentale Aided By D£nadan dei Gul, un bel brano acustico ed arioso tutto giocato su malinconici arpeggi di chitarra dal sapore vagamente psichedelico d’altri tempi; The Temple Of Leaves dei torinesi (si avete letto bene) The Ghost Gardener è introdotta da un incedere più lento di scuola doom per poi esplodere in tutta la sua violenza ma anche melodia e con una sezione ritmica veramente notevole; pestano durissimo anche gli Alghol da Portland con la loro Blood Brew, un trash-black metal che non fa sconti a nessuno ed è notevole anche Caput Lupinum degli Stake Driver (Dayton, Ohio) con una qualità del suono di tutto rispetto, un bel refrain ed un solo finale di chitarra che è puro heavy metal al 100%. Come sempre niente lista della spesa, questo è un album che va scoperto secondo una “sensibilità”, momento ed approccio che non possono che essere personali. E’ ovviamente una raccolta “black metal” ma al suo interno vi troverete le più diverse influenze di stili, il che è un bene, peccato per il suono di alcune tracce che sembra uscire direttamente da un’audiocassetta registrata alla meno peggio in qualche parcheggio di un discount di periferia ma è questo che vogliamo sentire e non altro, non la plastica che ci spacciano quotidianamente. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Underground Ritual I – (Various Artists)

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

A “compilation” (a word that in this case sounds very ugly) that seems to come from another planet and about which we know very little and can tell you even less, then, you may be wondering, why talk about it? The truth is, we don’t know either, not logically, which we don’t we will try to do or sell you as a supermarket product. Till is the name behind which you hides this album, a very underground record label from Tulsa, Oklahoma, so to speak, from somewhere, in nothing; not a new name in these parts (we had already talked about it here) but not we would know what else to tell you and this album (a compilation in fact) leaves us even more confused. Released June 5, 2021, build on this, which is already something, then on the music, black-metal, atmospheric black-metal, melodic black-metal, raw black-metal, okay, forget it, just enjoy it, and then what’s better than a compilation shot at maximum volume in one of those gloomy afternoons that seem to have no end? (or in the middle of the night, with headphones, alone with you themselves). Album that opens with the funeral, beautiful and solo piano Becoming One With The Crystalized Gods, of the Athenians Borja; this is only the initial input from here on we will move freely following only our instincts and gut. Collection which consists of 17 tracks, all of them deserving but united by a single attitude, that of an uncompromising black metal, heavy, hard, violent but also “sweet”, melancholy, something “ancient”, a purity that fascinates. Valdemar of the Under with an epic and dramatic gait, powerful, a sound that is not at the height of the song but it is also good in this cellar sound; they beat the Wan with hard Night Of The Pagans, spartan but devastating riffs, a piece of “evil” intensity that reminds us of early Mayhem, but it’s just a taste because Wintern Lantern’s Penumbral Romance (North Carolina) goes much further, double case with throttle, voices effected and dilated directly by most deep bowels of this world, a powerful and dark flow but also compositionally “free”; he catches his breath with the instrumental Aided By D £ nadan of the Gul, a beautiful acoustic piece and airy all played on melancholic guitar arpeggios with a vaguely psychedelic flavor of others times; The Temple Of Leaves by Turin (yes, you read that right) The Ghost Gardener is introduced by a slower pace than doom school to then explode in all its violence but also melody end with a truly remarkable rhythm section; also beat Alghol hard from Portland with their Blood Brew, a trashy-black metal that doesn’t discount anyone and Caput is also notable Lupinum by Stake Driver (Dayton, Ohio) with a very respectable sound quality, quite a lot refrain and a single guitar power amp that is 100% pure heavy metal. As always, no list of the expense, this is an album that must be discovered according to a “sensitivity”, moment and approach that is not they can only be personal. It’s obviously a “black metal” collection but within it there you’ll find the most diverse influences of styles, which is good, shame about the sound of some tracks that seems to come out directly from an audio cassette recorded at least worst in some parking lot of a suburban discount store but that’s what we want to hear and nothing else, not the plastic that we have they peddle every day. From Roots! it’s all and as always good listening (here).

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