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Roots! n.76 gennaio 2021

Uncle Muff- From Nowhere To Nowhere
Uncle Muff-From Nowhere To Nowhere

Autore: Uncle Muff

Titolo: From Nowhere To Nowhere

Anno: 2020

Genere: alternative rock, psycho blues, folk, punk

Città: Treviso

Componenti: Luca Mantovani (voce, chitarra), Giovanni Sartori (basso, voce), Loris Sovernigo (tastiera, voce), Massimo Cavasin (batteria, percussioni) 

Etichetta: Schiavetti Records

Formato: CD

Sito web: https://www.facebook.com/uncle.muff.band/

Uncle Muff-From Nowhere To Nowhere

by Simone Rossetti

No, non siete sul set di Daunbailò (Down By Law) il bellissimo film di Jim Jarmusch uscito nel 1986, o forse si, misteri della musica. Quello che possiamo dirvi è che questo From Nowhere To Nowhere è un susseguirsi continuo di fotogrammi (se in bianco e nero o a colori dipende da voi) che andranno poi a comporre la pellicola finale; ve lo diciamo subito (a rischio di rovinarci, e rovinarvi, la sorpresa della recensione), è una musica che vi ruberà l’anima per seppellirla in un qualche non-luogo perso alla fine di questo fottutissimo mondo. Uncle Muff, quattro ragazzi di Treviso che nel 2019 per la Schiavetti Records rilasciano questo From Nowhere To Nowhere (disponibile in doppio CD, From Nowhere e To Nowhere), sonorità che fondono insieme musica acoustic-rock, blues e proto-punk a malinconiche melodie est-europee in uno stile molto vicino a Tom Waits e a certe sonorità più underground e sperimentali che rimandano ai primi anni 80; ma sapete anche che siete su Roots! dove non abbiamo bisogno di compiacere nessuno ma nemmeno pretendiamo di avere la verità in tasca, parliamo di musica e preferibilmente al di là dei propri gusti musicali o preferenze, poi tutto è discutibile, come è giusto che sia;  questa degli Uncle muff è grande musica, lo è per intensità, per potenza “visiva”, per il suo narrare, per farla breve ha quell’enorme “difetto” (ormai in disuso) che si chiama “creare” seguendo solo quello che dice la propria pancia, il proprio istinto, senza concessioni ad un facile ascolto da “visualizzazioni” o inseguendo il sogno di un qualche insulso passaggio televisivo, un rischio (quello del più abissale e deprimente anonimato) ma anche un rischio da correre se si vuole fare musica degna di questo nome (poi ciascuno fa la musica che vuole e crediamo meriti comunque rispetto). Niente lista della spesa, ci muoveremo casualmente fra questi fotogrammi in ordine sparso ben consci che solo un attento ascolto vi svelerà interamente il suo naturale scorrere, noi come sempre vi diamo un primo input per il resto toccherà a voi. Sorrow ad esempio, di una bellezza disarmante, un brano che potrebbe tranquillamente essere uscito dalla penna di Tom Waits, una voce, quella di Luca Mantovani, semplicemente bellissima, calda, sporca, potente, una voce nata per raccontare e che sa affondare il coltello nella ferita (cioè nella nostra anima) ma torniamo al brano, una malinconica melodia senza tempo che sa di vite perdute, di marciapiedi e di troppo di tutto, di una bellezza straziante che nella sua pur semplicità incanta al primo ascolto. Non è da meno (assolutamente da meno) The Last Call, seducente ed irresistibile, melodie acustiche che profumano di un lontano passato, magia pura, ci si innamora di Lei come se fosse la ragazza dei nostri sogni, quella che ci porterà inevitabilmente a lasciarsi abbandonare ad un fondo senza fine; c’è la più cupa e straniante Easy Wearing Face che sale lentamente di crescendo in crescendo in un gioco armonico di rara intensità, non c’è una singola nota che sia fuori posto anche se sembra più per una banale casualità del destino, e che dire della frizzante e più punk The Shell attraversata da strambe melodie che sembrano provenire da un altro mondo e che poi esploderanno in un refrain che sa di tante cose; c’è Hallo con il suo andamento triste e sbilenco, un tango solitario da ballare allo scadere del tempo massimo mentre fuori già si accendono le prime luci dell’alba, l’ultimo limbo di un lento svanire, ma c’è anche l’incedere infernale ed amfetaminico di The Doctor, sempre nella migliore tradizione di Tom Waits. Qui però dobbiamo fermarci, il resto (se dedicargli del tempo o meno) sarà una vostra scelta e verrà di conseguenza, consentiteci però un’ultima considerazione (che poi è la stessa che molti di voi si staranno ponendo), quante possibilità hanno gli Uncle Muff e questo loro From Nowhere To Nowhere? Proviamo a rispondere, da 0 a infinite, dipende sempre da cosa si intende per “possibilità” (e di questi tempi è un termine molto confuso), quello che conta è proseguire per la propria strada, una strada già segnata da queste tracce (e sarà molto difficile fare di meglio), dove porterà non è dato sapere, quello che sappiamo è che ha spessore, ha storie da raccontare, ha intuito ma soprattutto ha “tempo” (quello destinato a durare). Qui su Roots! non ci sono album “migliori o peggiori” (almeno non definibili con un semplice voto), non facciamo classifiche o “top album” ma quello che vi consigliamo è di godere di questa musica prima che anch’essa svanisca nell’oblio di questi tempi ed insieme a lei anche noi. Siete su Roots! che dalla fine di questo fottutissimo mondo vi augura, come sempre, un buon ascolto.

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