Roots! n.214 Giugno 2021

Umberto Vitiello-Temporada

Autore: Umberto Vitiello

Titolo: Temporada

Tracks: 1. Luz E Mel – 2. Mon Kilim – 3. Peul – 4. Bala Bala Blues – 5. Dahlak – 6. Namibe – 7. Afric Harmony – 8. Naif – 9. Temporada – 10. Selamat Siang

Anno: 2021

Genere: World music

Città: Il mondo

Componenti: Umberto Vitiello (all instruments), Priscilla (back vocal, lead vocal in Luz e Mel), Claudio Scozzafava (basso in Temporada, chitarre in Naif e Mon Kilim), Stefano Indino (fisarmonica in Namibe), Alessandro Golini (violino in Dahlak)  

Etichetta: Aventino Music

Formato: Digitale

Sito web: Umberto Vitiello 

 

Umberto Vitiello-Temporada

by Simone Rossetti

World music, ovvero musica dal mondo per il mondo, non il genere che ci è più congeniale (come si dice, tanto fumo e poco arrosto, non sempre ovviamente) ma sapete bene che qui su Roots! dei generi e stili ce ne freghiamo altamente, quindi, perchè no? Ed è davvero un bell’album questo Temporada di Umberto Vitiello (polistrumentista, compositore con una lunga esperienza alle spalle iniziata negli anni 80 ma soprattutto instancabile viaggiatore ed abitante del mondo), pubblicato per la sempre ottima etichetta italiana Aventino Music in un momento della nostra storia ancora tutto in divenire e da comprendere (e non basterà quel ritorno ad una presunta “normalità” alla quale molti sembrano ambire senza porsi domande), un mondo che forse avrebbe più bisogno di questa musica che di un benessere costruito a tavolino sulle nostre miserie. Non vi raccontiamo che sia un capolavoro (aggettivo discutibile) ma nel suo “genere” si tratta di un album suonato e registrato ottimamente e che riesce a dialogare attraverso un linguaggio universale, quel respiro che non conosce la parola “confine” ma sa di esperienze, di vita, di un confrontarsi ed aprirsi a tutto quello che ci circonda (ed agli “altri”), che poi il mondo non sia un granché lo sappiamo bene ma non è nemmeno tutto da buttare. Musica composta, scritta e suonata interamente da Umberto Vitiello (bravo, non il solito improvvisato “talento naturale” ma tanta esperienza), solo in alcuni brani si farà accompagnare da “amici di viaggio” più o meno occasionali, Claudio Scozzafava, Stefano Indino, Alessandro Golini e Priscilla (sua figlia); non stiamo cercando di vendervi “un prodotto” buono per l’usa e getta quotidiano, recensiamo e soprattutto parliamo di musica (due cose ben diverse) ed è per questo che vi diciamo subito che sono brani che richiedono un loro tempo (e non il nostro), alcuni saranno più di vostro gradimento, altri meno (ma vista la varietà è giusto così), alla fine è il viaggio che conta, un viaggio che terminerà senza una meta ma lasciando a voi il desiderio e la sorpresa di proseguire verso un oltre. C’è oriente, occidente e poi nord, sud e continenti, isole, arcipelaghi, terre ed oceani, noi partiamo dal “classico” e rassicurante blues di Bala Bala Blues, niente di nuovo si dirà ma compositivamente ed armonicamente è proprio un gran bel sentire, blues fin nel midollo eppure funziona meravigliosamente, Vitiello non cerca virtuosismi di sorta, anzi, è tutto molto sommesso, il minimo necessario ma il respiro di questa musica è quanto mai attuale; c’è la bellissima Dahlak dalle dolci e malinconiche atmosfere afro-orientali, una ricercatezza di suoni mai fine a se stessa e che molto liberamente si farà danza per la vostra anima; non è da meno la delicata Naif che profuma insieme sia di oriente sia di quei paesaggi sconfinati dell’America del nord. Breve considerazione, un album dove è necessario “entrarci” in punta di piedi, meglio aspettare che forzare i tempi ma siamo certi che alla fine non vi deluderà; ritmiche e percussioni afro (quasi un afro funky modulato sulle origini) in Peul e ritmi jazzati nella bellissima Afric Harmony trascinata dalle note di un’armonica a bocca e dalle magistrali tessiture basso-chitarra, poi c’è Luz E Mel alla quale Priscilla presta la sua voce (bella) anche se il brano suona un pò più “radiofonico” e forse fuori contesto rispetto al resto dell’album (ma non è un difetto e molti di voi, come noi, apprezzeranno a prescindere) ma qui concludiamo; l’input, speriamo quello giusto, ve lo abbiamo dato, il resto è (sarà) una storia che riguarda solo voi, quella possibilità in più, od in meno, che vi darete; e sulle note acustiche e “festose” di Namibe, da quella parte di mondo che seppur nella più totale miseria (quella materiale, la nostra è ben altra cosa) riesce ancora ad essere “viva”, noi vi lasciamo; Umberto Vitiello conosce quello che suona e lo fa con molta umiltà, con cura, una musica che sembra provenire da un altro mondo (mondi) e probabilmente lo è, tanto di cappello e da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).  

 

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