Roots! n.119 marzo 2021 Tom Waits – Bone Machine

Tom Waits - Bone Machine

Tom Waits – Bone Machine

by Simone Rossetti

Non temete, non morde, almeno non nel senso classico; Tom Waits è Tom Waits e qui potremmo anche concludere tanto qualsiasi altra parola sarebbe superflua ma poi cosa vi lasciamo da leggere? Tom Waits è la sua musica, una discografia sconfinata sempre in bilico fra jazz, blues, folk, musica da strada, istinto, un semplice narratore di storie, un poeta delle nostre umane miserie; nelle sue parole non c’è alcun riscatto, forse nemmeno il suo desiderio, si vive dalla parte sbagliata (una delle tante) e questo è quanto ma se un riscatto non è possibile allora che ci sia almeno “dignità”, sommessa poesia. Bone Machine (1992, Island Records) è solo un assaggio di Tom Waits ma ci ritorneremo su perchè la vita ed il suo scorrere hanno le loro esigenze, le loro necessità; una discesa negli inferi (umani), un blues satanico, uno spiritual perverso e malato, un suono scarnificato e destrutturato ridotto all’osso, una voce che sa essere “demoniaca” o “angelica” ma anche laddove le melodie si addolciranno e si faranno più malinconiche non ci sarà alcun paradiso ad attenderci/vi, resta  una delicatezza, una poesia, un saper scavare dentro l’animo umano che è pura Arte. Siete su Roots! dove cerchiamo di evitare le solite recensioni didattico-referenziali, qualche volta ci riusciamo, altre ci andiamo vicino, più spesso no ma è un rischio da correre, un modo per imparare, per inventarsi una lettura diversa, suonare un semplice blues ma come lo farebbe solo Tom Waits; “Eppure un blues è sempre un blues!”, verissimo, allora provate a digerire la bellissima Jesus Gonna Be Here, “Well, Jesus will be here, be here soon, he’s gonna cover us up with leaves, with a blanket from the moon, with a promise and a vow, and a lullaby for my brow, Jesus gonna be here, be here soon”; se non siete ancora convinti lasciatevi trasportare dalle note demoniache di Goin’ Out West, un R&B sporco e grezzo, una discesa dentro un inferno senza salvezza ma quanto immenso fascino “I’m gonna drive all night, take some speed, i’m gonna wait for the sun, to shine down on me, i cut a hole in my roof, in the shape of a heart, and i’m goin’ out west, where they’ll appreciate me, goin’ out west, goin’ out west” e siamo solo all’inizio. Bone Machine è un album che risale ad un “preistorico” 1992 e se non lo avete ancora capito è un album nel quale merita “entrarci” dentro, perdersi come unica via d’uscita; lasciatevi cullare dalla conclusiva That Feel, una malinconica e sbilenca ballata dove l’umano vivere si riassume in quella “strana sensazione” che non ti abbandona mai “But there’s one thing you can’t do, is lose that feel, you can throw it off a bridge, you can lose it in the fire, you can leave it at the altar, but it will make you out a liar, you can fall down in the street, you can leaveit in the lurch, well you say that it’s gospel, but i know that it’s only church, and there’s one thing you can’t lose, and it’s that feel, it’s that feel”. E’ lo stesso Waits che vi prenderà per mano accompagnandovi nei suoni caldi ed umidi di Black Wings, talmente bella che cercare una via d’uscita non avrà più alcun senso, così come nel contorto e deviato blues di Murder In The Red Barn con il suo semplice quanto intrigante refrain e le note di un banjo maledette fin dentro l’anima; ma c’è ancora il tempo per gustarsi Dirt In The Ground, uno spiritual senza tempo con la voce “roca e sgraziata” di Waits che qui raggiungerà livelli di intensità altissimi e c’è A Little Rain altra malinconica ballata nel suo stile più classico, solo piano, basso e voce, è quando il pubblico se n’è andato e si suona solo per se stessi, per la nostra anima, per quello che è stato, che non è stato e che non sarà più. “What does it matter, a dream of love, or a dream of lies, we’re all gonna be in the same place, when we die, your spirit don’t leave knowing, your face or your name, and the wind through your bones, is all that remains, and we’re all gonna be, we’re all gonna be, just dirt in the ground” (da Dirt In The Ground). Da Roots! è tutto e come sempre un buon ed infinito ascolto (qui o qui).

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