Roots! n.243 agosto 2021 Thy Heart Thine Kingdom

Thy Heart, Thine Kingdom-In The Garden Of Somer

Thy Heart, Thine Kingdom-In The Garden Of Somer

by Simone Rossetti

Ci siete arrivati, forse per caso od altro ma non mollate ora; “scovare” quest’album fra le centinaia di proposte black-melodic metal non è stato affatto facile ma alla fine ne è valsa la pena ed il perchè lo intuirete proseguendo nella lettura. Abbiamo trovato ottimi album, ottime band, una scena black ancora viva eppure sempre uguale a se stessa, musicalmente per capirsi, stesso approccio (un black metal 2.0), stessa attitudine, medesimo risultato; no, questo è diverso, è “antico” ma personale, quindi oltre, è devastante per bellezza e per quell’urgenza espressiva che sembra ormai andata persa (nel black melodic metal in particolare); un piccolissimo album del quale sappiamo poco o nulla ma in un panorama musicale asettico e di spessore quasi nullo questo è tanta roba, che poi i gusti siano i gusti va bene ma dategli (e datevi) quella possibilità in più che altrimenti nessuno vi darà. B.L. of Upir alla voce, Roanoke al basso, chitarra e piano, Palisade alla batteria; arrivano da Tulsa, Oklahoma e questo In The Garden Of Somer si può considerare il loro album di debutto, autoprodotto, pubblicato in un molto incerto mese di luglio di questo 2021 e sul quale non sappiamo dirvi molto di più (ad ogni modo vi rimandiamo qui Till). Ora vi starete chiedendo cosa mai può avere di così tanto di speciale un album che ad andar bene sarà ascoltato si e no da 100 persone, ve lo diciamo subito, a pelle, è un bell’album, diverso dagli altri e probabilmente figlio di un dio minore; a partire dal suono, sporco, ovattato, al limite dell’ascoltabile ma onesto, sincero, compositivamente “altro” ed “oltre”, un approccio di pancia totale, libero, senza concessioni o mediazioni “commerciali” ad un mercato (anche quello black) che tutto gestisce ed annichilisce. Lasciatelo semplicemente scorrere, anche perchè non sapremmo cosa altro dirvi, magari è un cesso totale (non abbiamo la pretesa di avere la verità in tasca) ma dategli una possibilità, perchè la musica, al di la di generi o preferenze, è sempre un qualcosa di molto personale e mai scontato; Introduction e Refrain (rispettivamente ad aprire e chiudere questo lavoro) ci portano fin dentro le viscere più nere e scure della nostra anima ma con una dolcezza e malinconia insostenibili, poche note di piano a tracciare una musica senza tempo, quella di un oblio che ineluttabilmente ci attende ma che qui assume tutto un altro “sentire”, prologo ed epilogo. Nel suo mezzo un esplosione incontrollata, primitiva, ancestrale, si, è black metal e di tale bellezza brucia e si consuma; Stanza I, Stanza II, Stanza III e Stanza IV; lo abbiamo detto, la registrazione è quella che è ma passerà subito in secondo piano ed alla fine non ci farete più caso, pestano duro questi Thy Heart, Thine Kingdom eppure non sembrerebbe, cioè si e lo si sente ma sembrano avvolti da un’aurea quasi mistica,”Dantesca”; 4 pezzi che sanno volare altissimo anche se va detto, compositivamente, non molto dissimili fra loro ma dilaniati da una malinconia e drammaticità talmente intensa da restarne affascinati; altra cosa, anzi due, una sezione ritmica (in particolare la batteria) che picchia come fosse l’ultimo giorno concessogli su questo mondo, niente di particolarmente tecnico od imprescindibile ma semplicemente così come dovrebbe essere, poi c’è la voce di B.L., fuori da qualsiasi schema o regola, inascoltabile? Forse, eppure ci sta tutta, anzi, è proprio lui che sembra prendersi sulle spalle tutto il peso di questa musica e non è cosa da poco. In The Garden Of Somer, forse più un concept album, forse altro, non importa, prendetelo per quel che è e senza chiedergli un di più che non potrebbe essere, basta ed avanza così (capirete da soli); se avrà un seguito? Chi lo sa, forse si, forse anche no, per il momento sparatevi questo In The Garden Of Somer ad un volume non quantificabile e non ponetevi altre domande (band di riferimento, stile, affinità di genere, post qualcosa, post nulla). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Thy Heart, Thine Kingdom-In The Garden Of Somer

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

You got there, maybe by chance or other but don’t give up now; “Find” this album among the hundreds of proposals black-melodic metal wasn’t easy at all but in the end it was worth it and why it was you will guess by continuing to read. We found great albums, great bands, a black scene still alive and yet always equal to itself, musically to understand each other, same approach (a black metal 2.0), same attitude, same result; no, this is different, it is “ancient” but personal, then beyond, it is devastating for its beauty and for that expressive urgency that now seems to have been lost (in black melodic metal in particular); a very small album of which we know little or nothing but in an aseptic musical panorama of almost zero thickness this is a lot of stuff, that then the tastes are the tastes okay but give it (and give yourself) that extra chance that otherwise no one will give you. B.L. Of Upir on vocals, Roanoke on bass, guitar and piano, Palisade on drums; they come from Tulsa, Oklahoma and this In The Garden Of Somer can be considered their debut album, self-produced, published in a very uncertain month of July of this 2021 and about which we do not know tell you much more, in any case we refer you here Till. Now there you may be wondering what on earth can be so special an album that will go well listened to on and off by 100 people, we tell you right away, on the skin, it’s a beautiful album, different from the others and probably the son of a lesser god; starting from the sound, dirty, muffled, at the limit of the audible but honest, sincere, compositionally “other” and “beyond”, a total belly approach, free, without concessions or “commercial” mediations to a market (including the black one) that manages everything and annihilates. Just let it flow, also because we don’t know what else to tell you, maybe it’s a total toilet (we don’t pretend to have the truth in your pocket) but give it one possibility, because music, beyond genres or preferences, is always something very much personal and never predictable; Introduction and Refrain (respectively to open and close this work) bring us into the blackest and darkest bowels of our soul but with a sweetness and unbearable melancholy, a few piano notes to trace a timeless music, that of oblivion which inevitably awaits us but which here takes on a whole other “feeling”, prologue and epilogue. In its means an uncontrolled, primitive, ancestral explosion, yes, it is black metal and of such beauty it burns and wears out; Room I, Room II, Room III and Room IV we said it, registration is what it is but will immediately go into the background and in the end you will not notice it anymore, they beat hard these Thy Heart, Thine Kingdom and yet it would not seem, that is, yes and you can hear it but they seem wrapped in an almost mystical aura, “Dantesque”; 4 pieces that know how to fly very high even if it must be said, compositionally, not very dissimilar to each other but torn apart by a melancholy and drama so intense as to be fascinated by it; another thing, or rather two, a rhythm section (in particular the battery) that beats as if it were the last day granted to him on this world, nothing particularly technical or essential but simply as it should be, then there is the voice of B.L., outside any scheme or rule, unlistenable? Perhaps, yet there is everything, indeed, it is it is he who seems to be carrying all the weight of this music on his shoulders and it is not a trivial matter. In The Garden Of Somer, maybe more a concept album, maybe more, it doesn’t matter, take it for that that it is and without asking him for something more that it could not be, it is enough and advances like this (you will understand for yourself); self will it have a sequel? Who knows, maybe yes, maybe not, for the moment shoot yourself this In The Garden Of Somer to a volume that is not scientifically quantifiable and do not ask yourself other questions (band of reference, style, gender affinity, post something, post nothing). From Roots! it is everything and as always good listening (here).

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