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Roots! n.220 luglio 2021

TheRivati-Napoli Folk Blues Volume 1

Autore: TheRivati

Titolo: Napoli Folk Blues Volume 1

Tracks: 1. Pigliate Stu Blues, 2. Sorellì, 3. Tengo Nu Problema, 4. Hai Ragione Tu, 5. Blues Vecchio

Anno: 2021

Genere: Blues, folk blues

Città: Napoli

Componenti: Paolo Maccaro (voce, armonica, testi), Marco Cassese (chitarre), Alfonso La Verghetta (Hammond in Hai Ragione Tu), Gianluca Falasca (archi in Sorellì)

Etichetta: Fumo / Believe Italia

Formato: Digitale                         

Sito web: TheRivati 

 

TheRivati-Napoli Folk Blues Volume 1

by Simone Rossetti

Vecchio blues, suona per lei, dille che l’amo e che per lei morirei. Portale, l’anima mia sopra le note che per lei sono nate e se le avrà, allora ti prego falla innamorar” (da Blues Vecchio)

Napoli, Mississippi (si, avete letto bene e per il momento basta ed avanza). Recensiamo album (è quello che dobbiamo fare) ma non solo, soprattuttto parliamo di musica, molto serenamente e liberamente, senza la presunzione di avere la verità in tasca e ben consapevoli di possibili errori o mancanze, un rischio da correre se non ci si vuole accontentare di un semplice e più accomodante copia-incolla ma è un rischio che corriamo volentieri e che è un pò la nostra bussola. I TheRivati sono Paolo Maccaro alla voce, armonica e testi e Marco Cassese alle chitarre, una storia alle spalle (è del 2013 il loro album di debutto #Black) di tutto rispetto e provengono da quella Napoli che si affaccia proprio sul delta di un grande fiume, il Mississippi, tranquilli, c’è anche il Vesuvio ed è sempre lì, nello stesso posto dove vi aspettereste che sia. Più seriamente (ma nemmeno poi troppo) il blues (ma anche il jazz) sta a Napoli come “i’ panino co’i lampredotto” sta a Firenze (e da “critico musicale” lo dico con una certa invidia ma, come si suol dire, a ciascuno la propria arte), gli esempi non mancherebbero ma in quest’occasione preferiamo non farli, c’è un tempo (c’è stato) e c’è questo, diverso, altro, ancora in divenire; Napoli Folk Blues Volume 1, Ep pubblicato dalla Fumo / Believe Italia in questo ancora incerto 2021 e già dal titolo potrete intuire che è solo un primo assaggio al quale dovrebbe seguire il “classico” Volume 2 (peccato perchè avremmo preferito ascoltare quest’album in tutta la sua interezza ed un motivo c’è); Ep nato nel periodo di lockdown, quasi un bisogno, una necessità, quel ri-trovarsi in una dimensione più acustica, “povera”, essenziale, umana (con tutti i suoi demoni). Per capirsi, non aspettatevi un improbabile capolavoro da classifica (sempre che siano mai esistiti capolavori da classifica) ma un buon album onesto e sincero si, anche più che buono ma con due “limiti” (ovviamente sono solo considerazioni che vanno prese per quello che possono valere, cioè zero, ciascuno arriverà da solo alle proprie conclusioni); il primo, la mancanza di quell’osare in più che il blues richiede e che è nelle possibilità di questi ragazzi (tradotto, scavare nelle note fino a farsi sanguinare le dita nonché l’anima); il secondo, “tecnico”, l’uso della lingua come forma di comunicazione, i TheRivati hanno scelto, se giustamente o meno non spetta a noi dirlo, il napoletano (ad esclusione di una traccia con testi in italiano), non una forma dialettale o più semplicemente una variazione di “accento” come probabilmente poteva esserlo (immaginiamo) quello di Robert Johnson rispetto ad un ascoltatore di Chicago ma una “lingua” a tutti gli effetti, quindi “territoriale, circoscritta”; detto questo ciascuno è libero di esprimere se stesso e la propria arte come meglio crede e punto. La musica, Napoli Folk Blues Volume 1 è stato veramente una bella sorpresa, un bel sentire, musicalmente, compositivamente e come testi, tanto di cappello; Pigliate Stu blues e Blues Vecchio (rispettivamente la traccia posta in apertura ed in chiusura) sono due pezzi acustici nel più classico delta-blues (o blues rurale, per capirsi quello di Robert Johnson, Son House o Skip James), entrambi sorretti dai giri di armonica di Paolo Maccaro e dalle note acustiche della chitarra di Marco Cassese ma mentre Pigliate Stu blues suona più “sbarazzina” e leggera è la seconda (unica traccia con testo in italiano) a mostrare quanto il blues sia ancora meteria viva e plasmabile indipendentemente dalle coordinate geografiche e da un presunto “colore”, bastano pochi (ma buoni) accordi di chitarra (in questo caso resofonica) accompagnati da un bel testo, non serve altro ed ecco allora che un pezzo come Blues Vecchio si trasforma in un piccolo capolavoro armonico (ascoltatevi le sfumature melodiche della chitarra di Cassese, non cosa da poco); una considerazione però la dobbiamo fare (altrimenti che parlare di musica sarebbe?), la voce di Paolo Maccaro, ci stà tutta. “suona” onesta e simpatica ma non è ovviamente quella di un Robert Johnson, di un John Lee Hooker o di un Muddy Waters (ad ogni modo non è da considerarsi un difetto), semplicemente è una “voce” diversa, ovviamente (timbricamente) “bianca” ma che  si presta comunque “dignitosamente” a queste sonorità. Dalle sonorità delta-blues si passa ad un folk blues più “moderno”, almeno negli arrangiamenti, della bellissima Sorellì (con la partecipazione del bravissimo Gianluca Falasca agli archi), malinconica e tenera come quei giorni fatti di assenze, un pezzo che riesce a scaldare l’anima e dal quale non vi separerete tanto facilmente, semplicemente bella. C’è il soul-blues elettroacustico di Hai Ragione Tu impreziosito dalle note dell’Hammond di Alfonso La Verghetta, un intro da paura che darà il via ad un lento crescendo dalle atmosfere sixties veramente notevole; e si conclude con il folk blues della più “spensierata” Tengo Nu Problema, un pezzo bello tosto anche se forse troppo debitrice di quella “scuola napoletana” anni 70/80 (Pino Daniele fra tutti, non è una critica) che ha segnato un epoca. Oggi, oggi ci vuole un bel coraggio a ri-proporre questo genere di musica (il blues) così come è nato più di un secolo fa ed in una lingua certo non accessibile a tutti, un coraggio che a questi ragazzi non manca e sembrano esserne ben consapevoli ma in fondo non c’è alcun rischio (tanto si sa che il mercato da classifica guarda altrove) è solo una bella cosa, quella bella cosa da fare; in attesa di un Volume 2 (che speriamo non ci deluda, anzi, che sappia spingersi anche oltre) vi salutiamo e da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).  

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