Roots! n.331 dicembre 2021 The Unclaimed

The Unclaimed - Primordial Ooze Flavored

The Unclaimed – Primordial Ooze Flavored

by Tommaso Salvini

Perché il garage rock è arrivato illeso fino ai nostri giorni? Perché c’è sempre stato, dai primi dischi di metà anni ’60 fino ad oggi, chi lo ha sempre praticato? Perché si sente la necessità di ristamparne i documenti, anno per anno, dai più noti, ai più dimenticati, passando per i più famigerati? La risposta la ottengo dal titolo di questo debutto a 33 giri degli Unclaimed, datato 1983 e oggi finalmente ristampato dalla Teen Sound Records/ Misty Lane Records: Primordial Ooze Flavored, e cioè “melma primordiale (in questo caso “aromatizzata” per pugno e volontà dagli Unclaimed”. La melma, e cioè la terra, come principio di vita sul pianeta, terra che si fa melma poiché bagnata dalla pioggia: acqua, altro elemento che scatena e alimenta la vita. C’è sempre stato qualcosa di primitivo nel genere garage che lo ha sempre legato per forza di cose alla storia del genere umano: il suono del fuzz che ne sottolinea il lato selvatico, quella ritmica che ne descrive il lato ferino, quel cantato sgarbato che ne disegna il lato più spontaneo, l’obbligatorio organo Hammond che, slanciato, ne scrive la poesia. Giustamente riesumato dai meandri del tempo e, correttamente, riproposto alle masse nel 2021, questo Primordial Ooze… rientra perfettamente nella descrizione fatta poco più sopra: selvatico, ferino, sgarbato, spontaneo e poetico; aggiungo anche a bassa risoluzione, per amore di cronaca, e, per il periodo, rinnovato nello stile. Non si pensi infatti che questo album, catalogato nel “Garage Punk Revival” degli anni ’80 da chi ha un bisogno di storicizzare ogni cosa (il garage, opinione del tutto personale, non si è fermato nei Sessanta ma ha continuato anche nei Settanta con formazioni più manifeste negli intenti come i Flamin’Groovies e in modo più “nascosto” in formazioni proto o più direttamente punk rock, come Die Electric Eels, Stooges, Frankenstein, Dead Boys…), sia solo una riproposizione fedele e devota del genere: una versione aggiornata e arricchita da una decina di anni di ascolti “altri” rispetto a chi, di questo genere, fu iniziatore. Gli echi beat dell’iniziale Lost Trails, poi arricchiti dai commenti surf di una chitarra smaliziata; il minaccioso incedere punk rock della caustica No Apology, il primitivismo garage di Ugh che però si rilassa in un fraseggio di chitarra in odore di jingle jangle (si rifletta, tuttavia, sul titolo del pezzo: un chiaro richiamo al cavernicolo, l’essere umano che si sveste dei suoi panni moderni, della tecnica e riacquista i suoi trascorsi, rivivendo nel garage i suoi rituali pre-pagani…). La ripresa dello standard Elephant Walk (qui rinominata in un cool slang Phunt Walk) è una delle migliori che io abbia mai sentito insieme a quella dei King Crimson in Discipline. Ci si riaffaccia quindi, in una ritmica punk, nel garage rock spietato di My Kind, per poi scivolare nel garage decadente, talmente decadente da trasformarsi in un blues del Delta, di Hidden Truth, dove una triste armonica accompagna una mesta marcia inesorabile verso la fine. Quindi un disco che testimonia quanto il garage sia un organismo capace di adattarsi, prendere elementi da ciò che lo precede, lo circonda e anche ciò che genera, per integrarli nel suo tessuto, diventare più forte (cioè rinnovarsi per continuare a essere comunicativo) e resistere nei decenni: una palese dimostrazione, nei fatti, di quanto si debba sempre tenere di conto di questo sottogenere ogni volta che ci si approcci ad un discorso sulla musica suonata in genere. Brava la Teen Sounds per aver reso di nuovo disponibile questa perla e, in particolar modo, grazie agli Unclaimed per averla concepita. Buon ascolto (qui o qui).

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