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Roots! n.24 ottobre 2020

The Smiths-The Smiths
The Fuzztones-Lysergic Emanations

The Smiths-The Smiths

by Simone Rossetti

Correva l’anno 1984 quando gli Smith pubblicarono il loro primo, omonimo album, e fu davvero un bell’anno, di quelli che resistono al trascorrere del tempo, ai cambiamenti climatici, alla follia quotidiana e alle sue miserie. The Smiths è stato l’equivalente di una ragazza che vi prende per mano e vi fa uscire di casa a scoprire il mondo, ce n’è e avanza per una vita intera. Dio li fa e poi li accoppia (anche scoppia ma questo qualche anno più tardi) si potrebbe dire a proposito di Morrisey (voce), Johnny Marr (chitarra), Andy Rourke (basso) e Mike Joyce (batteria); sarebbero esistiti gli Smiths con Morrisey senza Marr? O con Marr senza il basso di Rourke? Crediamo di no, c’è qualcosa che va oltre la semplice combinazione di elementi, non è una somma che fa il totale. Si, erano anni in cui spopolava la “new-wave”, c’era il post-punk, il primo sinth-pop, gli echi lontani del punk, la no-wave, la NWOBHM, ma non c’erano ancora gli Smiths, non c’era ancora questo “suono”; può sembrare una cosa banale ma svegliarsi da un giorno all’altro e scoprire un qualcosa di totalmente “straniante” eppure confidenziale, una vertigine di suoni e sensazioni che si fanno colori mai visti prima, non è cosa da poco. The Smiths non è un album “facile”, lo può sembrare ad un primo banale ascolto ma non lo è, non lo è nei testi, nelle composizioni, nel suono; è solare, è malinconico, è ipnotico, è punk e pop ma allo stesso tempo senza essere nulla di tutti questi. La traccia che apre il lato A è un piccolo capolavoro proveniente da chissà quale galassia remota a noi sconosciuta, Reel Around The Fountain, le polemiche e censure sul testo preferiamo lasciarle ai “pezzenti” delle vite altrui, qui si guarda oltre, segue un altro piccolo capolavoro, You’ve Got Everything Now, più ritmicamente sostenuta ma anche più amara e venata di quella ineluttabilità del vivere che si fa assuefazione e tristezza; Miserable Lie parla di rapporti di coppia e della loro fragilità, parte molto dolcemente ma si indurisce nel suo scorrere fino ad avvicinarsi ad un quasi-punk, si passa alla bellissima Pretty Girls Make Graves, non è il solito brano strofa-ritornello-strofa ma si distende malinconica e leggera sulla voce di Morrisey e gli arpeggi di Marr, altro brano tipicamente Smithsiano è This Charming Man con un intro irresistibile e un andamento trascinante e sensuale; c’è la più dura What Difference Does It Make? un pezzo dolce amaro sulla fine di una relazione, sulle sue difficoltà, è un brano intenso, non semplice, a seguire I Don’t Owe You Anything, di quella tenerezza che riscalda l’anima seppur nella sua infinita tristezza “Life is never kind life is never kind”, ma è qualcosa che in certi giorni serve ed infine a chiudere l’album Suffer Little Children, una storia di cronaca nera che sconvolse Manchester nei primi anni 60, le melodie sono malinconiche e sognanti ma riversano nei solchi tutta la loro amarezza. The Smiths non è un album “semplice” ma è un album di rara bellezza, ovvio che ad ascoltarlo o ri-ascoltarlo oggi la percezione del “suono” sia diversa, potrebbe sembrare un pò datato (ed è vero) ma conserva una sua freschezza compositiva come pochi altri album; fu solo un inizio, seguiranno altri album e altri successi, poi odi reciproci, l’inevitabile fine e strade diverse; sembrerebbe un classico ma nel frattempo il mondo era cambiato da come lo avevamo visto per la prima volta. (qui)

 

The Fuzztones-Lysergic Emanations

by Simone Rossetti

Guardate bene quel voto, perchè anche un dieci alla fin fine è semplicemente un voto come un altro, ma questo non è un dieci matematico, è un dieci alla gioia, al piacere carnale e spirituale di questa musica, un dieci alla vita e alle cose buone che ci accadono (quando capitano), e i Fuzztones sono una di queste cose buone. Si formarono agli inizi degli anni ’80 nel Lower East Side di New York, Rudi Potrudi (voce chitarra) e Deb O’Nair (tastiere) ne furono i membri fondatori (nonchè compagni di vita), dopo un primo singolo Bad News Travels Fast del 1984 arrivarono alla pubblicazione del loro primo album (1985) questo Lysergic Emanations; enormemente sottovalutati dalla solita critica di settore, considerati scarsamente originali se non addirittura accusati di plagio, cosa che a noi non ce ne può fregare di meno perchè sappiamo godere delle cose semplici, oneste, fatte con passione e se poi le sonorità sono questo garage punk intriso di psichedelia e perversamente malato, grezzo e sporco, che sia pure, perchè non chiediamo di meglio. Fuzz, un particolare effetto di distorsione generalmente usato su chitarra, in molti lo usano, in molti lo usano bene e molti altri lo usano male, ma fatelo lavorare in coppia con due chitarre Vox Phantom, e se poi si chiamano The Fuzztones un motivo ci sarà; ed è per questo motivo che lo porterete sulla vostra isola deserta al posto di un album dei Pink Floyd, dei Genesis, dei Metallica o di un qualsiasi altro multi blasonato album, perchè anche su un isola deserta c’è bisogno di vita, di un suonaccio sporco e malato ma quanto mai terreno che ci ricordi che finchè questa vita c’è ancora è necessario viverla, e come tutte le cose verrà anche il tempo di mollare ma quel giorno lo faremo alla grande; già dall’artwork con chiari riferimenti ai film horror anni ’60 ma in versione molto più trash si capisce che qualcosa non va, anzi, che va; rispetto alle immagini patinate della new wave di quel periodo i Fuzztones ti gettavano direttamente in faccia questo vomito verde e paludoso proveniente da chissà quale preistoria, per non parlare del suono; ovviamente “rifiutati” da un contesto storico musicale nel quale non c’entravano nulla ma ben accolti da chi si era rotto di tutti questi lustrini, e non erano pochi. Da qui inizia l’ascolto di questo lavoro ed inizia alla grande con 1-2-5, una cover dei The Haunted risalente al 1962, ma totalmente reinterpretata secondo questo stile selvaggio e zuppo di psycho-garage, la voce di Protrudi da quel tocco proto-punk (alla Stooges per intendersi) ma è tutto il brano che ci guadagna sia come “musicalità” che come potenza, Gotta Get Some è un altra cover, questa volta dei Bold, bello anche l’originale, ma qui il suono si fa più moderno, leggermente più sostenuto tra riff pesanti e colate di Hammond; un altra cover Journey To Tyme (dei Kenny And The Kasuals) dai sapori tipicamente beat con tanto di cori e chitarre psichedeliche ma la migliore sarà la successiva Ward 81, brano originale che sembra appena uscito da un film horror di serie B ma di grande impatto, il refrain è micidiale, un vero colpo di genio; se non fossero esistiti andavano inventati (parole sante), ed ecco la leggendaria Strychnine introdotta dalle note funeree dell’Hammond per poi partire a mille ricorandoci i buoni e vecchi Ramones; a chiudere il lato A ci pensa Radar Eyes  una cover dei Godz perversa e allucinata; sul lato B si torna a pestare con Cinderella dei Sonics, pezzo tirato a lucido (si fa per dire) per l’occasione, una scarica adrenalinica, impossibile restare insensibili; Highway 69 originale sino al midollo, chitarre e Hammond in primo piano, refrain appiccicoso come una bubblegum, a seguire Just Once una ballata crepuscolare stile spaghetti-western, ancora tanta classe e inossidabile passione, si resta su toni più notturni anche nella successiva She’s Wicked mentre si torna sul classico beat-garage ‘60 con As Time’s Gone dalla pronta presa e un buon refrain che da solo fa spiccare il volo al brano, e siamo così arrivati al pezzo che chiude l’album Living Sickness cover dei Calico Wall, qui devo ammettere che acquista in potenza ma perde quell’alone di follia contorta e malata che aveva l’originale ma non dimentichiamoci che stiamo parlando comunque dei Fuzztones; nella loro musica non è prevista alcuna implicazione socio-politico-psicologica se non quella di divertirsi e far divertire, e non è poco. Album consigliatissimo a prescindere, con una dovuta precauzione per l’acquisto, che si tratti di vinile o CD controllate sempre la scaletta dei brani in quanto l’album “originale” è stato ristampato più volte anche a cadenza ravvicinata con l’inserimento di nuove tracce ed una diversa numerazione; detto questo l’isola deserta può anche aspettare mentre questo Lysergic Emanations è più che mai fondamentale per sopravvivere in questo fottuto e contorto mondo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

       

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