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Roots! n.92 febbraio 2021

The Procrastinators-Wah Tah

Autore: The Procrastinators

Titolo: Wah Tah

Anno: 2019

Genere: garage-punk, psy-beat, surf music

Città: Bologna

 

Componenti: Leslie Paul (chitarra, voce, percussioni), Lady Paganhate (basso, voce, percussioni), Lor Damage (batteria, percussioni, sinth) 

Etichetta: Rocketman Records

Formato: musicassetta, digitale  

Sito web: https://www.facebook.com/theprocrastinators666/

The Procrastinators-Wah Tah

by Simone Rossetti

Diciamolo subito, per chiarezza d’intenti e per “illuminarvi”, questo paese non è fatto (a differenza di quanto ci vogliono far credere) di sola “musica” trap (e di chi gli gira intorno) ma ci sono un’infinità di ottimi gruppi (ed etichette indipendenti) che ostinatamente (ed immaginiamo anche con “rimessa”) cercano di andare avanti per la loro strada proponendo qualcosa di originale che si può ancora chiamare musica; si tratti di punk, elettronica, jazz, classica contemporanea, alternative-rock, hardcore o quello che vi pare non importa, è sempre bello sapere che non tutto si riduce ad un qualche insulso ritornello da spot televisivo o per qualche stazione radiofonica ad encefalogramma piatto. Questo per anticiparvi quanto andrete ad ascoltare (e se non lo farete verremo a prendervi per le orecchie), non commettete l’errore di sottovalutare questo Wah Tah, Ep di debutto dei bolognesi The Procrastinators pubblicato nell’ormai lontano settembre del 2019 per la Rocketman Records (altra validissima etichetta indipendente italiana) e disponibile sia in musicassetta (sempre consigliata) che in formato digitale (sempre sconsigliato ma se non c’è altro si fa con quello che passa il convento); Leslie Paul alla chitarra e voce, Lady Paganhate al basso e voce ed infine Lor Damage alla batteria, attenzione, parliamo di un semplicissimo quanto mai grezzo e sporco garage-punk con influenze surf-beat anni 60 suonato come dio comanda e veramente eccellente ma non è questo il punto, al suo interno ci sono almeno un paio di pezzi che potrebbero essere dei piccoli capolavori, anzi, probabilmente lo sono e sapete bene quanto diffidiamo di questo termine. Ma iniziamo da un principio, prelevate Johnny Rotten dai Sex Pistols e mettetelo dentro una band che suona un sudicio ed amfetaminico garage-punk dalle reminescenze anni 60, il risultato (vero e devastante) sarà questa Ufo Sadness, traccia di apertura che non fa sconti a nessuno, viscerale, sanguigna, degna erede di un suono altrimenti destinato all’oblio, e si prosegue con l’altrettanto tiratissima e sferragliante White Hood (On His Head) con l’ottimo refrain che vede a fare da contrappunto vocale la splendida (per intensità e per approccio) voce di Lady Paganhate, cosa che risalterà ancor di più in quel primo piccolo capolavoro che è Lady’s Well, uno psycho-beat che non fa prigionieri, una mid-tempo dove fuzz e distorsioni sostengono il drammatico canto di Paganhate, non la classica bella voce ma qualcosa di più, una sirena notturna che ammalia le viscere dell’anima e riesce ad incresparsi raggiungendo vette altissime, semplicemente immensa, tanto di cappello. Mantra è un bel desert rock dalle atmosfere psichedeliche ed ammorbanti, un crescendo che lentamente sfocerà in un adrenalinico finale. Di scuola hardcore è invece la velocissima Cranck, sezione ritmica serrata e sempre tanta passione, ma c’è anche l’atomico psycho-billy di Ok Day, il secondo piccolo capolavoro dove a fare la differenza sarà sempre la voce di Paganhate e c’è poco da dire, quando subentra il cambio di ritmo non ce n’è per nessuno, a chiudere questo lavoro Procrastination, traccia che torna a spingere il pedale dell’acceleratore su territori più punk ma con intuizioni psycho-garage veramente notevoli che rendono il brano mai banale o scontato. Lo sapete bene, qui su Roots! non consigliamo (al limite suggeriamo), preferibilmente parliamo di musica cercando sempre di andare oltre ai propri gusti e preferenze personali e questo Wah Tah, piccolissimo album di sudicissimo garage-punk, ha tutte le qualità per sorprendervi e portarvi oltre questi tempi bui (di virus e anche di tutto il resto); in attesa dell’uscita (a breve?) di un loro primo album vero e proprio potete ascoltare i The Procrastinators qui, non dovete far altro che rispolverare il vostro vecchio mangianastri che tenete chiuso nell’armadio del dimenticatoio e girare la manopola del volume fin dove sia possibile arrivare, al resto penseranno loro. Da Roots! e da queste malsane e putride paludi è tutto e come sempre buon ascolto.

 

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