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Roots! n.79 gennaio 2021

The Mummies-Never Been Caught

The Mummies-Never Been Caught

by Simone Rossetti

Si si, assurdi quanto vi pare, con un suonaccio rabberciato oltre ogni limite, uno stile compositivo discutibilissimo, un’attitudine ed un approccio totalmente fuori da qualsiasi logica, eppure, lasciatecelo dire, una grandissima band. E’ vero, qui su Roots! parliamo di musica a 360° ed al di là di personali preferenze di genere o di stile ma è anche vero che al cuore non si comanda e quando capita di recensire “inutili” album come questo non resistiamo. Prendeteci pure per folli ma in questo sporchissimo suono (non casuale ma voluto per scelta e senza compromessi) c’è l’essenza stessa del rock’n roll, del rock, la sua matrice più pura; dopo aver ascoltato il primo brano  probabilmente verrete assaliti dalla voglia, giustificata, di distruggere il vinile (o il CD, questo però edito solo successivamente), ma va benissimo così, nessun problema, il bello della musica è proprio questo e nessuno qui su Roots! pretende di avere la verità in tasca. I Mummies, band a dir poco anacronistica formatasi sul finire degli anni 80 a San Bruno (California) e composta da Maz Kattuah al basso, Larry Winther alla chitarra, Trent Ruane alla voce, organo e sassofono ed infine Russel Quan alla batteria; Never Been Caught, primo ed unico album a loro nome ed uscito già postumo (praticamente si sciolsero poco prima), siamo nel 1992, strumentazione  di seconda mano, totale rigetto verso qualsiasi forma tecnologica più moderna, registrazioni assolutamente monofoniche e “vestiti” delle classiche bende da “mummia”, questi sono (erano) i Mummies, ed aggiungiamo, semplicemente immensi. Per e grazie a loro è stato coniato il termine “budget rock” ed il perchè lo intuirete facilmente quando metterete a girare questo fottutissimo vinile sul piatto del vostro stereo; 17 tracce delle quali solo 8 originali, le altre sono cover di brani anni 50 e 60 ma vi assicuriamo che non ve ne accorgerete nemmeno e poi chi se ne frega; un garage punk-rock sanguigno e devastante come non vi capiterà mai più di ascoltare, prendete gli Stooges ed affogateli in un caos sonoro di primitiva ed inaudita violenza come il grido che introduce la splendida Stronger Than Dirt, un rock’n roll talmente sudicio da essere quasi inascoltabile, riff martoriati oltre oltre ogni limite e sezione ritmica ridotta all’osso ma precisa e potente, o il tiro alla Ramones di Come On Up, distorsioni e feedback a manetta con il solo alla chitarra di Winther che sembra provenire direttamente dagli anni 50, c’è il blues alcolico di Rosie talmente “vero” che in confronto i Rolling Stones fanno la figura di “bambinetti”, ed in quanto a rhythm and blues non è da meno la splendida Skinnie Minnie dove sembra di avere davanti uno scatenatissimo Chuck Berry; e se non ne avete ancora abbastanza è il momento di lasciarvi travolgere dall’immensa She Lied, ritmo sfrenato che si apre ad un refrain in pieno stile punk ma con un approccio sempre rivolto al passato, o dal lanciatissimo e deragliante rock’n roll di Justine. A questo punto anche noi di Roots! ci chiediamo se tutto questo abbia un senso, non lo sappiamo e non ci interessa saperlo, sarebbe come starnutire sulla tela della Gioconda e allora scoppiamoci la distorsissima Shut Yer Mouth, veleno e miele per le orecchie o l’esplosiva Jezebel, davvero tanta roba, così come non ci stancheremo mai di ascoltare e riascoltare l’adrenalinica Sooprize Package For Mr. Mineo; siamo contorti e malati? Si, ma soprattutto affamati di rock’n roll suonato con il cuore e le budella, nudo e crudo e senza bisogno di abbellimenti o stronzate varie. Se trovate il vinile in qualche cassonetto dell’indifferenziata buttatevici dentro e fatelo vostro, se poi non volete sporcarvi nel 2002 sempre la Telstar lo ha ripubblicato su CD (Fuck C.D.s! It’s…The Mummies) con il consenso degli stessi Mummies e l’aggiunta di 5 tracce, e qui chiudiamo perchè probabilmente non ne avrete più (e non ci leggerete nemmeno più) ma questa musica è, e resterà, la via maestra. Come sempre buon ascolto, ma questa volta monoaurale. (qui)        

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