Roots! n.271 settembre 2021

The Jesus And Mary Chain-Psychocandy

The Jesus And Mary Chain-Psychocandy

by simone Rossetti

Un album che non avrà certo cambiato la storia della musica rock (vero solo in parte) ma che sicuramente ha portato una ventata di freschezza in un periodo nel quale la scena musicale era dominata dalla new-wave, dall’heavy metal e dal synth-pop. Stiamo parlando di semplice rock’n’roll ma suonato con ampio (quasi totale) uso di distorsioni, feedback a manetta, rumorismo e con un grande senso armonico e melodico; una miscela esplosiva, quasi disturbante rispetto ai lavori patinati dell’epoca ma proprio per questo tutta da godere. I Jesus And Mary Chain nascono nel 1984 in quel di Glasgow inizialmente come duo composto dai soli fratelli Reid (William e Jim entrambi alla chitarra e voce) mentre Douglas Hart al basso e Bobby Gillespie alla batteria si aggiugeranno alla band solo in seguito. Questo Psychocandy pubblicato per la Blanco Y Negro in un ormai lontanissimo 1985 fu il loro album di debutto, un album che riscosse un ottimo seguito nell’ambiente underground e riconosciuto a tutt’oggi come precursore dei generi shoegaze e dream-pop ma non solo, fu un ritorno alle origini, puro e semplice rock’n roll, viscerale, pulsante, irresistibile, vitale ma suonato con un’attitudine completamente diversa, qualcosa, allora, di “mai” udito prima. Album che si apre con la splendida Just Like Honey, melodie sognanti ed impalpabili, una grande sensibilità armonico-melodica ma a suo modo straniante, una sensazione resa da un suono volutamente grezzo e sporco spinto al limite; si prosegue con The Living End un pezzo punk (solo come attitudine), violento, distorto, inclassificabile, un gran sentire; Taste The floor rallenta percettibilmente il ritmo ma non le frequenze “soniche”, un classico rock’n roll stravolto da un muro impenetrabile di feedback mentre The Hardest Walk è un altro “colpo basso” che non ci si aspetterebbe con un grande refrain a rendere il brano più “solare” ma sempre venato di quella malinconia esistenziale che permea un pò tutto l’album; menzione a parte per Cut Dead, una fra le migliori tracce dell’album, in pieno stile dream-pop (ma sempre ovviamente nel loro stile), delicata e scura, di rara e fragile bellezza mentre si torna a pestare duro con In A Hole, chitarre distorte al massimo ed un ritmo scarno che non lascerà spazio a variazioni, pezzo dal sapore garage-punk anni 60; seguono Taste Of Cindy, un trascinante rock’n roll dall’inizio alla finer e Never Understand, altra piccola gemma; Sowing Seeds vi resterà attaccata addosso come miele, inutile tentare di resistergli, quel brano perfetto che riesce una sola volta nella vita (e non è detto), al contrario My Little Underground spinge di più sul versante beat-punk senza però perdere nulla del suo fascino come anche Something’s Wrong dai rimandi psichedelici e notturni (un bel connubuio) ed infine a chiudere questo lavoro c’è It’s So Hard, brano più duro con un bel giro di basso ed un muro di distorsioni portato fino all’udibile, non sarà la traccia migliore ma di indubbio fascino. Questi sono i Jesus And Mary Chain come non si ripeteranno più, almeno non in questa “alchimia”, ci saranno altri album, ottimi album (tutti consigliatissimi) ma sarà già un’altra storia; doveva ovviamente andare così, evolversi è anche “crescere” ed è più rischioso (e necessario) che ripetere sempre se stessi in un medesimo ruolo, per questo Psychocandy è un album unico, unico e non clonabile; da avere e divorare a prescindere, ieri come oggi, quel lato “ancora” (forse per un’ultima volta) selvaggio del rock’n’roll; da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o nel vostro più vicino negozio di dischi, cercate di immaginarvelo e lo troverete).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!