Roots! n.180 maggio 2021 The Insolent Willies – Live Ones

The Insolent Willies - Live Ones

The Insolent Willies – Live Ones

(2021, Aldora Britain Records)

by Simone Rossetti

Un piccolo album probabilmente “inutile” che non cambierà la storia del rock né le sorti di questo fottuto mondo né tanto meno (forse) quelle di un nostro quotidiano soprav-vivere, eppure un album del quale ne parliamo volentieri, perchè? Perchè se non avete particolari aspettative e vi accontentate di poco (veramente poco ma buono) questo Live Ones potrebbe diventare il vostro album dell’anno, no scherziamo ma se siete in cerca di qualcosa e non sapete cosa forse qui potreste trovarla (ed è molto meglio di un banale album dell’anno). Sole 6 tracce (live) registrate occasionalmente dagli Insolent Willies fra il 2019 ed il 2021 in quel di New York (stato, non città ma ci arriveremo) e che ora vedono la luce grazie ad una piccola etichetta indipendente, la Aldora Britain Records; si dice New York e subito si pensa alla grande mela, sbagliato, gli Insolent Willies provengono dalla Mohawk Valley, una regione montuosa di tradizione Appalachia che circonda il fiume Mohawk e che fa parte appunto dello stato di New York, tutto un altro mondo per capirsi. Diciamolo subito, le registrazioni assomigliano più ad un bootleg che ad un album ufficiale ma non è il caso di sottilizzare perchè è proprio questa dimensione live che ci affascina, niente lustrini, suoni pompati all’unisono, trovate varie da circo e prezzi inaccessibili, niente di tutto questo, semplicemente buona musica e ben suonata (Bill Ackerbauer alla chitarra, armonica, e voce e Frank Dever Pullen al contrabbasso, voce, banjo, e percussioni, accompagnati per l’occasione da Paul Gravy all’accordion ed Evan Gavry alla lap steel guitar nella traccia 6), musica reale, povera, che sa emozionare; il genere? Roots (radici), bluegrass, hillbilly, folk, country ed un pò di blues; il classico “suonaccio” (se poi preferite un ascolto più pulito vi rimandiamo al loro eccellente album in studio del 2020, Mostly Harmless Acoustic Mayhem) ed è per questo che alla faccia di tutto e dei soliti molti ne parliamo. Presentazione, applausi fra il pubblico (non molti a dire la verità) e parte Discovery, un brano folk semplice, malinconico, che profuma di polvere e di quell’America che non fa notizia dove le vite scorrono, si perdono, finiscono da qualche parte, basterebbe ed avanzerebbe questo; si prosegue con la più ritmata Cut’Em Down introdotta dalle note del banjo, un bluegrass-hillbilly direttamente dall’inferno, belle armonizzazioni ed un refrain che sa volare alto. C’è lo spensierato rockabilly di My Work Boots e della trascinante e contagiosa Poor Devil, un bel sentire che malgrado questi tempi bui ci ricorda che la vita merita di essere vissuta e si prosegue con una ballata ridotta all’osso ma di grande fascino, Oasis, la registrazione non è delle migliori ma di questo aspetto ve ne dimenticherete subito, le note arrivano direttamente all’anima ed è questo che alla fine conta; a chiudere ci pensa una blueseggiante Another Song About The Moon dagi intensi profumi che sanno di Highway, di provincia, di uno scorrere estraneo al tempo, si va, verso dove non è dato saperlo ma si va. Questo è Live Ones e loro sono gli Insolent Willies, da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). 

The Insolent Willies – Live Ones

(2021, Aldora Britain Records)

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

A small album probably “useless” that will not change the history of rock or the fate of this one fucking world nor those of our daily survive, yet an album of which we talk about it willingly, why? Because in its small way it is Music (the one with a capital m); if not you have particular expectations and you’re satisfied with little, very little (but good), this Live Ones could become your album of the year, no, let’s joke but if you’re looking for something and you don’t know what maybe you might find here (and it’s much better than a mundane one album of the year). A live album of only 6 tracks recorded occasionally by Insolent Willie between 2019 and 2021 in New York (state, not city but we will get there) and which now see the light thanks to a small independent label, Aldora Britain Records; it says New York and immediately yes think big apple, wrong, Insolent Willies come from Mohawk Valley, one mountainous region of Appalachia tradition that surrounds the Mohawk River and is part of it of the state of New York, a whole other world to understand each other. Let’s face it right away, the recordings they look more like a bootleg than an official album but there is no need to say why it’s just this live dimension that fascinates us, no sequins, sounds pumped in unison, you find various circus and inaccessible prices, none of this, just well-played music (Bill Ackerbauer on guitar, harmonica, and vocals and Frank Dever Pullen on double bass, vocals, banjo, and percussion, accompanied for the occasion by Paul Gravy on accordion and Evan Gavry on lap steel guitar on track 6), real, poor music that knows how to excite; the genre? Roots, bluegrass, hillbilly, folk, country and a bit of blues; a dirty sound (if you prefer a cleaner listening we refer to their excellent 2020 studio album, Mostly Harmless Acoustic Mayhem) and that is why in spite of everything and the usual many we talk about it. Presentation, applause from the audience (not many to tell the truth) and Discovery, a folk song simple, melancholy, that smells of dust and of that America that doesn’t make the news where the lives flow, they are lost, they end, this would be enough and this would advance; continue with the more rhythmic Cut’Em Down introduced by the notes of the banjo, a bluegrass-hillbilly straight from hell, beautiful harmonizations and a refrain that knows how to fly high. There is the carefree rockabilly of My Work Boots e of the enthralling and contagious Poor Devil, a beautiful feeling that reminds us despite these dark times that life deserves to be lived and continues with a ballad reduced to the bone but great charm, Oasis, the recording is not the best but you will forget about this aspect immediately, the notes reach the soul directly, and this is what ultimately counts; to close there think the bluesy Another Song About The Moon of intense scents that smell of Highway, of the province, of a flow foreign to time, we go, towards where it isn’t known but we go. This is Live Ones and from Roots! it’s all and as always good listening (here).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Content is protected !!