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Roots! n.152 aprile 2021

The Grand Astoria-From The Great Beyond

Autore: The Grand Astoria

Titolo: From The Great Beyond

Tracks: 1. From The Great Beyond – 2. Wasteland – 3. Njanatiloka – 4. Us Againts The world – 5. Anyhow – 6. Ten Years Anniversary Riff

Anno: 2021

Genere: Acoustic, Stoner, Heavy Metal, Alternative-rock

Città: Saint Petersburg (Russia)

 

Componenti: Kamille Sharapodinov (lead, rhythm e acoustic guitars, lead & backing vocals, percussion, music e lyrics), Danila Danilov (lead & backing vocals, percussion, keyboards-2), Alexander Vorontsov  (bass), Konstantin Smirnov (drums), Gleb Kolyadin (keyboards 1-3-4-5),  
Igor Suvorov (lead guitar-3), Kirill Ildyukov (lead guitar-4), Denis Kirillov (flute 3-5), Boris Shulman (banjo-5, backing vocals 1-5), Sophia Miroedova (artwork)

Etichetta: No Name Recordz [addicted label]

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/thegrandastoria2009/

The Grand Astoria-From The Great Beyond

by Simone Rossetti

Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa e non pensiamoci più (almeno per il momento), questo From The Great Beyond è un buon album se contestualizzato ad un certo stile o genere più o meno radiofonico, è un album notevole per quelle intuizioni e possibilità che lascia intravedere, è un album riuscito solo in parte se si guarda a tutte quelle splendide influenze che ne colorano gli spazi sonori ma non sempre messe ben a fuoco; un controsenso? No ma ci arriveremo. Chi sono i Grand Astoria, un gruppo/collettivo proveniente dalla Russia e più precisamente da Saint Petersburg, attivo dal 2009 e con alle spalle una lunga attività sia in studio che in sede live, questo per dire che l’esperienza non gli manca, sanno quello che fanno e lo si sente; From The Great Beyond è il loro ultimo album (non quello ultimissimo che uscirà a breve) realizzato nel novembre del 2020 e pubblicato nel marzo di questo pessimo 2021 per l’ottima etichetta indipendente moscovita No Name Recordz [addicted label]. Musica a tratti geniale per intuizioni e ricerca compositiva ma anche “dispersiva”, non importa, quello che vi attenderà sarà un bel viaggio ricco di sorprese brano dopo brano; e si parte proprio dalla bellissima traccia iniziale, quella che da il titolo all’album, una ballad mid-tempo che dalle iniziali atmosfere West-Coast Sound con splendide armonizzazioni vocali di scuola Eagles, Grateful Dead ed America si sposterà verso un intermezzo strumentale quasi jazzato e di grande classe, il suono è ovviamente più moderno e si sente, cosa che non disturba ma forse penalizza un pò l’atmosfera (alla fine è sempre una questione di gusti ed orecchio personali), a parte questo la voce di Kamille Sharapodinov è proprio una bella voce ed adatta a ricreare il giusto climax; si passa così alla seconda traccia, Wasteland, più strutturata ed articolata, l’input iniziale dei riff di chitarra è puramente metal e di buon impatto anche se melodicamente non brilla per originalità, la cosa si fa più interessante quando subentra una ritmica più ancestrale ed il pezzo prenderà il volo su territori desert-rock, purtroppo penalizzata dal minutaggio troppo breve, meglio nella successiva Njanatiloka, un pezzo stoner sostenuto e potente con un refrain niente male ma ecco che a metà del brano le atmosfere muteranno in una sorta di psy-prog elettro-acustico veramente notevole ed è qui che secondo noi viene fuori il meglio di questi ragazzi, musicalmente parlando un azzardo ma di grande fascino e gustatevi, perchè lo meritano, i pochi secondi finali. Us Against The World è veramente un bel pezzo stoner-metal con un crescendo che esploderà nel settantiano refrain eppure si ha come la sensazione di aspettarsi sempre un “di più”, quella scintilla capace di bruciare l’anima; ci arriveremo con la successiva  Anyhow, un folk-blues sporco e melmoso dal sapore “antico” e quel retrogusto dolce-amaro delle ballate di un tempo destinate all’oblio, un bel sentire accompagnato dalle note del flauto di Denis Kirillov e dall’infernale banjo di Boris Shulman, voce perfetta e brano perfetto; a seguire e concludere questo lavoro la strumentale ma troppo fine a se stessa Ten Years Anniversary Riff. Detto questo, un album che per la sua varietà di stili potrà sia piacere che lasciare un pò perplessi, considerazioni personali in merito preferiamo non farle, quello che ci preme dire è che nelle due “ballad” più acustiche sembra venir fuori la vera anima di questo gruppo, anche la voce di Kamille ci sembra più in sintonia ed è, forse, quella possibilità in più da esplorare, la strada maestra da seguire, poi ognuno fa come vuole (come è giusto che sia) e qui non abbiamo la pretesa di dare consigli a nessuno. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

The Grand Astoria-From The Great Beyond

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

Let’s take the pebble off the shoe right away and forget about it (at least for the moment), this From The Great Beyond is a good album if contextualized to a certain style or genre more or less radio, it’s a remarkable album for those intuitions and possibilities that it hints but is even an album that was only partially successful if you look at all those splendid influences that color it the sound spaces but not always in sharp focus; a contradiction? No but we will get there. Who are the Grand Astoria, a group/collective from Russia and more precisely from Saint Petersburg, active since 2009 e with a long activity behind him both in the studio and live, this is to say that the experience does not they miss it, they know what they are doing and you feel it; From The Great Beyond is their latest album (not the latest one that will be released soon) made in November 2020 and published in March of this bad 2021 for the excellent independent Moscow label No Name Recordz [addicted label]. Music at times brilliant for intuitions and compositional research but also “dispersive”, it does not matter because what awaits you is a beautiful one journey full of surprises piece by piece; and it starts from the beautiful initial track, that one which will give the album its title, a mid-tempo ballad with an initial West-Coast Sound atmosphere with beautiful vocal harmonies of the Eagles, Grateful Dead and America school will move towards an almost jazzed and classy instrumental interlude, let’s face it, the sound is obviously more modern and feels, which does not disturb but perhaps penalizes the atmosphere a little (in the end it always is a matter of personal taste and ear), apart from that Kamille Sharapodinov’s voice is just a beautiful voice and suitable for recreating the right climax; we thus move on to the second track, Wasteland, more structured and articulated, the initial input of the guitar riffs is purely metal and good impact even if melodically it does not shine for originality, it becomes more interesting when a more ancestral rhythm takes over and the piece will take flight over desert-rock territories, unfortunately penalized by the too short playing time, better in the next Njanatiloka, a sustained and powerful stoner piece with a pretty good refrain but here it is in the middle of the song the atmospheres will change into a sort of electro-acoustic psy-prog really remarkable and this is where we find the best of these guys, musically speaking a risk but of great charm and enjoy, because they deserve it, the final few seconds. Us Against The World is a really nice stoner-metal piece with a crescendo that will explode in the seventies refrain yet one has the sensation of always expecting something “more”, that spark capable of burning the soul; we’ll get there with the next Anyhow, a dirty and muddy flavored folk-blues “Old” and that bitter-sweet aftertaste of the ballads of yesteryear destined for oblivion, a nice feeling accompanied by the notes of the flute by Denis Kirillov and the infernal banjo by Boris Shulman, voice perfect and perfect song; to follow and conclude this work the instrumental but too fine in itself same Ten Years Anniversary Riff. Well, an album that, due to its variety of styles, will both please and leave a little perplexed, personal considerations on the matter we prefer not to do them, what we do it is important to say that in the two most acoustic “ballads” the true soul of this group seems to come out, Kamille’s voice also seems more in tune with us and is, perhaps, that extra possibility to explore, the way teacher to follow, then everyone does as he wants (as it should be) and here we have no claim to give advice to anyone. From Roots! it’s all and as always good listening (here).

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