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Roots! n.84 gennaio 2021

The Ghiblis-Domino

Autore: The Ghiblis

Titolo: Domino

Anno: 2020

Genere: surf, garage beat, exotica

Città: Piacenza

Componenti: Piero Barbieri, Massimo Ziliani, Danilo Mondaini, Nicola Moreschi

Etichetta: Area Pirata Rec

Formato: digitale, CD

Sito web: https://www.facebook.com/theghiblis/

The Ghiblis-Domino

by Simone Rossetti

Sia che abbiate da imbiancare casa o da organizzare un pigiama party questo è l’album che farà al caso vostro e non è il classico modo di dire; nel primo caso le vostre pennellate raddoppieranno senza che nemmeno ve ne rendiate conto facendovi così risparmiare tempo e denaro, nel secondo caso pensate pure alle cose “peggiori” (nel senso ovviamente buono), se poi non sono queste le vostre priorità ma vi accontentate semplicemente di ascoltare della buona musica nessun problema, Domino ve lo consigliamo anche per questo (peccato però per il pigiama party). A questo punto vi starete chiedendo chi siano questi Ghiblis, noi di Roots! abbiamo una risposta anche per questo, vi basti sapere che sono dei folli, forse anche geniali (ma non ci metterei la mano sul fuoco) e dotati di una mente insana e perversa (su questo si, ci metterei la mano); non c’è nessun’altra spiegazione né motivo per cercarla, mettetevi l’animo in pace e lasciate che sia questa musica a fare il resto (cioè il suo, proprio quello che deve fare). Prima di iniziare l’ascolto posate per un attimo il pennello che avete in mano e qualsiasi idea malsana sul vostro pigiama party perchè è il momento delle cose serie, i Ghiblis sono il più non-classico quartetto rock, chitarra, basso, batteria e sax, niente voce solista, musica strumentale che affonda orgogliosamente le proprie radici nella surf music anni 50/60 e in un amfetaminico garage beat che sembra uscire direttamente da un qualche vecchio film di fantascienza di serie D (tipo Assalto alla Terra) o da una pellicola porno di serie E (vi lasciamo immaginare i titoli), non basta, metteteci anche un tocco di exotica, un “genere” musicale che riscosse un discreto successo negli anni 50 e 60 che si basava su una rielaborazione (del tutto innaturale) dei ritmi e suoni afro-jazz-tropicali; questo Domino arriva dopo un mini-CD ed è il loro album di debutto pubblicato nel settembre dell’infausto 2020 per Area Pirata Rec (una piccola etichetta indipendente italiana che produce ottima musica, vi consigliamo di farci un giro), un album suonato magnificamente ma la tecnica in questo caso non basta, ci vuole (e c’è) tanto groove, tanta passione e il saper ricreare e trasmettere l’atmosfera giusta senza scadere però in un banale revival fine a se stesso, che poi sia musica profondamente derivativa è vero ma in qualche modo i Ghiblis ne escono fuori bene ed è un bel sentire (sempre di non avere particolari aspettative). Il trittico iniziale (La Nana, La Danza Del Toro e Domino) vi risucchierà in un rito tribale fatto di echi, riverberi e allucinazioni varie, un garage beat infarcito di psichedelia e “buone” vibrazioni assolutamente da assumere in dosi elevate e senza starci troppo a pensare o a riflettere;  se poi volete riprendere fiato c’è la più morbida The Dachshund Walk, un grande pezzo che cola grasso da tutti i pori, con le note di basso in bella evidenza e la sei corde in grande spolvero ad armonizzare il tutto, non è da meno Slow Grind, ancora più notturna e “malata”, un incedere lento e ammorbante con riverberi a manetta ed un sax che vi strapperà letteralmente l’anima di dosso (e che non vi sarà facile ritrovare), si torna a spingere su velocità vietate ai minori e ai troppo maggiori con Morpheus, sezione ritmica tiratissima e una melodia straniante del sax che sembra provenire da un film horror mai uscito nelle sale, tranquilli, avrete tutto il tempo per rilassarvi sulle note della più avvolgente e languida Landing Place, tanta classe. Noi di Roots! ci fermiamo qui, il resto, come è giusto che sia, lo scoprirete da soli; per una volta evitiamo (noi per primi) le solite considerazioni varie e più “nobili” che in questo caso lascerebbero il tempo che trovano, Domino va ascoltato e gustato per quel che è, per il semplice piacere di ascoltare musica fatta bene, in poche parole, per godere (in modo sano e senza implicazioni socio-psico-politiche o di varia natura), potrebbe non sembrare molto ma qualche volta basta e avanza, anzi, serve solo questo. Siete sintonizzati su Roots! che come sempre e malgrado tutto (e tutti) vi augura un buon ascolto.

 

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