Roots! n.67 dicembre 2020 The Five Faces

The Five Faces-Meali

Autore: The Five Faces

Titolo: Meali

Anno: 2020

Genere: Mod, ska, pop-culture

Città: Genova

Componenti: Gianni Berti (chitarra, voce), Raffaele Sanna (chitarra, voce), Giorgio Lanteri (basso), Pietro Canepa (batteria)

Etichetta: Modern Beat Records

Formato: Lp

Sito web: https://www.facebook.com/TheFiveFaces

The Five Faces-Meali

by Simone Rossetti

Al cuore non si comanda, e non è una semplice questione di “genere”, chi nella sua gioventù è stato metallaro, o punkettaro, o mods, o semplice rockers, sa di cosa stiamo parlando, di musica e di passione prima di tutto, di “stile di vita”, poi i tempi cambiano, cambiano le situazioni, cambiano, per forza di cose, le necessità e le priorità, ma la storia personale (chiamatele pure “radici”) resta, e resterà alla faccia dei giorni impossibili e di quelli ancora peggio; qui su Roots! parliamo di musica (quella fatta bene, che poi possa piacere o meno è una questione di gusti personali), quella stessa musica che è fatta di storie diverse ma che alla fine è universale e accomuna (per questo evitiamo di ingabbiarla nelle solite etichette, ovviamente nel possibile) ed in questi tempi di follia generalizzata ce n’è più che mai bisogno. Ne sanno qualcosa questi The Five Faces, un gruppo mod genovese con una lunga (ed importante) storia alle spalle iniziata sul finire degli anni 70 e conclusasi pochi anni dopo, nel 1984, ma questa è solo una prima parte della storia, la seconda inizierà a distanza di trent’anni, nel 2014, quando i “vecchi” (ma non lo si è mai abbastanza) mods rimetteranno in moto le loro Lambrette (fomazione originale tranne che per l’arrivo di Pietro Canepa alla batteria), due CD, On The Run e SSX225 (rispettivamente del 2015 e del 2017), un DVD live ed un EP, Tempi Modesti, fino ad arrivare a questo infausto 2020 con la pubblicazione per la Modern Beat Records di questo Meali. Se vi state chiedendo cosa significhi questa parola sappiate che non è una parola di origine afro-tropicale ma un modo di dire tutto genovese per indicare la rimessa dal fondo del portiere (da méa lì, forse, comunque di origine incerta), si rimette la palla in gioco e si riparte; potremmo dirvi che questo album si avvale di collaborazioni eccellenti e di nomi che hanno fatto la storia di questo “genere” (Roger Lomas della 2 Tone Records e Andy Wharton, gli Abbey Road Studios vi dicono nulla?) ma qui su Roots! si bada “a i’lesso”, cioè alla musica. Alcune considerazioni (che come al solito possono lasciare il tempo che trovano però necessarie), questo Meali è suonato e prodotto ottimamente ma non aspettatevi  il classico ska, 2 Tone o rocksatdy anni 60/80, intendiamoci, c’è in piccole dosi anche questo (ed è anche un bel sentire) ma più in generale il suono è quello di un classico ed energico punk’n roll molto pulito e radiofonico, detto questo lo spirito dei Five Faces non è cambiato, forse un pò diluito, ma è lo stesso degli inizi, fare musica per divertirsi, farla bene, senza troppe implicazioni socio-psicologiche (ma prestate attenzione ai testi che seppur in apparenza leggeri hanno qualcosa da dire) e soprattutto per far ballare; ma appunto “Al cuore non si comanda” e questo vale anche per noi, ed ecco che quasi ci commuoviamo nell’ascoltare Gerry E Mary, un pezzo in puro ska-punk con accenti in levare ed una sezione ritmica tiratissima, ascoltatelo per quel che è senza troppe aspettative o paranoie varie e vi ritroverete involontariamente a muovere le chiappe in un altra epoca (se avete visto Quadrophenia saprete di cosa stiamo parlando), c’è la bellissima cover di Crueza De Mà (di Fabrizio De André) qui riletta in chiave dub-rockstady sulla base del singolo dei Clash Bankrobber; Gaia Non Si Muove è un altro bel pezzo punk-rock vecchia scuola con un refrain che vi si appiccicherà addosso e dal quale sarà difficile staccarsi, così come il rockstady di Mare (Roger Lomax mix), sappiamo cosa state pensando ma è questo il bello, mollate tutto e lasciatevi trascinare da questi suoni spensierati ed orecchiabili e per una volta chi se ne frega, ma il brano che più ci affascina è Paola Danza, una ballata mid-tempo con armonie che si aprono leggere fino a volteggiare nell’aria senza nessun peso. C’è anche altro (Tu Per Vivere, Voglio Pogare o la stupenda Simile) ma ci sembra giusto lasciare a voi il piacere di scoprirlo; qui su Roots! non ci interessa compiacere nessuno, recensiamo musica fatta bene, e questa lo è, poi come detto va ascoltata “sintonizzandosi” sulle giuste frequenze, ma tranquilli, quel mondo di “cacca” la fuori sarà sempre li ad aspettarvi (e ad aspettarci) ma almeno per un pò godiamo di quello che c’è ancora di buono, non sarà perfetto ma almeno onesto e sincero.

 

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