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Roots! n.74 gennaio 2021

The Fence-Everyday

Autore: The Fence

Titolo: Everyday

Anno: 2019

Genere: classic melodic rock, indie rock

Città: Venezia

Componenti: Ale (voce), Teo (chitarra), Fede (batteria), Claudio (basso), Ale T. (tastiere)

Etichetta: New Model Label

Formato: CD

Sito web: http://thefence.eu/

The Fence-Everyday

by Simone Rossetti

Ci sarà anche il momento per le dovute “presentazioni” ma perdonateci se per una volta saltiamo i preamboli per arrivare subito al dunque; questo perchè ci è voluto un bel pò per capire quali fossero gli effettivi “limiti” (prestate bene attenzione alle virgolette) di questo Everyday dei the Fence, il problema in realtà è più nostro, qui su Roots! non ci accontentiamo di recensire con il solo scopo di compiacere o di mettere un voto, è la musica quello che ci interessa, parlare di musica e di tutte le sue infinite sfumature e implicazioni, non diamo niente per scontato e questo il più delle volte ci complica la vita ma alle volte è necessario per metabolizzare e comprendere, ecco perchè abbiamo parlato di “limiti”; il primo, Everiday è un album dalle diverse anime, due le principali, una più leggera e moderna (un pop rock di facile presa), l’altra che invece profuma del buon vecchio classic-rock cantautorale americano degli anni 70, una doppia anima che sa di libertà compositiva ma al tempo stesso potrebbe sbilanciare l’album da una parte o dall’altra. Il secondo “limite” è nella voce di Ale, un’ottima voce per estensione e duttilità ma non sappiamo se sia per un discorso di “dinamica” o altro fatto sta che sembra non “legare” del tutto con il resto degli strumenti, ma prendetela più che altro come una considerazione (sensazione) personale e per quel che giustamente può valere. Detto questo passiamo alle presentazioni, i The Fence arrivano da Venezia e questo Everyday è il loro album di debutto pubblicato nel novembre del 2019 per la New Modern Label con la collaborazione artistica di Tommaso Mantelli, un album di debutto che segue due Ep pubblicati rispettivamente nel 2010 (Dranillo’s Valley) e nel 2014 (14-The Fence EP); diciamo subito che è un album registrato ottimamente con un bel suono pieno e corposo che rende ancora più piacevole l’ascolto di questi brani, si, perchè di qualità (compositivamente parlando) qui ce n’è tanta anche se qualche volta sembra smarrirsi per inseguire entrambe le sue anime. Prendete ad esempio la frizzante e radiofonica The Spell dai ritmi funky ed un contagioso refrain che non può lasciare indifferenti (tecnicamente ineccepibile), un pezzo che suona “moderno” e accattivante o sempre per restare in tema l’altrettanto piacevole At Night Everything Changes con il suo lento crescendo che culminerà nell’incantevole refrain, anche qui siamo di fronte ad un rock piuttosto “pop” con ritornelli sempre ben confezionati e “piacioni” (non è un male e sono comunque scelte artistiche che meritano rispetto). Bene, ora spostiamoci su l’altra anima di questo album, Everyday ha quell’ariosità (oggi rara) che affonda le proprie radici nel miglior cantautorato rock melodico americano anni 70, bellissimi sviluppi armonici e melodici che forse oggi possono risultare un pò datati ma di grande classe, un brano che “un tempo” e in un altro luogo avrebbe scalato le classifiche (da sottolineare anche l’ottima interpretazione vocale di Ale, qui molto più naturale), stesse atmosfere che si respirano nella più introspettiva ed intensa Aeroplane o in Stars, per contro The Plan ha degli ottimi inserti di tastiera dai rimandi tipicamente rock prog che fanno ben presagire ma finirà col perdersi nel voler ricercare comunque un’accomodamento ad una sostanza più piacevolmente pop; cosa riserverà loro il futuro non lo sappiamo, le potenzialità certo non gli mancano ma permetteteci un ultima considerazione, la musica (i brani) possono essere più o meno buoni, possono sempre, a seconda dei gusti personali, piacere o meno e non vogliamo entrare nel merito di “orecchiabilità” o di musica usa e getta (e questa non lo è), ma una domanda ce la poniamo, e riguarda il “tempo”, quanto resterà di questi brani trascorsi 3 giorni, una settimana, un mese? Perchè esiste una sottilissima differenza fra la musica ed un prodotto che per quanto possa essere ottimo e ben realizzato sempre un prodotto resta, se si guarda al “risultato” il rischio è quello di perdere di vista la “nostra” musica (per nostra intendiamo un approccio più di pancia, istintivo, meno ragionato, quel guardarsi intorno e confrontarsi necessariamente con se stessi). Siete su Roots! che vi augura come sempre un buon ascolto (ed in questo caso non mancherà) ed una piacevole lettura (su questo abbiamo qualche riserva)   .

 

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