Roots! n.364 gennaio 2022 The Desperate Call Of The Sea

The Desperate Call Of The Sea - The Desperate Call Of The Sea

The Desperate Call Of The Sea – The Desperate Call Of The Sea

by Simone Rossetti

Alla classica domanda “Che stai ascoltando? Carini…ma chi sono?” ho solo risposto “I The Desperate Call Of The Sea”, così, un pò per non deludere il collega di lavoro, un pò perchè non avevo voglia di mettermi a spiegare che i The Desperate Call Of The Sea non siano in realtà un gruppo ma il risultato di un progetto solista (album interamente composto, suonato e prodotto da Samuel Fabio alias TDCOTS) ma c’è anche altro; un lavoro per sola chitarra e voce nato come conseguenza/ricordo ad una perdita e qui tanto di cappello perchè in queste tracce c’è una “serenità” (virgolette non proprio a caso) che malgrado un tutto, malgrado un suo scorrere, è segno di consapevolezza e maturità artistica. Un’attitudine ed un approccio (cosa che ad un primo ascolto non si direbbe, quindi vero e non “costruito” così come sembra andare tanto di moda oggi) prettamente diy, tradotto “fatto in casa e con gli ingredienti che si hanno a disposizione” in questo caso un Mac, una scheda audio, un microfono, una chitarra e la propria voce; aspettate a storcere il naso od anche, eventualmente, ad entusiasmarvi, questo The Desperate Call Of The Sea non è un capolavoro è “solo” un piccolo album suonato, registrato e mixato alla “meno peggio” ma che riuscirà a sorprendervi e non chiedeteci il perchè. “Breathing lights, then silence, a screaming photo, then apathy, and bones breaking bones, and bones breaking bones”, album che si apre sulle note di una sognante Crying Faces dalle atmosfere dream-pop acustiche che vi rimanderanno ai Kings Of Convenience ed ai Belle And Sebastian mentre leggermente più sostenuta sarà la successiva Climbing Man davvero un bel sentire; una considerazione a pelle, la voce di Samuel è “notevole”, cioè, è una voce che senza pretese “ad effetto” sa come trasmettere emozioni (per il momento i testi sono in inglese, un domani si vedrà) e con una sensibilità narrativa che non è cosa da tutti, ascoltatevi la piccola titletrack “I’ve tried to hide this shame, i’ve tried to cry for you, but i can’t do it, for anybody else, you’ve never slept, you’re dead, and you’re gone, and i know, you can’t be, a part of me, no more” piccola nel suo e nostro breve scorrere. C’è la delicata ed amara Days You’re eyes are too deep, you’re eyes are on me, and i can’t stand it, i can’t stand it” da prendere così com’è sia che fuori piova o ci sia il sole (sarà ugualmente perfetta) mentre Black Sheep vi rimanderà agli ultimi lavori solisti di J Mascis dei Dinosaur Jr. (ne parliamo qui e qui) ed infine il folk-ambient di The Last Star e della conclusiva “strumentale” In The Last Three Years, strumentale ma con un testo, una dedica “I don’t know if it’s you or me here, anyway i’m staring at all the things we’ve done, in the last 3 years, the last years”. Questo è quanto, un quanto ma non un tutto perchè alla fine “quello che si ascolta” sarà sempre un qualcosa di strettamente personale; se son rose fioriranno? Per noi sono già splendidamente fiorite ma magari ci sbagliamo e non sarebbe la prima volta, tant’è. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). Nel caso vi interessasse contattarlo questo è il suo nominativo su Instagram, sammyf2000.

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