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Roots! n. 55 novembre 2020

The Barons 80-The Barons 80

Autore: The Barons 80

Titolo: The Barons 80

Anno: 2020

Genere: rockabilly, psychobilly, rock’n roll

Città: Catania

 

Componenti: Blasco Mirabella (voce, contrabbasso), Emilio Catera (batteria), Rockin’ Gallaro (chitarra)

Etichetta: Hellbones Records

Formato: digitale

Sito web: https://www.facebook.com/theBarons80official/

The Barons 80-The Barons 80

by Simone Rossetti

5, solo 5 maledettissime tracce (in realtà 4 più una versione demo), cosa normalissima per la durata di un EP, il problema è che si arriva alla fine talmente rapiti da queste sonorità che sembra siano trascorsi solo pochi secondi, e non è una questione di “leggerezza”, poi si, questo The Barons 80 scorre leggerissimo, scanzonato, indolente, ma la sostanza c’è tutta, c’è corpo, budella, anima, è trascinante; Prima di dirvi chi sono e cosa suonano i Barons 80 fate una cosa, salite sulla vostra Cadillac “convertible” color blue notte e sintonizzatevi sulla radio giusta poi avviatevi lungo i vialetti del vostro quartiere e con una mazza da baseball preparatevi a spaccare le cassette delle lettere che si trovano lungo i ben tenuti giardinetti privati (non fatelo ovviamente, anche nel caso abbiate una Cadillac). Chi sono e cosa fanno questi Barons è presto detto, Blasco “The razor” Mirabella alla voce e contrabbasso, Emilio Catera alla batteria e Rockin’Gallaro alla chitarra, persone che sanno il fatto loro e sanno “suonarlo”, per il resto è rockabilly, rock’roll, psychobilly anni 50, quelli bravi direbbero riletto “in chiave moderna”, personalmente non so cosa voglia dire, ci sento quello che è e come deve suonare, che poi siano riletture è ovvio, ma lo stile è quello e l’attitudine anche. Prodotti dalla Hellbones Records, etichetta indipendente italiana che devo dire ha fatto un lavoro eccellente, forse anche troppo, nel senso che un suono più sporco avrebbe arricchito queste registrazioni ma è anche vero che siamo nel 2020 (prendete questa mia considerazione come una “disfunzione professionale”); Alzate il volume al massimo, tanto non ve ne accorgerete nemmeno e sparatevi la traccia iniziale Shirley (originariamente scritta da John Fred And The Playboys) direttamente dal 1958 ma qui riproposta in una versione rockabilly micidiale, non so se apprezziate il genere, forse no, ma lasciate perdere le solite etichette o i presunti gusti e fatevi trascinare, questa Shirley scorre così perfetta da mettere i brividi (in tutti i sensi), si prosegue con Love Song, uno psychobilly malatissimo, per certi versi straniante ma di grande fascino, una sezione ritmica così precisa da spaccare un capello in due mentre la chitarra di Gallaro è sempre al posto giusto e senza mai strafare. Spiderman (di Paul Francis Webster), chi non la conosce? Praticamente è stata “suonata” da tutti, Ramones compresi, ora dimenticatevi tutto questo ed ascoltate questa versione dei Barons, splendida, basso corposo e chitarra riverberata in pieno stile anni 50, forse si poteva pretendere un pò più di “cattiveria” ma sarebbe andata a discapito della classe e della raffinatezza, d’altra parte qualche volta si rende necessario scegliere e questo è un pezzo che lo si può rileggere nei più diversi stili, She’s The Angel Of My Dreams è il brano originale scritto da Blasco Mirabella, una splendida “canzoncina” in versione rockabilly che sembra uscita direttamente da una compilation natalizia degli anni 50 o se preferite da uno di quei jukebox tutte cromature che hanno fatto la storia della musica quando sembrava che “tutto dovesse andare bene e tutti fossero felici”, ora sono scomparsi entrambi, ma non questa musica né chi continua ad amarla, a suonarla, a farla conoscere, perchè al di la di quel che potrebbe sembrare è attualissima, è vitale, suona vera ed onesta, perchè solo così la si può suonare (di plasticume a giro oggi ce n’è fin troppo). Rammarico enorme per questa “misera” manciata di brani ma che noi di Roots! vi consigliamo di ascoltare a prescindere, a prescindere da tutto, gusti personali, umore, preconcetti, situazione economica, aspettative, e da tutte quelle inutilità che ci raccontano alla televisione. Se questi Barons 80 andranno lontano non lo sappiamo ma di sicuro si ritaglieranno lo spazio giusto che si meritano, forse non qui in Italia dove siamo troppo “intelligenti” e “acculturati” per apprezzare questa musica ma nel resto del mondo, che per fortuna si estende ben oltre i nostri confini nazionali, troveranno sicuramente chi li saprà accogliere. Ora girate la manopola del volume, siete sintonizzati su Roots! che vi augura anche per oggi un buon ascolto.

 

 

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