Roots! n.116 marzo 2021

SVNTH (Seventh Genocide)-Spring In Blue

Autore: SVNTH (Seventh Genocide)

Titolo: Spring In Blue

Anno: 2020

Genere: Black-metal, Prog, Psychedelic

Città: Roma

 

 

 

 

Componenti: Jacopo Gianmaria Pepe (chitarra), Valerio Primo (batteria e percussioni), Stefano Allegretti (chitarra), Rodolfo Ciuffo (basso, voce, chitarra acustica) – Additional members, Angela Radoccia (cori in Erasing Gods’ Towers, Sons of Melancholia), Marco Soellner (voce in Wings of the Ark), Josiah Babcock (batteria in Chaos Spiral in Reverse), Colin Marston (chitarra in Chaos Spiral in Reverse), tastiere

Etichetta: n.d.

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/seventhgenocide/

SVNTH (Seventh Genocide)-Spring In Blue

by Simone Rossetti

Post-qualcosa, come se la zuppa del giorno prima non fosse più buona e da qui la necessità di inventarsi un nuovo nome per renderla ancora appetibile; lasciate perdere, riscaldata o meno gustatevela per quel che è e con il suo vero nome, zuppa, la post-zuppa lasciatela a quei palati fini che devono credere di mangiare qualcosa di nuovo; perchè questo dei romani Svnth è, molto banalizzando, puro e semplice black-metal, in realtà c’è anche dell’altro ma ne riparleremo; Spring In Blue album registrato in presa diretta nel settembre del 2019 al The Thousand Caves Studio (Queens, New York), non male per una storia inziziata nel non lontanissimo 2015 con Breeze Of Memories loro Ep di debutto. Se l’approccio iniziale non è stato dei migliori (del tipo “vabbhè il solito black-metal trito e ritrito”) ci siamo dovuti ricredere subito, pazienza, capita anche di sbagliare, fortuna vuole che qui su Roots! non diamo mai niente per scontato. Un bellissimo album di….vedremo; 6 tracce alcune delle quali inusualmente lunghe ma, prima sorpresa, con uno scorrere del quale non si avverte alcuna minima pesantezza, un suono di matrice profondamente black-metal ma, seconda sorpresa, un gran bel sentire che spazia fra atmosfere anni 70 venate di psichedelia e profumi che sanno di buon vecchio prog ed il bello (e non scontato) è che, terza sorpresa, il tutto funziona alla grande. Si potrebbe obiettare che “o si suona black-metal o non lo si suona”, giusto, è la stessa cosa che pensiamo anche noi “duri e puri” ma quando si ascolta un album si ascolta prima di tutto musica e non un’etichetta di genere, poi può piacere o meno. Album perfetto? No, non sempre, alla volte (raramente a dire la verità) si concede con troppo compiacimento a soluzioni di “facile ascolto” e sonorità più moderne, questo un pò può disturbare ma anche piacere, come al solito dipende dai gusti. E partiamo dalla traccia di apertura, la strumentale Who Is The Dreamer? dall’incedere peso e cupo dove già si possono intuire delle belle soluzioni armoniche, riff potenti di scuola black che si alterneranno a momenti più introspettivi (da notare il bel solo finale di chitarra nel più classico e semplice rock d’annata) ma è solo un piccolo assaggio ad anticipare la successiva Erasing Gods’ Towers, 11 minuti di devastante e malinconico black-metal che potrà facilmente ricordare i grandissimi Agalloch, un crescendo che esploderà senza freni nella seconda parte con una sezione ritmica a martello e la bella voce (un misto fra growl e scream) di Rodolfo Ciuffo graffiante ed intensa proprio come questa musica richiede; a seguire Parallel Layers con delle splendide reminescenze Pink Floydiane (pre The Wall), chitarre dal suono liquido ed atmosfere rarefatte che poi lasceranno il posto ad un girone infernale di devastante potenza e annichilimento ma senza perdere mai di vista la melodia del tema originale, un grande lavoro alla sezione ritmica di Valerio Primo, l’imprinting al brano è tutto suo e lo si percepisce soprattutto negli ultimi brevi minuti. Più sostenuta e senza concessione alcuna è l’impietuoso scorrere di Wings Of The Dark, eccellente almeno all’inizio poi un breve ponte quasi indie-rock che francamente non ci convince, molto bella invece l’ultima parte dalle sonorità prog-rock anni 70, un’intuizione geniale che forse valeva la pena osare ed approfondire di più; splendide le armonie che avvolgono Chaos Spiral In Reverse, drammatiche e ricche di pathos, un “chaos” che spingendo fin dove sia possibile arrivare avvolge lo spirito e lo ammalia, una trama lacerante e ciclica che troverà un approdo in lidi più sereni di settantiana memoria e bello anche il suo evolvere in territori più rock e poi di nuovo nelle desolanti atmosfere iniziali, ma si può volere di più? Si, quando improvvisamente arriverà a sorprenderci quella calma insperata e rassicurante che ci accompagnerà verso il suo epilogo; sulle stesse coordinate si muove la conclusiva Sons Of Melancholia ma sarà che arrivati a questo punto ci sentiamo fin troppo sazi per gustarcela come si dovrebbe fatto sta che ci sembra un pò confusa, non messa ben a fuoco, per dirla tutta, non male ma non ci prende. Arrivati a questo punto consentiteci un paio (1+3) di considerazioni; la prima, Spring In Blue non è un lavoro da poco soprattutto non è un lavoro usa e getta di quelli che ci vengono propinati quotidianamente, la seconda (3), potrebbe non piacervi il black-metal ma vi assicuriamo che qui troverete pane per i vostri denti, potrebbe piacervi solo il black-metal ed anche in questo caso troverete lo stesso pane, potrebbe piacervi solo la “musica” trap, bene, in questo caso prendetela come una possibilità in più per venirne fuori. Questi sono i Svnth (Seventh Genocide) oggi ma crediamo che il meglio debba ancora arrivare, cosa non facile ma le possibilità ci sono tutte, nel frattempo (e nel mentre che questi tempi bui passino) gustatevi questo Spring In Blue e godete di questa musica, poi lo sapete, siete su Roots! dove se ne parliamo un motivo c’è. Buon ascolto (qui).

 

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