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Roots! n.107 febbraio 2021

Surplus 1980 Collectiv Ensembl With G.W.Sok-Forget All This

Autore: Surplus 1980 Collectiv Ensembl With G.W.Sok

Titolo: Forget All This

Anno: 2019

Genere: Jazz-core, Avant-garde 

Città: Bay Area (San Francisco)

 

 

Componenti: Yacob McCann, Melne Murphy, John Shiurba, Bill wolter (chitarre), Vicky Grossi,Steve Lew, Jason Hoopes (basso), Jordan Glenn, Mark Pino (batteria, percussioni), Kyle Bruckmann (oboe), paul Costuros (clarinetto basso), G.W.Sok (voce), Moe Staiano (musica e testi)

Etichetta: Music à la Coque

Formato: digitale-CD

Sito web: https://www.surplus1980.com/index.html

Surplus 1980 Collectiv Ensembl With G.W.Sok-Forget All This

by Simone Rossetti

Vi starete chiedendo del perchè recensire un album (musica) del quale fregherà poco o nulla a nessuno ed è una bella domanda; primo per nostra libera scelta, secondo perchè quest’assuefazione dilagante alla banalità ed alla mediocrità non ci interessa e terzo ed ultimo punto perchè è musica fatta bene ma non si tratta solo di questo, è una possibilità in più per uscire da questo nulla fatto di di buonismo ipocrita, una possibilità che altrimenti non avreste, se poi giustamente cercate altro siete liberi di trovarlo altrove ma non qui su Roots! e cosa importante senza alcuna presunzione di sorta, non siamo né ci sentiamo migliori di altri, andiamo solo avanti per la nostra strada. Prologo inutile ma nesessario per introdurvi all’ascolto di questo Forget All This dei Surplus 1980 Collectiv; potrà tranquillamente non piacervi ma sapete bene che non diamo nulla per scontato, comunque non è un problema l’importante è trovare lo stimolo, la volontà di confrontarsi con questa musica, forse ostica, spigolosa, sbilenca ma a suo modo geniale, ricca di sensazioni, profumi, intuizioni, un jazz-punk destrutturaro e ridotto all’osso, ad un primo ascolto forse spiazzante ma non mollate perchè qui si vola su vette altissime. Nati nel 2009 per volontà di Moe Staiano (Sleepytime Gorilla Museum) i Surplus 1980 sono un collettivo aperto proveniente dalla Bay Area di San Francisco che si rifà a quella ricerca sonora più underground che animava i primi anni 80, un  misto di hardcore e jazz sperimentale di rara bellezza, forse oggi si direbbe “derivativo” ma i Surplus 1980 riescono a conservarne intatta tutta la spinta creativa rendendo questo progetto attuale quanto necessario. Forget All This, album realizzato nel 2019 e distribuito da una piccola etichetta indipendente italiana, “l’etichetta più lenta e silenziosa d’Italia tutta” c’è scritto sul loro profilo, la Music à la Coque (fateci un salto, non vi costerà nulla e ci guadagnerete di salute); le composizioni, tutte di altissimo livello, sono di Moe Staiano, il “problema” (solo di approccio) sta casomai nella loro eccessiva durata che può far perdere il filo, attenzione però, si tratta di una durata necessaria al suo scorrere ed alla sua narrazione. Solo quattro tracce ma che riassumono bene un’album nella sua interezza; si parte sulle note della cupa Glory Hole ed il canto “declamatorio” di G.W.Sok (The Ex, e di loro statene certi che ne riparleremo) mentre sbilenche e rarefatte melodie esploderanno come schegge di luce dall’ombra, una musica che non segue una linea melodica ben precisa né una metrica standard ma è un tutto che si muove seguendo un’insieme armonico tra improvvisazioni dei singoli e parti più orchestrali, un saliscendi continuo di intuizioni ed intensità di rara magia, 11 minuti e 30 che non molleranno la presa un attimo e vi terranno inchiodati a questo evolversi continuo di umori, colori, sfumature; a seguire Aftermath, la bellissima e straziante Aftermath con le sue aperture armoniche iniziali che sanno di “maestoso”, un’orchestrazione semplicemente perfetta che rimanda alle più grandi composizioni free- jazz di un passato ormai lontano ma anche ad influenze classico-contemporanee europee, una brano arioso ed allo stesso tempo doloroso, un crescendo di intensità spiazzante da tagliare e togliere il fiato mentre la voce di Sok si fa guida e lama affilata, avete davanti, abbiamo, qualcosa che si avvicina molto probabilmente ad una forma “capolavoro-disturbata” e forse lo è, non spetta a noi dirlo. Si prosegue sui ritmi sincopati di Gutter, 14 minuti e 42 di lucida composizione suddivisa in due parti, la prima che segue traiettorie punk-no wave di ottantiana memoria dove chitarre e fiati fanno da contrappunto alla sezione ritmica in un alternarsi continuo di piccole variazioni “improvvisate” ed una seconda parte più noise e teatrale che lentamente andrà a riprendere il tema sul finale in un crescendo di “violenza” logica mai fine a se stessa, notevole. E ci avviamo così alla conclusione con l’ultimo brano, Flim Flam, materia viva e pulsante di vita che spazia fra jazz ed hardcore ma sempre in tono sommesso, destrutturato e reinterpretato nell’attimo, se di violenza si può parlare non è mai a livello sonoro ma di creazione compositiva, un respiro universale che disegna percorsi inusuali in un’alternarsi di momenti più sobri ed altri più frenetici, un caos controllato che sa di presente. Qui su Roots! non vi proponiamo nulla né tanto meno consigliamo, parliamo di musica e di possibilità, di alternative a tutto quel plasticume che quotidianamente ci viene propinato come musica, al suo nulla; detto questo fate un pò come volete, il nostro “consiglio” è di godere di questa musica, di farla vostra e soprattutto di farne buon uso; da Roots! è tutto (qui dove potrete ascoltare questo piccolo capolavoro), rilassatevi e buon ascolto.    

 

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