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Roots! n.104 febbraio 2021

Stevie's Blend-The Blues Hill

Autore: Stevie’s Blend

Titolo: The Blues Hill

Anno: 2019

Genere: Blues, Roots

Città: Roma

 

Componenti: Stefano De angelis (chitarra), Michael Brill (basso), Piero E. Pierantozzi (batteria)https://www.funkyjuice.com/redwood-recordings/

Etichetta: Redwood Recordings (Funky Juice)

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/steviesblend/

Stevie’s Blend-The Blues Hill

by Simone Rossetti

Torniamo a parlare di blues e l’occasione questa volta ci è data dall’ultimo album in studio degli Stevie’s Blend, The Blues Hill del 2019, distribuito dall’ottima Redwood Recordings anche se in realtà l’ultima loro uscita risale proprio a questo inizio 2021 con l’Ep Rough And Ready ma per il momento noi ci fermiamo qui ben consci della necessità di seguire una storia, soprattutto quando si parla di blues; cosa aspettarsi da un album di blues oggi? Niente, solo che sia ben suonato (attenzione, non si parla di tecnica fine a se stessa) ma soprattutto onesto e sincero, non serve altro; il blues, che lo si chiami traditional o in qualche altro modo, sempre e solo blues resta, più che musica è un suono, un’attitudine, racconta e serve a raccontare, cosa? Storie, a creare quelle immagini e paesaggi che fanno ormai parte di un “immaginario” collettivo ma che, come erroneamente si potrebbe pensare, non appartengono ad un passato remoto ma sono quanto mai attuali, il blues può essere anche questo presente. La tecnica, argomento quanto mai spinoso quando si parla di blues, moltissimi musicisti (chitarristi) rock tecnicamente super-dotati si sono confrontati con la musica del diavolo, bello ma non basta, il blues deve essere prima di tutto “sentito”, i tecnicismi fine a se stessi non bastano se dietro non c’è un “sentito”, un vissuto (o percepito tale), il blues si accontenta anche di poche, pochissime note ma devono raccontare. Non capita spesso di parlare di blues e quando ci capita fra le mani (le orecchie) un album come questo ci piace prepararvi a quello che andrete ad ascoltare; un buon album di blues e roots, non imprescindibile ( e lo diciamo proprio perchè oggi non ha più alcun senso parlare di album imprescindibili quando si parla di blues) ma suonato con maestria, passione e piacevole da ascoltare, non ci è sfuggita una certà “modernità” nei suoni (ed a livello compositivo) e questo è forse il suo unico limite (considerazione personalissima e giustamente non condivisibile), ci saremmo accontentati anche di un suono più grezzo e ruvido, ma siamo nel 2021 (infausto anno, come il precedente) e probabilmente siamo noi di Roots! a non essere “temporalmente” sintonizzati, comunque non temete, è un album che scorre talmente bene che non vi deluderà; avete visto l’artwork? Bene, perchè rappresenta perfettamente quello che andrete ad ascoltare, ed allora ubriacatevi con l’eccellente blues acustico di I Found You Along My Road dal ritmo sostenuto ed il suono sporco di una chitarra resofonica che profuma di quelle highways senza fine che attraversano le grandi pianure americane, c’è la più notturna e polverosa Big Blue Ball dall’andamento incerto con un grande solo di chitarra ed arricchita da “coretti” in pieno stile anni 50 semplicemente perfetti, ma è anche il momento di citare la traccia che preferiamo, la dolce ed avvolgente Oh Daddy con le note dell’Hammond di Luciano Gargiulo che rimandano alla migliore tradizione musicale americana (roots appunto, radici), un gran bel sentire, come anche il lanciatissimo e sferragliante blues di Guitar Boogie, il suono perfetto (slide) da sudicio localaccio perso alla periferia di un nulla dove poter vendere la propria anima al diavolo in cambio di un altro bicchiere di whiskey; intrisa di blues anche la più amara All My Faults, calda, sudata, appiccicosa, con il suono dell’armonica che sembra provenire direttamente dalle paludi stagnanti e limacciose del grande Mississippi; compositivamente più strutturate e “moderne” sono This Is My River e la malinconica No Fear, quest’ultima veramente bella con i suoi intensi profumi che sanno di psichedelia, di tramonti nel deserto, di un giorno e di un epoca destinati ad un’ineluttabile svanire. Si, anche questo è blues ma noi ci fermiamo qui, The Blues Hill è un album che nel suo piccolo e nella sua semplicità saprà portarvi lontano e lo farà con stile ma questo lo scoprirete per intero voi stessi come è giusto che sia; in attesa che questi momenti bui passino e si possa tornare ad ascoltare musica in una dimensione più “vera” accontentiamoci di quel poco (ma qui su Roots! niente è poco) che ci passa ancora il convento, o il deserto, come in questo caso. Buon ascolto da Roots!. (qui o qui)

  

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