Roots! n.311 novembre 2021 Springtime

Springtime - Springtime

Springtime – Springtime

by Simone Rossetti

Springtime degli Springtime, un album così inaspettato (visti i tempi) che ancora stentiamo a crederci. Non sono più degli adolescenti questi tre “ex ragazzi” (australiani), Jim White alla batteria, Gareth Liddiard alla chitarra e voce e Chris Abrahams al piano ma con una storia alle spalle di tutto rispetto (The Necks, Dirty Tree, Tropical Fuck Storm, The Drones) e qui, malgrado un tutto che ineluttabilmente scorre, al loro “album di debutto”; un’alchimia unica che non avremmo problemi a definire “capolavoro”, parola, che ne siamo ben consapevoli, non vuol dire un cazzo ma a scanso di equivoci si, lo è. Un art-rock che si muove fra sonorità avant-garde (Tuxedomoon e Neu!) e malinconiche ballate che rimandano alla poesia di Nick Cave; album non difficile ma di straziante purezza dove tutto torna, tutto trova un suo posto ed un senso, a partire dalle malinconiche note di piano di Abrahams (fra Erik Satie e Claude Debussy) alla sezione ritmica di White, quasi jazzata, sempre in divenire ed infine alla splendida voce (ma anche come tocco ed intuizione chitarristica è tanta roba) di Gareth Liddiard capace di trascinare questi Springtime in territori “deviati” di insana e commovente bellezza; no, ascoltate questo lavoro e ve ne renderete conto più di quanto le nostre parole possano descrivere. Album che si apre con l’elettrica Will To Power, un crescendo che dilania, una prova vocale sopra le righe, semplicemente immensa ed a seguire una ballata che è pura arte, The Viaduct Love Of Suicide, oscura, malinconica, senza tempo né luogo, quel piacere di un sorprendersi che forse abbiamo dimenticato in favore di un più accomodante nulla. C’è l’amara e notturna Jeanie In A Bottle, una preghiera destrutturata che sembra arrivarci da un tempo-altro, mentre She Moved Through The Fair e The Island si muovono su territori più astratti, tra avant-garde e classica-contemporanea, musica che riesce ad elevarsi al di sopra delle nostre quotidiane miserie. E che dire di West Palm Beach (brano scritto da Bill Woldham)? Altra ballata (registrata live) che profuma di deserto, di un vite ai margini, di luoghi non-luoghi dove perdersi ma anche, e non è cosa da poco, potersi ancora ri-trovare, tanto di cappello; a chiudere questo Springtime ci penserà lo scorrere cupo e Pinkfloydiano di The Killing Of The Village Idiot, brano sulle forze speciali australiane di stanza in Afghanistan ed i loro crimini contro la popolazione civile, più “opera-rock” ma anche qui si volerà su vette altissime. Dite che ci siamo fatti trascinare da un facile quanto inutile entusiasmo? No, solo da quello che questa musica ci trasmette e che crediamo valga la pena condividere (anche se, e ne siamo ben consapevoli, è pur sempre una questione soggettiva). Qualche nota tecnica, album pubblcato per la Joyful Noise Recordings lo scorso 5 novembre e disponibile sia in formato digitale, CD o nel sempre preferibile vinile; ora sapete cosa fare o non fare, nessuno qui ha la pretesa di avere la verità in tasca né tantomeno di dare “consigli per l’acquisto”, Springtime è un lavoro che potrà piacere o meno ma tutto può essere tranne che un asettico prodotto usa e getta da supermercato, no, fortunatamente è ben altro, cibo per l’anima, cosa che di questi tempi bui scarseggia. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Springtime – Springtime

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Springtime of Springtime, so unexpected (given the times) that we still find it hard to believe. These three “ex boys” are no longer teenagers (Australians), Jim White on drums, Gareth Liddiard on guitar and vocals and Chris Abrahams on piano but with a very respectable story behind it (The Necks, Dirty Tree, Tropical Fuck Storm, The Drones) and here, despite everything that inevitably flows, to their debut album; an alchemy the only one that we would have no problem defining a “masterpiece”, a word that we’re well aware of, it doesn’t mean shit but for the avoidance of doubt yes it is. An art-rock that moves between avant-garde sounds garde (Tuxedomoon and Neu!) and melancholy ballads that refer to the poetry of Nick Cave; album not difficult but of excruciating purity where everything returns, everything finds its place and meaning, starting from the melancholy piano notes of Abrahams (between Erik Satie and Claude Debussy) to the rhythm section by White, almost jazzed, always in progress and finally to the splendid voice (but also as a touch and guitar intuition is a lot of stuff) by Gareth Liddiard able to drag these Springtime in “deviated” territories of insane and moving beauty; no, listen to this work and you’ll realize it I count more than our words can describe. Album that opens with the electric Will To Power, a crescendo that tears apart, a vocal proof over the top, simply immense and a follow a ballad that is pure art, The Viaduct Love Of Suicide, dark, melancholy, timeless nor place, that pleasure of a surprise that perhaps we have forgotten in favor of something more accommodating anything. There is the bitter and nocturnal Jeanie In A Bottle, a deconstructed prayer that it seems to have come from a time-other, while She Moved Through The Fair and The Island move on more abstract territories, between avant-garde and classical-contemporary, music that manages to rise above above our daily miseries. And what about West Palm Beach (song written by Bill Woldham)? Another ballad (recorded live) that smells of desert, of a vine on the edge, of places non-places to get lost but also, and it is not a trivial matter, to still be able to find oneself again, so much of hat; closing this Springtime will be the gloomy and Pinkfloydian flow of The Killing Of The Village Idiot, a piece on the Australian special forces stationed in Afghanistan and their crimes against the civilian population, more “opera-rock” but even here we will fly to very high peaks. Say there are we carried away by an easy and useless enthusiasm? No, just from what this music it transmits to us and that we believe is worth sharing (even if, and we are well aware of it, it is also always a subjective question). Some technical notes, album released for Joyful Noise Recordings last November 5th and available both in digital format, CD or in the always preferable format vinyl; now you know what to do or not to do, no one here claims to have the truth in their pocket either let alone giving “buying advice”, Springtime is a job that you may or may not like but anything can be except an aseptic disposable supermarket product, no, fortunately it’s something else, food for the soul, which is in short supply in these dark times. From Roots! it’s all and how always good listening (here).

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