Roots! n.475 giugno 2022 Slim Smith – Everybody Needs Love!

Slim Smith - Everybody Needs Love!

Slim Smith – Everybody Needs Love!

(1969, Pama Records)

by Simone Rossetti

Ecco un buon antidoto ad un fottuto mondo che non ci merita (alcuni se lo meritano ma purtoppo sono anche il motivo per il quale questo mondo sia così fottuto, letteralmente). Keith “Slim” Smith (Kingston, Jamaica 1948 – 1973) vera e propria leggenda della musica rocksteady, in dono aveva ricevuto una grande voce, molto soul (fra un Otis Redding ed un Sam Cooke), versatile, morbida, un successo praticamente immediato prima con i Techniques all’inizio degli anni ’60, poi con gli Uniques (Derrik Morgan, Ken Boothe) ed infine (o per finire) intraprendendo una carriera solista dalla però breve durata, appena il tempo di pubblicare questo Everybody Needs Love! (1969) ed il successivo Just A Dream del 1972. Depressione sembra, contrasti con i produttori, quella fragilità esistenziale che può farsi abisso, fatto sta che un mattino del 9 ottobre 1973 lo ritroveranno privo di vita sul pianerottolo di casa dei suoi genitori dopo che aveva rotto il vetro di una finestra per cercare di entrarvi, si reciderà un’arteria ma probabilmente sotto gli effetti dell’alcol o altro non ebbe modo di accorgersene o di chiedere aiuto, si addormentò su quel pianerottolo e non si risvegliò più, morì per dissanguamento; fine, non c’è alcuna morale in tutto questo, è solo la storia di un cantante/artista che meritava di essere ricordato. Everybody Needs Love!, Tutti Hanno Bisogno Di Amore, di questi tempi potrebbe suonare strano (vecchio) ma fermatevi un attimo e guardatevi intorno; qualche brano originale, pezzi ripresi dal passato e molte cover di successi soul dell’epoca, Spanish Harlem di Ben E. King (1960), A Place In The Sun di Steve Wonder (1966), una bellissima Slip Away singolo di Clarence Carter datato 1968 e che dire di un pezzo come Somebody To Love (Everybody Needs) singolo portato al successo prima da Solomon Burke, poi nel 1966 da Wilson Pickett e “più recentemente” dai Blues Brothers? Il tutto ovviamente in levare ma non ska, non reggae semplicemente rocksteady, più dolce, più elegante, meno “politicizzato”, si ascolta, si balla e si gode (un godimento sempre da condividere). Una musica (ed una voce in falsetto) che per quanto possa sembrare “semplice/datata” fa stare bene, è armonia, respiro, se ne frega di un tempo o di un momento storico, c’è e ci sarà sempre per chiunque ne senta un bisogno e sulle note proto-reggae di Burning Desire ci congediamo lasciando a voi “quel bisogno/antidoto”, quando sarà e se sarà. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).         

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