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Roots! n.174 maggio 2021

Simone Sims Longo-Simultanea E-Astrazioni

Autore: Simone Sims Longo

Titolo: Simultanea E-Astrazioni

Tracks: 1. Immagine – 2. Figurazioni – 3. Couram – 4. Scorpione – 5. Contatto – 6. Liretta – 7. Tratti – 8. Aggregati –  9. Fragile – 10. Legami – 11. Cogente – 12. Eina – 13. Aspetto – 14. Recondito – 15. Metadialoghi – 16. Respiro 

Anno: 2021

 

Genere: Elettronica, Abstract music, Contemporary music, Krautrock, Musique concrete, exp

Città: Cuneo

Componenti: Simone Sims Longo

Etichetta: Solitunes Records

Formato: Digitale, CD

Sito web: Simone Sims Longo 

Simone Sims Longo-Simultanea E-Astrazioni

by Simone Rossetti

C’è qualcosa di estremamente moderno e “vecchio” in questa musica, che poi possa piacere o meno è un altro discorso (sempre di gusti personali si tratta); musica elettronica audiovisiva ma lasciate perdere generi, stili ed etichette varie, siete su Roots! dove recensiamo ma soprattutto parliamo di musica a 360°, che sia hardcore, blues o “digitale” come in questo caso non ha importanza, quello che conta è che sia musica “fatta bene” e della quale parlarne non sia come leggere un volantino delle offerte di un supermercato qualsiasi. Simultanea E-Astrazioni raccoglie una serie di brani composti fra il 2017 ed il 2020 da Simone Sims Longo, compositore ed artista “multimediale” (oggi si dice così, ma tant’è) proveniente da Cuneo e qui al suo album (noi lo consideriamo tale) di debutto pubblicato in questo ancora infausto 2021 da una interessante ed alquanto bizzarra e strampalata etichetta indipendente italiana, la Solitune Records (fateci un salto perchè ne vale la pena). Sulle nostre riserve “tecniche” riguardo al multimediale, al sound-design, all’arte audiovisiva e quant’altro preferiamo sorvolare, qui siamo ancora all’antica e si bada “a’i lesso” cioè alla musica, il resto è storia di questi ultimi tempi ma che (per difetto nostro) non sempre comprendiamo (no, non siamo stupidi ma ad ognuno il suo). Simultanea E-Astrazioni, scritto proprio così, ve lo anticipiamo subito, si tratta di un ottimo lavoro che ci ha spiazzato per sensibilità, linguaggio e respiro, composizioni elettroniche che rimandano sia alla scuola tedesca più sperimentale della prima metà del 900 (Karlheinz Stockhausen) che a quella più “pop” (krautrock) degli anni 70; attenzione, ci muoviamo su sensazioni, seguendo solo la pancia e l’istinto (l’orecchio come tramite), potremmo anche sbagliarci (parlare di musica comporta anche i suoi rischi), comunque un’elettronica molto minimalista con un suo dispiegarsi lento e sommesso, per capirsi non è “invadente” come solitamente si potrebbe pensare riferendosi alla musica elettronica (ma non ha nemmeno quella rilassatezza eterea di certa musica ambient), anzi, in questo caso forse sarebbe meglio parlare di “elektronische musik”; non è così semplice, una recensione per quanto ben fatta (in generale, non questa) non potrà mai sostituirsi ad un ascolto che qui in particolare diventa quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere, pretendere di “spiegarlo” sarebbe sbagliato e fuorviante, quello che possiamo fare è solo darvi quell’input iniziale all’interno del quale potersi muovere liberamente. Possibilità infinite, di interazione, di scambio, di dialogo, Simone ha il “tocco” giusto, moderno ma rivolto al passato (ad un passato che sembra già appartenere all’oblio), le atmosfere di Enia ad esempio, delicate e struggenti, sembrano non aver fine, quasi cicliche, eppure sono solo 2 minuti scarsi ma con un senso armonico e melodico che rimanda alle avanguardie artistiche dei primi del 900, o come nella breve Metadialoghi, un flusso armonico disorientante, fragile, intenso; c’è qualcosa in questa musica che almeno qui consideriamo essenziale ed al di la di generi ed etichette varie, quel respiro necessario ad elevarsi al di sopra delle nostre umani miserie (nel suo piccolo, non stiamo parlando di un capolavoro, cosa della quale non ce ne potrebbe fregare di meno). Immagine, musica sintetica, digitale, “musique concrète”, abstract music, musica contemporanea, a prescindere un bel brano ma è necessario intuirlo, scegliere di andare oltre, suoni destrutturati che su differenti livelli si fanno melodia e linguaggio. Attraversata da leggere pulsazioni ritmiche di scuola industrial-post punk è la bella Aggregati, fra Neu! e Einstürzende Neubauten, eppure proiettata oltre, come anche la malinconica Fragile e qui concedeteci una considerazione (che come tutte le considerazioni lascia il tempo che trova), immaginatevi per un attimo una strumentazione acustica (un sax, un violino, un organetto o quello che vi pare) ad interagire con questa musica, non sappiamo ovviamente quale sarebbe il risultato ma è un’idea che ci affascina. Diciamo un’altra cosa, ci sono anche alcuni brani più “sperimentali” (parola che in questo contesto non usiamo volentieri) che a nostro modesto ed umile parere cadono nell’errore (non errore nel senso classico, ciascuno vive la propria arte come meglio crede) spesso comune a molta musica elettronica più o meno “concettuale”, quello di essere troppo fine a se stessa, Couram, Tratti e Recondito, ovviamente non abbiamo la pretesa che condividiate questo pensiero, un ascolto è pur sempre un qualcosa di strettamente personale ed è lì che vi rimandiamo. 16 tracce non sono poche anche se teoricamente dovremmo parlare di “raccolta” anziché di un album vero e proprio ma vi assicuriamo che una volta arrivati alla fine vi verrà naturale premere di nuovo il tasto play dall’inizio (no, non è pubblicità né tanto meno un consiglio); Simone Sims Longo ha “talento” e possibilità ancora tutte in divenire (messa così sembra facile ma non lo è), in attesa di un seguito che forse comprenderemo meglio non ci resta che augurarvi buon ascolto (qui), e da Roots! per il momento è tutto.

 

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