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Roots! n.115 marzo 2021

Sendelica-Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer)
Side D (blank)

Autore: Sendelica

Titolo: Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer)

Side A – Lightstar (19:15)  Side B – Saturnalia (22:39)  Side C – Nine Miles High (14:10), Lightstar (reprise 08:59)  Side D (blank)

Anno: 2019

Genere: Psychedelic rock, Prog-jazz, Canterbury Sound

Città: Galles

Componenti: Pete Bingham (guitars, samples), Glenda Pescado (bass), Lee Relfe (sax), Neil Spragg (drums), Colin Costerdine (keyboards) – Special Guests: Carningli String Ensemble

Etichetta: Fruits De Mer Records

Formato: Vinile

Sito web: https://www.facebook.com/Sendelica-191174294239796/

 

 

Sendelica-Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer)

by Simone Rossetti

Be brave…and keep faith” (Schizo Fun Addict-Fruits De Mer Records)

Una cosa inusuale iniziare la recensione di un album parlando della sua etichetta discografica, inusuale ma necessaria; lo sapete bene qui su Roots! non ci accontentiamo di una semplice e mediocre recensione, dietro ad un album c’è sempre una storia (legata al passato ma non solo, qualche volta proiettata nel futuro), una storia che in questo caso passa anche per una piccola ma davvero tosta etichetta discografica inglese, la Fruits De Mer, fondata in un ormai lontanissimo 2008 da Andy e Keith; vi starete giustamente chiedendo cosa ci sia di così straordinario in questo (e cosa c’entri con la recensione di un album), la risposta è in entrambe le domande; passione, umanità e dedizione totale al buon vecchio vinile. No, non facciamo pubblicità a nessuno né ci interessa compiacere artisti o etichette varie, quello che scriviamo è quello che pensiamo e va ben oltre una semplice offerta promozionale da discount, se al mondo (in questo fottuto mondo) esistono ancora persone così è giusto parlarne, se la storia del vinile (e della musica) conosce memoria e presente (e forse futuro) è anche grazie a loro (ma qui ci fermiamo e come si dice, a buon intenditor poche parole). Ora possiamo anche parlare di questo Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer) dei Sendelica, album pubblicato nel 2019 appunto per la Fruits De Mer e guarda caso rigorosamente in vinile (trasparente con dei bellissimi disegni sovrastampati di notevole effetto); una storia lunga quella dei gallesi Sendelica iniziata nel 2006 con TheOwlsHaveEyes, loro primo Ep e proseguita ininterrottamente fino ai giorni nostri con una discografia veramente immensa fra album, Ep, live, collaborazioni varie e progetti secondari; si ma la musica? ora ci arriviamo, Cromlech Chronicles IV è l’ultima uscita (la quarta appunto) per la “serie” Cromlech iniziata con il primo capitolo nel 2016; un prog-rock dalle forti tinte psichedeliche fine anni 60, per capirsi Grateful Dead e Jefferson Airplane ma sopratutto con reminescenze a quel sound tipico della scena di Canterbury dei primi anni 70 (Canterbury Sound), i Wild Flowers, i Soft Machine, i Gong, una musica (principalmente strumentale in questo caso) dove rock, psichedelia, jazz sperimentale e West-Coast sound si fondono insieme in un crogiuolo esoterico di grande impatto. Solo tre tracce (più una reprise) ad occupare ciascuna un intero lato di questo doppio album (il lato D resterà vuoto). Brani molto lunghi, una scelta inusuale per questi tempi di usa e getta (mentale) ma che vi assicuriamo non appesantiscono affatto l’ascolto che scorre sempre fluido ed interessante. E si parte con la bellissima Lightstar introdotta da un solo di sax (Lee Relfe) tutto in divenire al quale si aggiungeranno le note morbide e liquide della chitarra di Binghman, il basso bello pastoso di Glenda Pescado e la ritmica sempre controllata di Neil Spragg, una musica che trova nel suo tranquillo (forse anche troppo) scorrere un senso che rimanda ad un passato che oggi sembra appartenere alla preistoria ma che invece è sempre attuale (soprattutto quando è suonato con passione e tecnica come in questo caso), un gran bel sentire che si accentuerà nella seconda parte quando il crescendo su territori più duri arricchiti dalla sezione archi del Carningli String Ensemble; sul lato B troviamo Saturnalia che strutturalmente e compositivamente segue la traccia precedente ma la sezione ritmica è più secca e decisa, un incedere armonico-melodico sostenuto da crescendo improvvisi e da un approccio quasi “post-punk” più sperimentale, c’è maestria in queste note che sanno ancora di qualcosa di “artigianale”, di “fatto a mano”, la seconda parte del brano gioca (è proprio il caso di dire) su atmosfere più eteree trascinate dal bellissimo sax di Relfe, uno stile che può  ricordare le sonorità “fredde” e distanti di Jan Garbarek, sempre controllato, lontano dal classico Jazz di maniera; Nine Miles High apre il lato C ed è forse la traccia più spiazzante introdotta dal suono quasi metal della chitarra che contrasta effettivamente con la leggera melodia del sax ed una rtmica quasi hardcore, ma è solo un primo input poi tutto si snoderà in atmosfere più psy-rock con i suoni distorti e dissonanti della chitarra di Bingham a “tenere” il climax del brano, poi di nuovo il sax in un interscambio fra i due strumenti veramente eccellente, e qui siamo in territori quasi free-jazz dove la libertà “narrativa” è affidata ai singoli ed alla loro interazione; un’approccio questo che sarà ripreso anche per l’ultima traccia di questo lavoro, quella Lightstar iniziale qui riletta su sonorità più dure ed elettriche alle quali farà da contrappunto la più morbida sezione di archi creando coì un pathos di rara magia al quale seguirà un finale di devastante potenza “cosmica”. Come già accennato la lunghezza dei brani certo non aiuta ma così deve essere e non altrimenti, è questa stessa musica che lo richiede, in caso contrario sarebbe forse più “accessibile” ma anche una evidente storpiatura e lo sottolineiamo di nuovo, sono comunque “lunghezze” che non si avvertono minimamente. Se amate il vinile, se non sapete cosa sia ma volete scoprirlo, se vi siete dimenticati di averlo amato e ve ne vergonate (perchè noi siamo qui a ricordarvelo) ora sapete cosa fare, Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer) è un ottimo album (oltre che uno splendido vinile), forse non imprescindibile per la storia del rock ma non ce ne può fregare di meno; ora sapete dove trovarlo (qui), dove guardare (qui) e dove dargli un pre-ascolto (qui). Da Roots!, ai confini di questo fottuto mondo, è tutto. Buon ascolto.

 

Sendelica-Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer)

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Be brave…and keep faith ” (Schizo Fun Addict-Fruits De Mer Records)

An unusual thing to start an album review talking about its record label, unusual but necessary; you know it well here on Roots! we are not satisfied with a simple and review, behind an album there is always a story (linked to the past but not only, sometimes projected into the future), a story that in this case also passes for a small but really tough one English record label, Fruits De Mer, founded in a distant 2008 by Andy and Keith; you are rightly asking what is so extraordinary about this (and what does it have to do with an album review), the answer is in both questions; passion, humanity and total dedication to good old vinyl. No, we don’t advertise to anyone and are we interested in pleasing artists or various labels, what we write is what we think and goes far beyond a simple promotional offer from discount stores, if in the world (in this fucking world) there are still people so it is right to talk about it , if the history of vinyl (and music) knows memory and present (and perhaps future) it is also thanks to them (but here we stop and as they say, a few words to the good connoisseur). Now we can also talk about this Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer) by Sendelica, an album released in 2019 for Fruits De Mer and coincidentally strictly in vinyl (transparent with beautiful overprinted designs of considerable effect); a long story that of the Welsh Sendelica started in 2006 with TheOwlsHaveEyes, their first Ep and continued uninterruptedly up to the present day with a truly immense discography between albums, Ep, live, various collaborations and secondary projects; yes but the music? now we get there, Cromlech Chronicles IV is the latest release (the fourth in fact) for the Cromlech “series” that began with the first chapter in 2016; a prog-rock with strong psychedelic shades of the late 60s, to understand Grateful Dead and Jefferson Airplane but above all with reminiscences to that typical sound of the Canterbury scene of the early 70s (Canterbury Sound), the Wild Flowers, the Soft Machine, the Gong , a music (mainly instrumental in this case) where rock, psychedelia, experimental jazz and West-Coast sound come together in an esoteric melting pot of great impact. Only three tracks (plus a reprise) to each occupy an entire side of this double album (side D will remain empty). Very long tracks, an unusual choice for these disposable (mental) times but which we assure you do not weigh down at all the listening that always flows fluid and interesting. And we start with the beautiful Lightstar introduced by a sax solo (Lee Relfe) all in progress to which will be added the soft and liquid notes of Binghman guitar, the beautiful mellow bass of Glenda Pescado and the always controlled rhythm of Neil Spragg, a music that finds in its quiet (perhaps too much) flow a sense that refers to a past that today seems to belong to prehistory but which is always current (especially when it is played with passion and technique as in this case), a great feel that it will be accentuated in the second part when the crescendo over harder territories enriched by the string section of the Carningli String Ensemble; on side B we find Saturnalia that structurally and compositionally follows the previous track but the rhythm section is drier and more decisive, a harmonic-melodic gait supported by sudden crescendo and a more experimental almost “post-punk” approach, there is mastery in these notes that still know of something “artisanal”, “handmade”, the second part of the piece plays (it is appropriate to say) on more ethereal atmospheres dragged by the beautiful sax of Relfe, a style that can remember the “cold” and distant sounds of Jan Garbarek, always controlled, far from the classic Jazz of a manner; Nine Miles High opens the C side and is perhaps the most unsettling track introduced by the almost metal sound of the guitar that actually contrasts with the light melody of the saxophone and an almost hardcore rhythm, but it is only a first input then everything will unfold in more psy atmospheres rock with the distorted and dissonant sounds of Bingham guitar to “hold” the climax of the song, then again the sax in a truly excellent interchange between the two instruments, and here we are in almost free-jazz territories where freedom ” narrative “is entrusted to individuals and their interaction; an approach that will also be used for the last track of this work, the initial Lightstar reinterpreted here on harder and more electric sounds to which the softer section of strings will counterpoint, thus creating a pathos of rare magic which will be followed by end of devastating “cosmic” power. As already mentioned, the length of the pieces certainly doesn’t help but this is how it must be and not otherwise, it is this same music that requires it, otherwise it would perhaps be more “accessible” but also an obvious distortion and we underline it again, they are anyway ” lengths “that are not felt at all. If you love vinyl, if you don’t know what it is but you want to find out, if you have forgotten that you loved it and are ashamed of it (because we are here to remind you) now you know what to do, Cromlech Chronicles IV (The Door Into Summer) is a excellent album (as well as a splendid vinyl), perhaps not essential for the history of rock but we can’t care less; now you know where to find it (here), where to look (here) and where to give it a pre-listen (here). From Roots! To the edge of this fucking world, that’s all. Have a good listening.

 

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