Roots! n.265 settembre 2021

Safir Nou-Liminal

Safir Nou – Liminal

by Simone Rossetti

Davvero un bell’album, un bel sentire e con questo potremmo anche chiuderla qui; non è una cosa che capita tutti i giorni e non stiamo nemmeno parlando del classico “capolavoro” (non ce ne potrebbe fregare di meno), no, anzi, è quanto di più semplice e naturale possa esserci eppure proprio per questo difficile da “scrivere”, da riportare in parole ma abbiamo un difetto ed è quello che ci piace parlare di musica, liberamente e serenamente; le emozioni che questa trasmette (sia che si parli di punk, hardcore, classica, blues o quello che vi pare) sono altro ma è anche per queste che scriviamo, poi ci sta di sbagliare, di sopravvalutare un lavoro, di non capirlo come di fraintenderlo ma è un rischio che corriamo volentieri, a voi il piacere di scoprire il resto. Album (disponibile in CD ed in formato digitale) pubblicato per l’ottima Seahorse Recordings in un settembre 2021 che sembra non promettere niente di buono (leggete questo come vi pare); arrivano da Cagliari e sono Antonio Firinu alla chitarra, accordion e synth, Ivana Busu ai synth, accordion ed elettroniche, Segio Tifu al violino, Andrea Lai al basso elettrico e contrabbasso ed Antonio Pinna alla batteria, sono i Safir Nou e suonano, crediamo, una gran bella musica. Liminal è il loro ultimo album dopo Groundless del 2016 ed idealmente suddiviso in due parti, Capitolo 1: Waves e Capitolo 2: Sands, interamente strumentale; world music, jazz, atmosfere sud-americane (Piazzolla) ma soprattutto mediterranee, un mare che è insieme approdo e partenza od un semplice perdersi/rifugio, questo da sempre. Port X è il brano di apertura, quel viaggio che ci appartiene, malinconico, di struggente bellezza, uno svolgersi impreziosito dal violoncello di Gianluca Pischedda e da un crescendo allo stesso tempo cupo e maestoso, qualcosa di incombente ed ineluttabile; c’è Liminal Sail, un piccolo capolavoro che morbidamente coprirà i vostri piedi come la sabbia trasportata dalle onde di un quieto mare, a seguire Escape speziata di ottimo jazz e la più eterea Reflections lasciata al bellissimo dialogo fra la chitarra di Firinu ed il violino di Tifu e che dire, nulla, lasciate che sia lei stessa a guidarvi, dove non sappiamo. C’è la bellissima Almost Home, armonicamente superba, da brivido, quel mare nel momento in cui ne comprendiamo tutta la sua vastità e solitudine, mentre più scura e notturna è Sahel, morbida e seducente come “una canzone triste che si balla”, quanta poesia, quanto Astor Piazzolla. Noi ci fermiamo qui, il resto del viaggio, come è giusto che sia, proseguitelo da soli; Liminal è quell’album che proprio non ci aspettavamo, non ora, non di questi tempi ingabbiati in una logica di pensiero a senso unico, un mare (non quello vacanziero e frivolo) che credevamo, nel nostro quotidiano misero scorrere, di aver rimosso ed invece è sempre lì ed è fatto delle nostre stesse storie, storie che qui diventano narrazione, come le onde del mare ci bagnano i piedi per poi ritirarsi in un perpetuo ritorno, storie che ci appartengono. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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