Roots! n.499 luglio 2022 Rotten Crows – The Other Part Of The Sky

Rotten Crows - The Other Part Of The Sky

Rotten Crows – The Other Part Of The Sky

(2021, autoprodotto)

by Simone Rossetti

Una notazione “tecnica” per tutti gli amanti del “genere” (e per chi non lo è? Ascoltatevi prima questo disco e poi ne riparliamo), questi ragazzi suonano da “dio” e non è un banale complimento tanto per fargli pubblicità, sezione ritmica (Ruben Palma al basso, Fulvio Carraro alla batteria) impressionante per velocità e variazioni “cromatiche”, manco fossero i Black Sabbath ci verrebbe da dire (oramai lo abbiamo detto), questione di tecnica certo ma necessaria e poi le due chitarre (Carmine De Benedettis e Davide Gabrielli) in un sincronismo ed interazione perfette, una violenza mai fine a se stessa….già, perché di “violenza” (quella fra virgolette) ce n’è e tanta anche quando questo black-trash metal virerà verso atmosfere più malinconicamente prog, davvero un bel sentire ma non è questo il punto, c’è anche altro (e ci arriveremo). The Other Part Of The Sky è un concept album di debutto e che debutto (a proposito i Rotten Crows arrivano da Roma) suddiviso in tre capitoli, Chapter I: Upside Down, Chapter II: The Awakening e Chapter III: Elsewhere; tre brani per capitolo introdotti a loro volta da un breve “monologo” a fare da narrazione e filo conduttore fino ad un suo (nostro?) tragico epilogo…è qui che troverete la vera violenza (forse meglio dire disperazione), quella che non ha bisogno di virgolette, quella che conosciamo bene, quella di un nostro quotidiano vivere. Prima però un passo indietro, osservate bene quei colori blu-violacei dell’artwork, non vi ricordano nulla? Non vi rimandano a quel De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem pietra miliare per tutto il black metal a venire? Due album molto “vicini” anche musicalmente ma con una differenza non da poco, lì si “bruciavano le chiese” qui a bruciare (letteralmente) siamo solo noi. Inutile stare a “piangersi addosso” e raccontarvi quello che NON E’ perché questo The Other Part Of The Sky è tragicamente quello che E’….qualcuno dirà “si ok ma tanto lo sappiamo che il mondo è di merda, perché affliggerci ancor di più di quanto non lo siamo già? Meglio ascoltare qualcosa che ci faccia evadere”; bravi evadete pure…ma per andare dove? Tanto (ci auguriamo ovviamente di no) alla fine arriverà comunque quell’oste a presentarci un conto da pagare….un conto che bello non sarà ma speriamo almeno “giusto” ed allora tanto vale guardare in faccia quell’oste subito, “conoscere” ed esserne consapevoli piuttosto che evadere in un più confortevole nulla (per scelta e forse sbagliando non abbiamo voluto ridurre questo lavoro ad un ascolto di “genere”, cosa che non si merita, ma restituirne una chiave di lettura, un respiro, il più ampio possibile). Un concept album da “tragedia greca” e con un finale ancora più cupo e tristemente attuale, non impressionatevi (o meglio fatelo, un giorno potrebbe salvarvi il culo), è il “cupo” di questi tempi, quel buio di un quotidiano vivere nel quale ci muoviamo un pò tutti alla cieca; e no, il personaggio della storia un nome non lo ha, è un personaggio “inventato”, “irreale”, “non esiste”, non è nessuno di noi e non è nessuno di voi (tanto queste cose toccano sempre agli altri), sarà Lui e solo Lui in una specie di “universo parallelo” a doversi confrontare con i propri demoni, angosce, paure, frustrazioni frutto di un sistema e convenzioni, queste sì, mostruosamente reali. Tre Capitoli, estremi, vivi, un ascolto non facile ma di sanguinante bellezza (splendida la voce e l’interpretazione che ne darà Federico Pratesi); storia che lasciamo a voi il piacere di leggere/scoprire (qui) ed alla quale c’è ben poco da aggiungere, è questo cazzo di mondo e che piaccia o meno alla fine ci siamo dentro tutti (l’esserne consapevoli è un altro discorso). I primi due Capitoli saranno quelli più devastanti con brevi (e belli) momenti più melodico-riflessivi ma pur sempre un prog nero come la pece, è quel “conto” che ci verrà presentato in tutta la sua spietatezza e dal quale dipendiamo (mentalmente, fisicamente) e no, non ci sarà alcuna salvezza, alcuna possibilità di redenzione, alcuna possibile espiazione…ed infine l’ultimo Capitolo, quello più tragico, definitivo….un trittico a chiudere un tutto che tanto di cappello, Black Rose, Beyond The Sea ed una bellissima The Other Part Of The SkyI hold body in my arms, and behindme a trail of blood, it’s all true my skeletons are real, it’s not all in my mind, i want to stay here, in my abiss” e niente, si frana sotto a un tutto, insieme a un tutto….attenzione, come vi abbiamo accennato fatti ed eventi di questo concept si svolgono e scorrono in una “dimensione parallela” al nostro quieto vivere….parallela, accontentatevi e che ciò vi sia almeno di sollievo. The Other Part Of The Sky non è il classico “album bello” (si lo è anche) ma “sembra” arrivare direttamente da un inferno (il nostro) e di questo inferno averne tutto lo spessore, la qualità, la narrazione e, cosa non da poco, una umana sensibilità (pietà…in realtà lo speriamo e basta); album che vi consigliamo a prescindere, cioè, fate un po’ come vi pare ma se siete in cerca di qualcosa di “speciale” (qualcosa non solo da ascoltare ma anche da “leggere”) ora sapete dove trovarlo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui). 

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