Roots! n.295 ottobre 2021 Rob Gould

Rob Gould - Rob Gould Plays Pawn Hearts

Rob Gould – Rob Gould Plays Pawn Hearts

by Simone Rossetti

Era l’ottobre del 1971 quando uscì un album che si rivelò fondamentale per tutta la scena prog dell’epoca ma non solo, Pawn Hearts dei Van Der Graaf Generator di Peter Hammill; progressive ma con un approccio molto diverso rispetto ai vari Genesis e Yes, per certi versi forse più vicino ai Gong, rock ma anche derive jazz ed incursioni free jazz, se ne parliamo è perchè, come avrete intuito dalla data, da quel giorno sono trascorsi 50 anni esatti e Rob Gould (Buxton, UK) ha pensato bene di omaggiarlo riproponendo questo lavoro per intero in sua personale rilettura ed aggiungiamo che se lo può permettere ( e visto il “materiale” ci riesce anche alla grande); album che esce in questi giorni su CD per la “solita” Fruits de Mer Records, etichetta indipendente votata al vinile ma che in questo caso “per rientrare” nei 50 anni ha dovuto fare un eccezione di “formato”, comunque il vinile è già in stampa e sarà pubblicato a breve. Rob Gould, tastierista, produttore e compositore (già nei Fula, band prog, negli Ashtar dediti ad un celtic-prog-metal ed in un’altra infinità di progetti paralleli e collaborazioni internazionali); 13 albums a suo nome, non l’ultimo arrivato quindi ed è grazie a questa esperienza che si è potuto permettere “il lusso e l’umiltà” di affrontare un album probabilmente ostico ai più e qui viene il bello. Già, perchè se vi aspettate il classico copia-incolla vi diciamo subito che non è questo il caso, la scaletta dei brani è ovviamente la stessa dell’originale ma il suono cambia, nel massimo rispetto ma cambia. Se conoscete Pawn Hearts (l’originale, in caso contrario il suo ascolto è fondamentale) c’è poco da dire, un album figlio del suo tempo, bello quanto volete ma che oltre non va; bene, ora ascoltatevi questo e capirete di cosa stiamo parlando, più classic-rock, moderno, attuale, “operistico” (passateci il termine), certo, perde quell’aurea sperimentale ed innovativa che era l’album del 1971 (approccio jazz e free jazz) ma qui si veste di un qualcosa di nuovo (nei limiti del possibile), come è giusto che sia ma anche come non ci si aspetterebbe. 3 tracce, come l’originale, Lemmings (including Cog) 13:03, Man Erg 10:24 e lunga A Plague Of Lighthouse Keepers di 26 minuti e 29 secondi (nella versione originale a sua volta suddivisa in 10 sottotraccie); Gould non fa ovviamente tutto da solo ma si avvale della collaborazione di “special guest” di tutto rispetto, Cary Grace, la band brasiliana Dr. Fantastico, la The Purple Gang’s Chris Joe Beard e qui ci fermiamo perchè poi viene la musica, un tuffo nel passato con le orecchie in questo infausto presente. Lemmings già acquista un altro suono (d’insieme), più Pinkfloydiana, musicalmente più aperta ed ariosa dove a tratti la componente prog sembra sparire del tutto, un bel pezzo forse anche migliore dell’originale ma qui si entra in un discorso troppo personale; a seguire la splendida Man Erg, il tema è quello, riconoscibilissimo, belle le parti vocali ed i suoi crescendo dal sapore epico ma sarà con la conclusiva A Plague Of Lighthouse Keepers che questi suoni spiccheranno il volo verso altro, bellissimo l’approccio, con una introduzione per solo piano e voce (della bravissima Cary Grace), atmosfere eteree e nordiche atraversate da piccoli squarci di chitarra elettrica (sempre molto Pink Floyd), brano di grande intensità che non vi farà rimpiangere assolutamente l’originale ma che si proietta fieramente in questi giorni e lo fa alla grande, con tanta classe. Ed ora? Ora nulla, o vi ascoltate prima questo lavoro e ve lo gustate per quel che è senza stare a fare troppi raffronti o andate ad ascoltarvi prima l’originale e poi passate a questo, perchè, vi starete chiedendo, se esiste già un originale? Semplice, perchè lo merita e la musica quando è fatta bene è anche questo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

Rob Gould – Rob Gould Plays Pawn Hearts

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

It was October 1971 when an album was released that proved to be fundamental for the whole prog scene of the time but not limited to, Pawn Hearts by Peter Hammill’s Van Der Graaf Generator; progressive but with a very different approach than the various Genesis and Yes, in some ways perhaps closer to Gong, rock but also jazz drifts and free jazz forays, if we talk about it it’s because, as you will have guessed from the date, exactly 50 years have passed since that day and Rob Gould (Buxton, UK) thought well of to pay homage to it by re-proposing it in its entirety in his personal re-reading and we add, if he can allow (and given the “material” it also succeeds great); album coming out on CD these days for the “usual” Fruits de Mer Records, an independent label devoted to vinyl but in this case “To re-enter” in the 50 years he had to make an exception of “format”, however the vinyl is already in print and will be published shortly. Rob Gould, keyboardist, producer and composer (formerly in Fula, prog band, in the Ashtar dedicated to a celtic-prog-metal and another infinity of parallel projects and international collaborations); 13 albums to his name, not the last one to arrive and it is thanks to this experience that he was able to afford “the luxury and humility” of tackling an album probably difficult for most and here comes the beauty. Yes, because if you are expecting the classic copy-paste we tell you right away that this is not the case, the lineup of the songs is obviously the same as the original but the sound changes, with the utmost respect but it changes. If you know Pawn Hearts (the original, in otherwise, listening to him is essential) there is little to say, a beautiful son of his time as much as you want but that goes no further; well, now listen to this and you will understand what we are talking about, more classic-rock, modern, current, “operatic” (pass the term), of course, it loses that aura more experimental and innovative that was the 1971 album (jazz and free jazz approach) but here it dresses in something new (as far as possible), as it should be but also as it’I snt would wait. 3 tracks, like the original, Lemmings (including Cog) 13:03, Man Erg 10:24 and long A Plague Of Lighthouse Keepers of 26 minutes and 29 seconds (in the original version itself divided into 10 sub-tracks), Gould obviously does not do everything by himself but uses the collaboration of respectable “special guest”, Cary Grace, the Brazilian band Dr. Fantastico, The Purple Gang’s Chris Joe Beard and here we stop because then comes the music, a dip in past with ears in this ominous present. Lemmings already buys another sound (overall), more Pinkfloydian, musically more open and airy where at times the prog component seems to disappear completely, a beautiful piece perhaps even better than the original but here we enter a too personal speech; to follow the splendid Man Erg, the theme is that, very recognizable, beautiful vocals and his epic crescendos but it will be with the final A Plague Of Lighthouse Keepers that these sounds will take flight to the other, the approach is beautiful, with an introduction for solo piano and voice (by the talented Cary Grace), ethereal and nordic atmospheres crossed by small glimpses of electric guitar (always very Pink Floyd), a great piece intensity that will not make you absolutely regret the original but that is proudly projected into these days and he does it great, with a lot of class. And now? Now nothing, or you listen to this first work and you enjoy it for what it is without making too many comparisons or go and listen to yourself first the original and then move on to this, why, you are wondering, if an original already exists? Simple, because it deserves it and music when it’s done well is also this. From Roots! it’s all and as always good listening (here or here)

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