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Roots! n.225 luglio 2021

Ray Romijn-Spyglass

Autore: Ray Romijn

Titolo: Spyglass

Tracks: 1. 10 High Street, 2. Native Narrative, 3. Johnny, 4. Spyglass

Anno: 2021

Genere: Folk, beat, indie folk, acoustic alternative

Città: Olanda

Componenti: Ray Romijn (all instruments), Birgit Waadenburg (violino in Spyglass)

Etichetta: Autoprodotto

Formato: Digitale

Sito web: Ray Romijn

Ray Romijn-Spyglass

by Simone Rossetti

E’ bravo Ray Romijn (sempre che gli possa interessare qualcosa), ha quel raro dono di riuscire a scrivere canzoni di una semplicità (apparentemente) disarmante eppure che riescono a lasciare qualcosa, scorrono e senza far troppo rumore si depositano nell’anima. Dal Brasile (dove è nato) agli Stati Uniti, poi l’Inghilterra ed infine l’Olanda diventata nel mentre sua patria adottiva; una storia (solista, in realtà già nei The Tone e Dirty Faces) iniziata nel 2017 con gli Ep Take One e Above The Clouds poi confluiti nell’Lp A Winter’s Tale del 2018 mentre è proprio di questi ultimi giorni di giugno il suo nuovo Ep dal titolo Spyglass; autoprodotto, suonato e registrato in completa solitudine se non per la title track che vedrà la partecipazione di Birgit Waadenburg al violino (brava ma ne riparleremo). Tra un Van Morrison più folk ed un giovane Lennon (John Lennon), una musica che di per sé non ha niente di innovativo ma dai tratti molto personali, si potrebbe definire un folk-shoegaze dai sapori vintage principalmente acustica e dai colori pastello; sulla qualità delle composizioni c’è ben poco dire, Ray Romijn scrive, suona e vi presta la voce, il tutto come se il mondo ci orbitasse intorno, senza fretta e senza tutto il suo inutile “chiasso”, poi è vero, si potrebbe obiettare che alla fin fine sono “semplici canzoncine” (e lo sono) ma da cosa è (era) fatto il rock? Prendete ad esempio le atmosfere Beatlesiane di 10 High Street, dall’incedere dolce e malinconico, un rock’n’roll a “passo d’uomo” talmente appiccicoso da risultare perfetto, eppure sono solo pochi giri di chitarra, il groove giusto ed un sognante refrain “direttamente” dagli anni 60, tanto di cappello; più elettrica e psichedelica è la successiva Native Narrative, carina ed anche questa con un refrain di tutto rispetto ma non “sorprende” (poi è pur sempre una questione di gusti e “momenti” personali). Bene, considerate che questo è stato solo un primo assaggio, da qui in poi le cose si faranno più “serie” e verrà fuori la vera anima e classe di Ray Romijn; a partire da Johnny, una bellissima ballata dolce-amara dai sapori folk-contry che non sarebbe dispiaciuta a Bob Dylan ed oggettivamente notevole così come lo è la voce qui leggermente più “sporca” e meno sognante di Ray ed infine l’ultima traccia, quella che darà il titolo a questo Ep, Spyglass, un piccolo capolavoro che sembra uscire fuori direttamente dal cappello magico di un prestigiatore al suo spettacolo finale di fronte ad un pubblico annoiato e disattento, il suo ultimo regalo al mondo prima della buona uscita e sarà ancora una ballata folk solo più tenera e fragile ed impreziosita dalle bellissime note del violino di Birgit Waadenburg, qualcosa che non ci si aspetterebbe ed invece eccola qui a svolazzare leggiadramente fra le corde della nostra anima. Detto questo un Ep non è molto ma è pur qualcosa e se le prime due tracce ci dimostrano la facilità di scrittura di questo ragazzo sono le ultime due a darci quel senso di “compiutezza” artistica, di quella strada maestra da percorrere (come abbiamo detto all’inizio, sempre che gli possa interessare qualcosa), già, perchè abbiamo dimenticato la cosa più importante, Ray Romijn suona per il semplice (ed imprevedibile) piacere di suonare (e se lo può permettere); da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Ray Romijn-Spyglass

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Ray Romijn is good (as long as he is interested), he has that rare gift of being able to write songs of a simplicity (apparently) disarming yet they manage to leave something, they flow and without too much noise are deposited in the soul. From Brazil (where he was born) to United States, then England and finally Holland which became his adopted homeland; a story (solo, in reality already in The Tone and Dirty Faces) started in 2017 with the Ep Take One and Above The Clouds and the LP A Winter’s Tale of 2018 while his new Ep since Spyglass title, self-produced, played and recorded in complete solitude except for the title track that sees the participation of Birgit Waadenburg on the violin (good, that necessary touch). Between a Van Morrison more acoustic and a John Lennon (Beatles or post-Beatles doesn’t matter), a music that it has nothing innovative but it is very personal, you could define it as a folk-shoegaze mainly acoustic and pastel colors; there is very little to say about the quality of the compositions, Ray Romijn writes, plays and lends his voice to you, all as if the world were orbiting around us, without hurry, without all its useless “noise”. Then it’s true, it could to object that in the end they are “simple songs” (and they are) but what is (was) made of rock? Take for example the Beatlesian atmosphere of 10 High Street, with its sweet and melancholy gait, a rock’n’roll at “walking pace” so sticky as to be perfect, yet there are only a few guitar laps, the right groove and a dreamy refrain “straight” from the 60s, much of that; more electric and psychedelic is the next Native Narrative, nice and also this one with a respectable refrain but not “surprising” (then it is still a matter of taste and “moments” personal). Well, consider that this was just a first taste, from here on things are they will do more “serious” and the true soul and class of Ray Romijn will come out; starting with Johnny, a beautiful bitter-sweet ballad with folk-country flavors that Bob Dylan ed would not mind objectively remarkable as is the voice here slightly “dirtier” and less dreamy than Ray and finally the last track, the one that will give the title to this Ep, Spyglass, a small masterpiece that seems to come straight out of a magician’s magic hat at his final show in front of a bored and inattentive audience, his last gift to the world before the good one output and will still be a folk ballad only more tender and fragile and embellished with beautiful notes of Birgit Waadenburg’s violin, something that you would not expect and instead here it’s at gracefully flutter between the strings of our soul. Having said that, an Ep is not much but it is pure something and if the first two tracks show us the ease of writing this guy is the last two to give us that sense of artistic “completeness”, of that high road to follow (as we said at the beginning, as long as he might be interested in something), yes, because we have forgotten the most important thing, Ray Romijn plays for the simple (and unpredictable) pleasure of play (and can afford it); from Roots! it’s all and as always good listening (here).

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