Roots! n.491 luglio 2022 Rawstars

Rawstars - Rawstars

Rawstars – Rawstars

(2022, Route 61 Music)

by Simone Rossetti

Ci sono tante storie dietro a questo disco…” (Francesco Lucarelli voce solista e chitarra dei Rawstars).

Direttamente dalle nostre “cantine” ecco a voi una pregiata bottiglia di buon vecchio rock d’annata (2022, in realtà quasi un novello) da sorseggiare e degustare lentamente meglio ancora se in buona compagnia dove semplicemente essere se stessi e lasciare che questo nettare (musica) faccia un resto. Da dove iniziare? Di solito dall’etichetta riportata sulla bottiglia e così andrete a leggere che oltre a Lucarelli troviamo Marco Valerio Cecilia alla chitarra e voce, Fabrizio Settimi al basso, Marco Molina alla batteria ed una serie di “ospiti” che di storie da raccontare ne avrebbero eccome (Jeff Pevar, Greg Leisz, Jeff Young, Mike Finnigan recentemente scomparso, Marco Rovinelli, Giovanni Di Cosimo), volume alcolico medio (non si tratta di heavy metal né di hard rock quindi volate basso) ma corposo ed ora veniamo al sentore, quello per capirsi “a naso”, intensi profumi anni 70’ ed un retrogusto di fragranze anni ’80, la West Coast con i suoi tramonti (e sogni) da cartolina (in tutti i sensi), i suoi motel persi in un nulla, orizzonti a perdita d’occhio e poi quei cori; Eagles, America, Van Morrison, Jackson Browne ma anche quel rock più underground (Paisley) che ogni tanto sembra far capolino e che è sempre un gran bel sentire. Bottiglia datata?? Siete su Roots! bevete (ascoltate) e fate poco puzzo (vale anche per noi..) ma soprattutto godete e condividete…una volta nel calice e sulle vostre labbra vi renderete conto che questo Rawstars (album omonimo di debutto in realtà punto di “arrivo” di percorsi e storie personali fatto di incontri, separazioni ed infine un ritrovarsi) ha un qualcosa di speciale, è “bello” in tutta la sua semplicità, è rock (di quello a Denominazione di Origine Controllata e Garantita), è qualcosa che probabilmente abbiamo “vissuto” e poi lasciato a prendere polvere su qualche scaffale troppo presi da un quotidiano vivere ed un ineluttabile scorrere. Un “capolavoro” non lo è né cambierà la storia di un rock oramai già altro ma pezzi come Follow You, Summer Night Blues (sezione fiati alla Blues Brothers che tanto di cappello), Don’t Look Me Down (c’è poco da fare, fra le nostre preferite insieme a Paper Girl, 100% Dream Syndicate), Watching The Show con un solo di chitarra che vi riporterà ai primi Eagles o la notturna If I Were An Angel sembrano non conoscere tempo, hanno eleganza, respiro compositivo, classe (un lavoro curatissimo, poi ed aggiungiamo anche “fortunatamente” tutto è migliorabile ma si tratta pur sempre di un sentire soggettivo e sicuramente discutibile) e che dire di quella dolcezza acustica che “sembra” appartenere ad altri tempi? How Could I Have So Blind (splendido l’accompagnamento della tromba suonata in sordina da Giovanni Di Cosimo), Fly Someday, Let Me Take You Higher (refrain irresistibile ed una coda che lasciamo a voi il piacere di scoprire) e Faster Than The Light cantata a due voci (Marco Valerio ed una bravissima Luisa Capuani), piccole e malinconiche ballate, quel narrare forse “vecchio” ma che più invecchia più diventa buono e necessario. E così pezzo dopo pezzo (sorso dopo sorso) vi ritroverete ad aver finito la bottiglia senza nemmeno esservene resi conto ma sopratutto senza effetti collaterali se non quello di volerne ancora (ma noi giù in cantina non ci torniamo, almeno non oggi); merito dei vigneti al sole della California, merito di questi ragazzi che ci ricordano cosa era e cosa può essere ancora il rock in questo fottuto mondo del cazzo (il rock e noi)…non è poco, non è poco. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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