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Roots! n.37 agosto 2020

Ramones-Adios Amigos!

Ramones-Adios Amigos!

by Simone Rossetti

Sappiamo che cosa state pensando, le risposte sono tre; da qualche parte dovevamo pur iniziare, non è il loro album migliore, vero, ma stiamo parlando dei Ramones e non di pincopallini qualsiasi, l’ultima è che se la vita avesse un senso i Ramones non sarebbero mai esistiti e probabilmente nemmeno Roots!. Oggi i Ramones non ci sono più, non ci sono come gruppo e nemmeno fisicamente (Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy), in un modo o nell’altro sono tutti saliti su un altro palco (forse lo stesso CBGB dove tutto ha avuto inizio), le cose vanno come devono andare; riascoltarli oggi fa quasi tenerezza, e diciamolo, assuefatti come siamo da questi tempi plastificati, colti anche da un senso di “inadeguatezza”, ma non fateci caso, non dubitate di voi stessi, alzate il volume al massimo e tutto acquisterà un suo senso, alla faccia di chi vi vuole spacciarvi una felicità fatta solo di ricchi premi e buoni sconto. Adios Amigos! vuol dire proprio quello che c’è scritto, sarà il loro ultimo album (qui insieme a Joey e Johnny anche Marky alla batteria e C.J. Ramone al basso, questi ultimi ancora fra noi, mentre Dee Dee comparirà solo come compositore), siamo nel luglio del 1995. Preferiamo non entrare nel merito “del perchè”, c’è chi dice che i tempi stavano cambiando, che la loro musica era “vecchia”, che le vendite diminuivano, che avevano fatto il loro tempo, no, forse sarà anche vero ma noi di Roots! non ci vogliamo abbassare a tanto, preferiamo passare oltre, per rispetto ma anche perchè questa musica ha ancora un suo motivo di essere, di esistere, che poi la vita (o la morte) definiscano certe “priorità” è quello che è, ma resta comunque qualcosa e nel caso dei Ramones non è poco. Ok, bando ai sentamentalismi o alla nostalgia (neanche loro approverebbero) e allora tuffiamoci in questo rock’n roll, o garage, o punk o come preferite, senza pregiudizi di sorta, con il semplice piacere di un ascolto “libero”, informale, anarchico; Life‘s A Gas vi metterà subito di buon umore con il suo incedere sbarazzino e leggero, non aspettatevi altro che del buon rock’n roll suonato come “dio comanda”, un classico pezzo alla Ramones, diretto e semplice, ma se non vi basta c’è anche la splendida She Talks To Rainbows, sontuosa, un pezzo “nobile”, un piccolo capolavoro, inutile dire che la voce di Joey Ramone è unica, lo era allora e lo sarà per sempre; saltate al ritmo della contagiosa I Don’t Want To Grow Up, una cover semplice quanto perfetta di un brano di Tom Waits (qui) oppure sulle note della bellissima I Love You (una cover del brano di Johnny Thunders); ci sono anche pezzi più punk (che sto dicendo, il punk era altrove come è vero che i Ramones stavano su un altro pianeta, soprattutto lontano da etichette di genere), meglio dire brani più tirati ma sempre con un approccio tipicamente rock’n roll come in The crusher con alla voce C. J. Ramone (un cantato quasi rappato, non male), la sostenuta Got A Lot To Say o la conclusiva Born To Die In Berlin, brano sottovalutato ma in realtà un grande pezzo. A malincuore, molto a malincuore ma preferiamo concludere qui, una scelta, non vogliamo che questa “recensione” si trasformi in una recensione qualsiasi, ne siamo consapevoli, nessuna recensione potrà mai sostituirsi ad un ascolto, né tantomeno la nostra; una storia iniziata nel lontano 1974 a Forest Hills un quartiere del Queens (New York) quando suonavano solo pezzi loro perchè non avevano le capacità tecniche per suonare altro fino ad entrare di diritto nella storia del rock, di più, “fare” quella stessa storia, e badate bene, quella migliore, dal chiodo ai jeans strappati (niente a che vedere con quelli “strappamarcati” di oggi) al taglio dei capelli, ai brani sparati a velocità altissima e della durata di 2 minuti al massimo (inusuale per l’epoca, dominata dalle lungaggini del progressive rock), dai Power Chords di Johnny Ramone a come si presentavano sul palco, al loro famoso “one two three four!”, tutto di loro è entrato nell’immaginario collettivo, come Michelangelo Buonarroti, La Venere di Botticelli, La Gioconda, Picasso, l’Alfa Romeo Alfetta, le lasagne fatte a mano come sapeva fare mia nonna; perchè per noi di Roots! non è una questione di “grandezza”, potrebbero essere anche i più pezzenti di questo mondo che non si fila nessuno ma sappiamo in cuor nostro che non ci deluderanno mai; qualcuno un giorno disse “ama il tuo prossimo come te stesso” (l’idea di per se non era male ma era chiaro che non avrebbe funzionato) poi arrivarono i Ramones a scandire nel microfono quel “Hey! Oh! Let’s Go!!” e fu un gran bel sentire. Adios amigos e a rivederci. (qui)

 

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