Roots! n.261 settembre 2021 R.Y.F.

R.Y.F.-Everything Burns

R.Y.F.-Everything Burns

by Simone Rossetti

Un industrial-beat tiratissimo e dalle atmosfere punk synth-wave; Francesca Morello, in arte R.Y.F. torna in questo ultimo scorcio di un pessimo, per molti motivi, 2021 con un album (pubblicato dalla Bronson Recordings) che non ne vuole sapere di stare “zitto e buono” a partire dal bellissimo titolo, Everything Burns, Tutto Brucia. Quarto album a suo nome ma nato in un contesto profondamente diverso, quello di un lockdown che malgrado oggi sembri essere stato del tutto rimosso in nome di una “presunta” normalità resta un qualcosa di “sospeso” con il quale, chi più chi meno, dover fare i conti. Un contesto frustrante anche per molti artisti che si sono ritrovati, per necessità e per bisogno, a doversi re-inventare e confrontarsi con emozioni e sentimenti del tutto nuovi; così è stato anche per R.Y.F., un “cambio di passo” musicale imprevisto e repentino, necessità ed urgenza espressiva. Synth ed elctro-beat spinti al massimo, suoni industrial, atmosfere punk e synth-wave che spesso rimandano ad un grande gruppo del passato, gli Eurithmics ma non solo; musica e testi scritti di proprio pugno con il solo aiuto in fase di registrazione di Andrea Cola (Sunday Morning) e la supervisione di Bruno Dorella (OvO, Bachi Da Pietra). Allora, un album che “ci sta tutto” e lo diciamo senza la puzza sotto al naso, molto tranquillamente, poi è vero, qui lo avremmo preferito un capellino più “scarno” ma questa è una considerazione che come tutte le considerazioni lascia il tempo che trova, il fatto è che ci troviamo davanti ad un album “ricco”, compositivamente e per l’uso dei suoni, a tratti eccessivo ma anche così come dovrebbe essere; si resta spiazzati dalla varietà di influenze che si possono ritrovare in ogni singolo brano, il che rende l’ascolto interessante oltre che piacevole (non nel senso di accomodante) ma anche, in qualche traccia, forse non perfettamente messo a fuoco (anche in questo caso è pur sempre una questione di orecchie). Album che si apre con Cassandra dal bellissimo tiro synth-wave in stile primi (secondi per la precisazione se comprendiamo il loro primo Movement) New Order, pezzo accattivante e con uno stile personale fuori dal comune; Normal Is Boring (feat. So Beast) è una danza tribale electro-beat oscura e straniante, un bel sentire anche se forse eccessivamente effettata (ma potremmo sbagliarci), mentre l’incedere incalzante di Don’t Panic si diverte a mescolare insieme punk e sonorità elettroniche anni 90. La traccia che darà il titolo all’album (o se preferite la title track) è più sperimentale, un anomalo industrial krautrock riletto in tempi dove un’involuzione massificata sembra non avere fine e non lasciare scelta, così come nella bella Muzik, brano atmosferico più introspettivo che meriterebbe senz’altro un seguito, una bella intuizione ed una strada tutta da esplorare; c’è My Sis dal buon mood electro-rock con una intensità nell’interpretazione vocale di Francesca che tanto di cappello anche se qualcosa a livello di suoni non ci convince del tutto, cosa che non accade per la malinconica Pocket Full Of Ashes, quasi acustica, senza forzature ritmiche od effetti vari, uno scorrere semplice dove la voce di R.Y.F trova il giusto equilibrio e riesce finalmente ad incantare, notevole. Tutto Brucia e si che ce ne sarebbe davvero bisogno ma non è così, in realtà tutto ristagna; Everything Burns è un piccolo e personale fuoco, forse non imprescindibile ma molto al di sopra della solita mediocrità appagante che continuano a propinarci quotidianamente; non semplice, non scontato, non banale ma che si ascolta bene; soprattutto ricco di quell’urgenza espressiva che non deve rendere conto a nessuno, ostinata e libera (anche so non esente “errori” ma così deve essere). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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