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Roots! n.59 dicembre 2020

R.L. Burnside-First Recordings

R.L. Burnside-First Recordings

by Simone Rossetti

Non volevo uccidere nessuno…volevo solo sparare alla testa di quell’uomo. Il fatto che sia morto è affare fra lui e il Signore.” (R.L. Burnside)

Una vita tutt’altro che facile quella di R.L. Burnside, nei primi anni 40 si lascia alle spalle le terre del Mississippi per la più moderna e industrializzata Chicago, una scelta che si rivelerà fatale, qui perderà suo padre e due suoi fratelli, e non per cause naturali, seguì un percorso inverso, il suo ritorno a “casa”, solo che ad aspettarlo trovò il destino ed insieme a questo il carcere, per omicidio (non intenzionale appunto). Le sue prime registrazioni risalgono alla fine degli anni 60 ma il primo album vero e proprio arriverà solo nel 1981 poi una carriera sempre più intensa e ricca di soddisfazioni, questo fino alla sua morte avvenuta nel settembre del 2005. Ma R.L. Burnside al di la dei successi “tardivi” e di collaborazioni più o meno di richiamo suonava solo del “semplice” blues ma è il come lo suonava che faceva la differenza, perchè il blues non è tutto uguale, non è solo una questione di note, è di come si toccano le corde, di come si “sente” il ritmo, non esisteranno mai due pezzi blues che suonino allo stesso modo anche se portano lo stesso titolo e lo stile di Burnside era uno stile riconoscibilissimo, derivativo dei grandi bluesman del Mississippi, in particolare di John Lee Hooker ma reso più “duro” dall’inevitabile influenza del blues urbano del nord; un blues rurale quindi ed ovviamente acustico ma spesso anche elettrificato con un approccio ed una tecnica completamente diversi da qualsiasi altro bluesman. Di Burnside sono in possesso solo di questo First Recordings registrato da George Mitchell nel 1968, grandi pezzi acustici “traditional” riletti nel classico stile sincopato di Burnside, sia che amiate il blues o che si tratti solo di un primo approccio questo è un buon album dove al suo interno troverete del blues ferragginoso e sferragliante come un treno in corsa; c’è la stupenda e lanciatissima Poor Black Mattie o la superba ed amara Goin’ Down South ma anche la più country blues Little Babe e se ascoltate la voce di Burnside nel refrain ne capirete tutta la classe, Walkin Blues è tutto sommato un pezzo abbastanza classico ma con un bellissimo slide mentre My Time Ain’t Long è cantata in un falsetto di grande intensità. C’è anche dell’altro ed è quello a cui mi premeva arrivare, ma a questo punto è necessario parlare di Alan Lomax; a molti di voi questo nome non dirà nulla, non importa, noi di Roots! siamo qui anche per questo, comunque è stato un grande etnomusicologo e soprattutto un “visionario” che fin da ragazzo si dedicò allo studio delle varie culture e tradizioni musicali (afroamericane ma non solo) studiandole nel loro ambiente naturale, lì dove erano nate, l’archivio di Lomax è a dir poco immenso ed in mezzo a tutte queste registrazioni audio e video ne troviamo alcune dello stesso Burnside risalenti alla fine degli anni 70 ripreso nel giardino della sua casa di Indipendence (Mississippi), ed è qui che secondo me si può ascoltare il vero blues di Burnside, la semplicità e la sincerità con la quale suona, il suo tocco potente ma rilassato, un incedere ritmico che riesce a stregare al primo ascolto, soprattutto una serenità interiore che si trasmette all’esterno. Parte di queste registrazioni sono disponibili sul canale Youtube dello stesso Lomax (del suo archivio) per cui credo non gli possa che far piacere se ne approfitto per linkarne qui qualcuna, ringraziandolo ovviamente; dicono che il blues sia la musica del diavolo ma qui è quanto di più umano possa esserci, buon ascolto.

 

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