Roots! n.312 novembre 2021 Queen

Queen - A Night At The Opera

Queen – A Night At The Opera

by Simone Rossetti

Questo album non è solo Bohemian Rhapsody ma è anche Bohemian Rhapsody; quanti di voi conoscono realmente questo album? E quanti di voi conoscono solo il brano in questione perchè è stato usato nella colonna sonora dell’ultrapremiato (quanto inutile) biopic sui Queen? Se è così vi siete persi un bel pezzo di storia, niente di male, noi di Roots! siamo qui anche per questo. Intendiamoci, personalmente non sono un “fan” dei Queen, a dire la verità non mi hanno mai particolarmente entusiasmato (a livello di album) ma devo riconoscere che hanno realizzato delle composizioni che sono dei piccoli (e qualche volta dei grandi) capolavori; sia che amiate o meno i Queen immagino che avrete visto “il filmone” del 2018 diretto da Bryan Singer quindi saprete già tutto circa la loro vita, morte e miracoli; meglio così perchè non avevamo voglia di scrivere un altra biogossip, però una cosa va detta, Mercury è stato (indipendentemente dal biopic) uno fra i più grandi (compositori, cantanti, musicisti e frontman) del rock, “eccessivo”, istrionico, esuberante, sincero, onesto (almeno con la sua musica); ovviamente i Queen non erano solo Mercury, erano (sono) anche Brian May alla chitarra, John Deacon al basso e Roger Taylor alla batteria, ma non me ne vogliano (tanto lo sapranno anche loro) se dico che i Queen erano, sono e resteranno, “quelli con Freddie Mercury”. Un “peso” enorme ma anche un lascito (nel bene e nel male) enorme, una carriera fatta di alti e bassi ma anche di altissimi, un approccio alla composizione del tutto personale e diverso da qualsiasi altro gruppo rock (e meno rock), alle volte ridondanti, tronfi, “baroccheggianti”, di dubbio gusto, ma più spesso un gran bel sentire. Si possono mettere in discussione i Queen? Si, ed è giusto come per qualsiasi altra cosa, ma non limitatevi ad un biopic (che ha la durata di un programma televisivo e per quanto sia ben fatto resta comunque un prodotto di finzione) o ad un singolo di successo, procuratevi i loro album, lasciatevi incantare o far “cascare le braccia” (dipende) dal loro modo di sentire la musica, di viverla, crediamo sia il modo migliore (senza avere la pretesa che sia l’unico). A Night At The Opera (EMI) vedrà la luce nel novembre del 1975 fra difficoltà economiche e di intenti, quarto album in studio e successivo a Sheer Heart Attack dell’anno precedente (un buon album, già proiettato avanti ma ancora legato a sonorità tipiche del glam-rock) e sarà un trionfo a livello mondiale sebbene (considerazione personalissima e discutibile) sia ancora un lavoro “confuso”, sicuramente ambizioso, non sempre messo ben a fuoco ma anche affascinante, una musica che riesce a spaziare fra generi e stili più disparati, sempre molto teatrale, un esplosione di “colori” con tutti i suoi altissimi ma anche inevitabili bassi. Si parte con Death On Two Legs ed il suo bellissimo intro di piano classico per poi venire catapultati in atmosfere più rock, una melodia straniante ricca di cori ed armonie dove svetta la voce malinconica e potente di Mercury; si passa alla successiva Lazing On A Sunday Afternoon che, diciamo la verità, vista la sua particolarità (più “canzonetta” di tradizione francese vaudeville) può piacere o meno ma personalmente mi lascia un pò preplesso, a seguire I’m In Love With My Car composta e cantata dallo stesso Taylor, un bel pezzo rock, non imprescindibile ma di grande intensità e con la chitarra di Brian May che qui brucerà di luce propria; You’re My Best Friend è storia a parte, solare, contagiosa, dal respiro universale, melodicamente e semplicemente Pop (con la p maiuscola) ma di grande classe; c’è ’39, un brano tipicamente acoustic-folk anni 70 dai contorni psichedelici e cori alla Eagles, non saprei, carino ma forse fuori contesto; con Sweet Lady si torna su atmosfere più glam rock, un buon pezzo con un bel crescendo nel refrain anche se tutto sommato si resta nella “mediocrità”, c’è Seaside Rendezvous dove sembra di tornare ai tempi dei Beatles di Sgt. Pepper’s, sorvoliamo ma anche questi sono i Queen, meglio la successiva The Prophet’s Song, un brano più teatrale che si muove tra armonie progressive rock e melodie “epiche” ed è un bel brano, strutturalmente complesso forse appesantito dalla durata e da una messa a fuoco non ben centrata; si cambia registro con Love Of My Life, si, è un capolavoro, parola che qui su Roots! non amiamo ma si, lo è, meglio dire che è un “piccolo capolavoro”, per intensità, per la melodia che sprigiona, per le sue note malinconiche lasciate al piano ed alla voce di Mercury, quel brano che può suonare solo così e solo con Mercury. In Good Company si torna su atmosfere Beatlesiane, spiazzante ma inutile cercare di capire. Ed è giunto il momento di Bohemian Rhapsody, brano discutibile (c’è chi lo ama e chi lo odia) ma perfetto, inutile girarci intorno, uno fra i pezzi più belli di sempre, una composizione operistica che trascende il rock o qualsiasi altra definizione di genere, qui siamo su livelli altissimi, assoluti, c’è tutta la poetica di Mercury (brano fortemente voluto, composto e cantato), arioso, “maestoso” ma allo stesso tempo intimo, malinconico, ricco di variazioni armoniche e melodiche che si stratificano e si rincorrono senza lasciarci il tempo di riprendere fiato, potente ma con “grazia”, immenso ma con quella delicatezza “umana” che sa farsi arte; a chiudere questo A Night At The Opera (titolo quanto mai perfetto) spetterà a God Save The Queen, una rivisitazione in chiave rock dell’inno britannico, va bene ma non imprescindibile. Questi erano i Queen nel 1975 e come non lo saranno mai più (sebbene per molti anche questo sia discutibile), in effetti i Queen e Mercury sono sempre riusciti ad adattarsi alle varie mode del momento (cosa che mi ha sempre un pò infastidito) ma almeno lo hanno fatto con un proprio stile, con una originalità ed onestà di fondo che non è da tutti (infatti spesso hanno anche “toppato”) ed è per questo che alla fin fine è impossibile non volergli bene, perchè “oltre” ai Queen non ci saranno più altri Queen ma solo una mediocrità più o meno sopra la media, alla portata di tutti. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!