Roots! n.246 agosto 2021 Positronix

Positronix-Bad House

Positronix-Bad House

by Simone Rossetti

Mettetevi comodi perchè il “prologo” non sarà breve ma necessario; ci sono stati album che non sono mai rntrati nelle classifiche che “contano”, che non hanno mai venduto cifre a molti zeri, che sono conosciuti solo da pochi “eletti”, album si direbbero, di nicchia o “underground” ma che hanno avuto (ed hanno ancora oggi) un’influenza enorme, più o meno riconosciuta; c’è un’altra cosa, forse più importante, album che sono riusciti ad interpretare i “tempi”, un preciso momento storico ma soprattutto ad anticipare un “futuro” più o meno prossimo, ad “annusare” l’aria che tirava, ad andare oltre. Questo Bad House non è nemmeno un album, è solo una demo pubblicata nella sempre splendida audiocassetta (tranquilli c’è anche in formato digitale) per la World Gone Mad Records in un’ancora pessimo 2021; arrivano da Philadelphia (Pennsylvania), sono Amelia, Andrew, Bill e Max, si chiamano Positronix, nome da tenere d’occhio perchè se il buongiorno si vede dal mattino qui c’è davvero di che ben sperare. Che sia musica pur sempre “derivativa” e debitrice di un passato che non è “oggi” e non potrebbe nemmeno esserlo è vero ma dalla sua ha quell’urgenza espressiva, pura, semplice, che riesce ancora ad intercettare le distorsioni di un controverso e malato presente e forse anche quelle di un divenire prossimo; zero concessioni, questi ragazzi pestano durissimo dall’inizio alla fine lasciandosi andare ad un violento ed incendiario punk no-wave che ricorda sia i primi Sonic Youth che gli X di Los Angeles ma soprattutto i Siouxsie And The Banshees e qui va detto, la voce di Amelia ci mette del suo, una sirena di questi giorni bui che almeno ci restituisce un pò di poesia, di un quanto mai necessario pulsare vitale, una voce intensa, dilaniante, notturna, davvero brava. Dimenticatevi i brani plasticosi da classifica che ci propinano quotidianamente, questi Prositonix fanno sul serio e lo fanno bene, Bad House ha un incedere altalenante che esploderà poi in un devastante refrain fatto di riff sporchi e dissonanti e sopra a tutto il canto drammatico di Amelia; No Reply  e Relative Hell non mollano la presa, grande lavoro della chitarra ed una sezione ritmica che squarcia le nebbie di questi tempi restituendoci un pò di breve ma intensa luce; e se luce deve essere che luce sia ed ecco allora arrivare Fall Of The Stompulon, durissima, “metallica” (non nel senso di metal), un pezzo dall’intensità lancinante che sembra correre e lanciarsi verso un nulla, Positivist è (potrebbe esserlo) un piccolo capolavoro dalle belle intuizioni armonico-melodiche ed ammantata da un senso di perdita-sconfitta incombente; a chiudere questo lavoro ci penserà la più caotica Hex To Control con improvvise accelerazioni e la voce di Amelia che qui raggiungerà vette veramente alte, pezzo difficile e forse non perfettamente messo a fuoco ma comuunque tanto di cappello. Un album che manca forse di quei 2 o 3 brani “trainanti”, più “immediati” ma dove è scritto che debbano per forza esserci? Questo è il loro suono, la loro musica e già basta a fare la differenza, quale sarà il seguito e se ci sarà non lo sappiamo ma è un inizio che affascina, che non ha paura. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o preferibilmente su audiocassetta).     

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