Roots! n.240 agosto 2021 Peter Piek

Peter Piek-Walking Zschopau

Autore: Peter Piek

Titolo: Walking Zschopau

Tracks: 1. Intro – 2. Home – 3. Binoculars – 4. Blood – 5. Human – 6. Silence – 7. Interlude – 8. Let Love Begin – 9. First Song – 10. I Want You – 11. Blue – 12. Blue Flamingo

Anno: 2021

Genere: Acoustic, americana, folk, indie-folk

Città: Lipsia (Germania)

Componenti: Peter Piek (piano, chitarra)

Etichetta: Backseat Records 

Formato: CD, digitale

Sito web: Peter Piek 

 

Peter Piek-Walking Zschopau

by Simone Rossetti

Peter Piek è un folletto che si aggira per i boschi della sua natia Lipsia e che con la sua musica “da strada” sembra quasi prendersi gioco di questo fottuto mondo. C’è anche altro, pittore, polistrumentista, collaborazioni di tutto rispetto (John Elliot, Art Brut, Naked Lunch, solo per citarne alcune), una serie di album a suo nome, installazioni artistiche e tour in mezzo mondo (anche nel nostro paese), poi il lockdown e la necessità di ri-trovarsi, di riscoprirsi ed è proprio in questa dimensione più dimessa, fragile, anche imperfetta, che lo preferiamo. 12 brani, alcuni inediti altri riarrangiati e riletti in versione strettamente acustica, solo chitarra o pianoforte e voce; una voce particolare quella di Peter, alta, quasi in falsetto, dalla timbrica molto “femminile”, ricca di fragilissime sfumature che qui risaltano al meglio. Un John Lennon di questi tempi, libero dal peso dei Beatles ed ovviamente con la “percezione” e la sensibilità di questi tempi (è bene dirlo, non aspettatevi di ascoltare il John Lennon degli anni 70 perchè non avrebbe senso e sarebbe fuori luogo); Walking Zschopau, album pubblicato per la label di Amburgo Backseat Records in questo primo squarcio di un 2021 ancora avvolto nell’incertezza ed è un bel sentire, uno scorrere fluido e semplice che nella sua dimensione acustica trova un senso di compiuto a nostro modesto parere affascinante. Cosa c’entra Lennon? Nulla ma ascoltatevi la splendida Human ed un dolce brivido vi salirà lungo la schiena, solo una sensazione, un attimo, breve ma intenso; non è da meno la bellissima Let Love Begin, anche questa accompagnata dalle sole note di piano, dal respiro armonico arioso e libero che riesce ad eleversi al di sopra di tutte le nostre umane miserie, intensa e bella da restarne spiazzati; c’è la ballata folk di Home per sola chitarra acustica e voce, dai tratti leggeri e malinconici, molto “americana”, niente di innovativo si dirà ma è un bel sentire, così come nelle successive Binoculars e Blood o nei delicati accenti di Blue Flamingo, brani più introspettivi ed intimi, accordi semplici, puliti e con belle aperture armoniche dove risalta l’incresparsi della voce di Peter. First Song è un’altra interessante ballata dal tempo (e stile chitarristico) leggermente più sostenuto mentre si ritrovano accenni rock-blues in I Want You; e concludiamo lasciandovi ad un ultimo brivido, Blue, e diciamolo, il refrain, più moderno ed attuale, si scontra con un bellissimo tema che per composizione ed ariosità rimanda agli anni 70, no, non siamo nostalgici ma alle orecchie ed al cuore non si comanda. Album inconsueto rispetto alla sua precedente discografia, più votata ad un electropop abbastanza radiofonico, e lo sappiamo bene che alla fine è pur sempre una questione di gusti personali ma questo Walking Zschopau riesce ad andare oltre, una musica lontana da effetti e lustrini, scarna, povera ma dove la componente umana (e compositiva) trova la sua massima espressione, quel feeling giusto e Peter Piek dimostra di essere bravo, di saper catturare quell’attimo prima che svanisca per sempre, non è cosa da poco. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

Peter Piek-Walking Zschopau

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Peter Piek is an elf who roams in the woods of his native Leipzig and who with his music “from road” almost seems to make fun of this fucking world. There is also more, painter, multi-instrumentalist, highly respected collaborations (John Elliot, Art Brut, Naked Lunch, only for to name a few), a series of albums in his name, art installations and tours around the world (also in our country), then the lockdown and the need to re-find oneself, to rediscover oneself and it is precisely in this more modest, fragile, even imperfect dimension, which we prefer. 12 tracks, some unreleased others rearranged and reinterpreted in a strictly acoustic version, only guitar or piano and voice; a Peter’s particular voice is high, almost falsetto, with a very “feminine” tone, rich in very fragile shades that stand out best here. A John Lennon of these days, free of weight of the Beatles and obviously with the “perception” and sensitivity of these times (it is good to say, not expect to hear John Lennon from the 70’s because it wouldn’t make sense and it would be out place); Walking Zschopau, album released for the Hamburg label Backseat Records in this one first glimpse of a 2021 still shrouded in uncertainty and it’s a good feeling, a fluid flow and simple that in its acoustic dimension finds a sense of accomplishment in our humble opinion charming. What does Lennon have to do with it? Nothing but listen to the splendid Human and a sweet thrill will rise up the back, just a sensation, a moment, short but intense; not far behind beautiful Let Love Begin, also accompanied only by the piano notes, by the breath airy and free harmonic that manages to rise above all our human miseries, intense and beautiful to be blown away by it; there is the folk ballad of Home for acoustic guitar and voice only, with features light and melancholy, very “American”, nothing innovative will be said but it is a good feeling, as well as in the following Binoculars and Blood or in the delicate accents of Blue Flamingo, more introspective pieces and intimate, simple, clean chords with beautiful harmonic openings where the rippling of the Peter’s voice. First Song is another interesting ballad from the time (and guitar style) slightly more sustained while hints of rock-blues are found in I Want You; and we conclude by leaving you to one last thrill, Blue, and let’s face it, the refrain, more modern and current, collides with a beautiful theme that for composition and airiness refers to the 70s, no, we are not nostalgic but to ears and heart are not commanded. Unusual album compared to his previous discography, more voted to a fairly radio electropop, and we know well that in the end it’s still one a matter of personal taste but this Walking Zschopau manages to go further, a music far from effects and sequins, sparse, poor but where the human (and compositional) component finds the his maximum expression, that right feeling and Peter Piek proves to be good, to know how capturing that moment before it disappears forever is no small thing. From Roots! it’s all and how always good listening (here or here).

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