Roots! n.235 luglio 2021 Paul Kidney Experience

Paul Kidney Experience-Psychlic

Paul Kidney Experience – Psychlic

by Simone Rossetti

Arriviamo subito al sodo, a’i lesso, potrà essere “traumatico” (stiamo pur sempre parlando di musica) ma qualche volta si fa necessario ed anche perchè non sapremmo in quale altro modo iniziare; ma Paul Kidney, nato in quel di Sydney, Australia, è semplicemente un folle od un genio? Non lo sappiamo e non spetta a noi dirlo (ciascuno avrà i propri parametri di valutazione) ma è una domanda che ascoltando questo lavoro ci è venuta spontanea (e vi accorgerete che non è nemmeno così fuori luogo); Psychlic è l’ultimo (al momento) lavoro a nome Paul Kidney Experience realizzato nell’agosto di un ancora incerto 2021 per l’interessante etichetta indipendente (sempre australiana) Kasumuen Records ma la storia di questa band ha radici molto più profonde, è del 2010 il loro Ep di debutto, Flower Punk, al quale seguirà nel 2011 il loro primo Lp Radio Transmission, registrati entrambi dal vivo, una lunga attività live (con i Mudhoney, i Thee Oh Sees, Damo Suzuki dei CAN, i Grong Grong solo per citarne alcuni) per arrivare infine a questi giorni con uno split del 2020 insieme agli Acid Mother Temple; ma parliamo di questo Psychlic ultimo nato in casa PKE, disponibile solo in vinile (in edizione limitata a 200 copie), album registrato in studio ma in presa diretta, senza alcuna pianificazione, tema o partitura scritta, tutto lasciato al “caso”, all’intuito, alla pancia, all’interazione fra i musicisti, che ricordiamo sono Paul Kidney alla voce, Matt Gleeson al basso, Don Drum alla batteria, Cat Alexandra al violino, Ben Butcher alla chitarra, Declan Burgess alla chitarra e Dave Bullock alle percussioni; più un collettivo o meglio ancora una comune “hippy” che una band vera e propria, votata ad una musica psichedelica-sperimentale-improvvisativa che non può non rimandare agli ultimi anni 60 ed a tutto un mondo che oggi sembra appartenere all’oblio, attenzione però, i PKE non ne fanno una questione di revival o di rilettura in una chiave più moderna, no, questo è proprio il loro suono, il loro approccio, la loro attitudine, senza concessione alcuna, non “estremizzano” (come potrebbe ad un primo ascolto sembrare) alcun suono ma è semplicemente “quello”, naturale, puro, istintivo. Quattro sole tracce dal minutaggio molto lungo, forse anche troppo ma evidentemente questo era il tempo minimo necessario, sulla Side 1 Magical Maniacal Monocle e Eastern Spaghetti mentre sulla Side 2 Psychlic e Falling Star, diciamolo, un album non semplice ma interessante che necessita di “entrarci”, di lasciarsi andare al suo flusso dimenticando tutto il resto, non vi troverete alcun tema, più o meno piacevole, di riferimento ma solo uno scorrere, in poche parole dimenticatevi di un tempo, questo e trascendete oltre. Noterete che tutti i brani seguono uno stesso schema “compositivo” con la chitarra che accenna qualche linea armonica alla quale poi si uniranno di volta in volta tutti gli altri strumenti in un crescendo lisergico guidato dalla voce di Kidney (a tratti un grido disperato ed irriconoscibile), uno schema che risalta meglio (al meglio) nelle due prime tracce Magical Maniacal Monocle e Eastern Spaghetti, percussioni tribali, chitarre riverberate e fuzz a manetta fino al sacrificio finale dove tutto imploderà (la prima traccia ci ricorda quel capolavoro che è Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni mentre la seconda il più classico Sergio Leone “in versione” Clint Eastwood ), per capirsi atmosfere molto più vicine ai Pink Floyd di Ummagumma o di Live At Pompeii che ai Jefferson Airplane; sul lato B troviamo la traccia che darà il titolo all’album ed è anche quella, a nostro modestissimo parere, più “compiuta”, forse più accessibile, due chitarre che profumano di deserto e di cactus, un bel basso corposo dal lento incedere ed una batteria che scandisce naturalmente il tempo, un bello scorrere reso ancora più straniante e di fragile bellezza dalle note del violino di Cat Alexandra, mentre a concludere la più dura Falling Star, un free-psych-experimental-noise non così facilmente digeribile, l’approccio è totalmente libero da qualsiasi forma-struttura canzone, è tutto un crescendo devastante lasciato al momento ed all’intuito del singolo ma come potrete ascoltare dagli ultimi secondi c’è ancora qualcuno che chiede “one more time!” e forse non ha tutti i torti. Musica sincera (altrimenti non avrebbe alcun senso farla) ed onesta (prendere o lasciare), resta la domanda iniziale, se Paul Kidney sia un folle od un genio, domanda inutile, tanto chi se ne frega, l’importante è che ci siano ancora persone/artisti che fanno della loro musica arte anziché un prodotto da supermercato, poi potrà piacere o meno ed i gusti sono sempre e comunque gusti ma non fermatevi alle apparenze, la cosa migliore è ascoltarsi questo Psychlic ed aspettare che la mente ed il corpo reagiscano nella più totale naturalezza. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).      

Paul Kidney Experience – Psychlic

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Let’s get straight to the point, to boiled, it could be “traumatic” (we are still talking about music) but sometimes it becomes necessary and also because we wouldn’t know in what other way to start; but Paul Kidney, born in Sydney, Australia, is simply a fool or a genius? We don’t know and it is not up to us to say (each will have its own evaluation parameters) but it’s a question that, listening to this work, we came up with spontaneous (and you will find that it is not even that out of place); Psychlic is the latest (at the moment) work on behalf of Paul Kidney Experience released in august of a still uncertain 2021 for the interesting independent label (also Australian) Kasumuen Records but the story of this band has much deeper roots, their debut Ep, Flower Punk, is in 2010, which will follow in 2011 their first Lp Radio Transmission, both recorded live, a long live activity (with Mudhoney, Thee Oh Sees, CAN’s Damo Suzuki, Grong Grong just to name a few) to finally get to these days with a 2020 split with Acid Mother Temple; but let’s talk about this latest Psychlic from PKE, available only on vinyl (limited edition at 200 copies), album recorded in the studio but live, without any planning, theme or written score, all left to “chance”, to intuition, to the gut, to the interaction between the musicians, who remember are Paul Kidney on vocals, Matt Gleeson on bass, Don Drum on  drums, Cat Alexandra on violin, Ben Butcher on guitar, Declan Burgess on guitar, Dave Bullock on percussion; more a collective or better still a common “hippy” that a real band, devoted to psychedelic music-experimental-improvisational that cannot fail to refer to the late 60’s and to a whole world that today it seems to belong to oblivion, but be careful, the PKE do not make it a question of revival or of reinterpreting in a more modern key, no, this is their sound, their approach, theirs attitude, without any concession, do not “extreme” (as it could at first listening seem) no sound but it is simply “that”, natural, pure, instinctive. Only four tracks with a very long playing time, perhaps even too long, but obviously this was the minimum time necessary, on Side 1 Magical Maniacal Monocle and Eastern Spaghetti while on Side 2 Psychlic and Falling Star, let’s face it, a not simple but interesting album that needs “Enter it”, to let yourself go to its flow forgetting everything else, you will not find any theme, more or less pleasant, reference but only a scroll, in a nutshell forget about a time, this and transcend beyond. You will notice that all the songs follow the same pattern “Compositional” with the guitar that hints at some harmonic line to which they will then join from time to time in turn all the other instruments in a lysergic crescendo guided by Kidney’s voice (at times a desperate and unrecognizable cry), a pattern that stands out best (at best) in the first two tracks Magical Maniacal Monocle and Eastern Spaghetti, tribal percussion, reverberated guitars and fuzz a throttle until the final sacrifice where everything will implode (the first track reminds us of that masterpiece which is Zabriskie Point by Michelangelo Antonioni while the second is the more classic Sergio Leone “In version” Clint Eastwood), to understand atmospheres much closer to Pink Floyd’s Ummagumma or Live At Pompeii and Jefferson Airplane; on side B we find the trace that will give the title to the album and it is also that, in our humble opinion, more “complete”, perhaps more accessible, two guitars that smell of desert and cactus, a nice full-bodied bass from the slow pace and a battery that naturally beats time, a beautiful flow made even more alienating and fragile beauty from the notes of Cat Alexandra violin, while to conclude the hardest Falling Star, a free-psych-experimental-noise not so easily digestible, the approach is totally free from any song form-structure, it’s all a crescendo devastating left to the moment and to the intuition of the individual but as you can hear from the last ones seconds there is still someone asking “one more time! ” and maybe he’s not completely wrong. Sincere music (otherwise it would make no sense to do it) and honest (take it or leave it), the initial question remains, whether Paul Kidney is a madman or a genius, a useless question, who cares, the important thing is that there are still people / artists who make their music art rather than a supermarket product, then you may like it or not and tastes are always tastes but don’t stop at appearances, the best thing is to listen to this Psychlic and wait for the mind and body to react in the more total naturalness. From Roots! it’s all and as always good listening (here).

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