Roots! n.247 agosto 2021 Paolo Fresu Furio Di Castri

Paolo Fresu, Furio Di Castri-Urlo

Paolo Fresu, Furio Di Castri-Urlo

by Simone Rossetti

Musica nata come “colonna sonora” allo spettacolo teatrale Urlo di Allen Ginsberg portato in scena nel 1992 con la regia di Marco Gagliardo e le musiche di Paolo Fresu e Furio Di Castri. Howl il titolo originale, un poema scritto nel 1955 da uno dei massimi esponenti della beat-generation (termine comunque riduttivo), se non lo avete mai letto fatelo, in caso contrario rileggetelo, perché se in quello squallore c’era almeno poesia, oggi, che è molto peggio, non ci è rimasto nemmeno quella. Album pubblicato nel 1994 per la YVP e composto di 27 tracce, quasi tutte molto brevi, più che composizioni vere e proprie sono piccole intuizioni armonico-melodiche, quello che conta è il loro scorrere, note che accompagnano e raccontano. Fresu alla tromba e Di Castri al contrabbasso, qualche partitura elettronica a fare da ponte e collante (i cinque interludi); è jazz e non lo è, soprattutto è grande musica, interazione, dialogo, improvvisi e bellissimi sbocchi compositivi, uno scorrere che segue un suo tempo, umano, necessario. Brooklyn è la traccia di apertura ed è anche quella nella quale si intuirà uno dei temi, forse il tema principale, che sarà poi ripreso e riletto in tutti i brani,  a seguire le atmosfere notturne di Blind Streets, Frei Bier, Who, l’atmosferica A Denver, Laredo, Dreams, Drugs And Boxcars, Light Of Mind, la dolce Carribean Love, Impulse, tutte piccole bozze ambient-blues di fragile bellezza; ci sono anche dei brani compositivamente più costruiti (lo si vede anche da un maggiore minutaggio) come la splendida Amanti, la malinconica ed intensa Mother, Beloved o la stessa Urlo posizionata in chiusura dell’album, un gran bel sentire, musica che trascende i generi ma resta profondamente jazz e dal respiro blues. La mancanza di una sezione ritmica (di una batteria, che probabilmente ci sarebbe stata anche bene) non la si sente minimamente, il fine di questa musica è altro, la tromba di Fresu (il suo stile/suono) ricorda molto quello di Miles Davis ma anche Chet Baker mentre il contrabbasso di Di Castri è classe e tecnica sopraffina (Madhouse). Musica nata e cresciuta in un determinato contesto, oggi si direbbe “audio-visivo”, lasciate perdere e seguitene il flusso (solo audio), poi tutto è discutibile, opinabile, controvertibile ma è poesia, proprio quella che oggi sembra non appartenerci più. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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