Roots! n.313 novembre 2021 Paisley Underground

Paisley Underground – Questo Sconosciuto

Paisley Underground – Questo Sconosciuto

by Simone Rossetti

Non propriamente un genere ma, differenza non da poco, una scena nata nei primi anni ’80 lungo (ma non solo) la costa ovest degli Stati Uniti (molte bands provenivano dall’area di Los Angeles); un “genere” che hai più dirà poco o nulla ma che qui su Roots! riteniamo (a torto o a ragione) fondamentale e sul quale crediamo valga la pena spendere due parole, sempre molto liberamente e serenamente. Detto questo, una scena che non ha avuto, a differenza di altri veri e propri generi, evoluzioni nel tempo od un particolare seguito anche solo di nicchia ma che ha influenzato più o meno direttamente (più o meno consapevolmente) molti gruppi alternative rock dei successivi anni ‘90 fino ad oggi; un insieme di bands accomunate da una rilettura/approccio più in chiave punk-no wave delle sonorità beat-psichedeliche degli anni ’60 (Byrds, Love, Velvet Underground, Creedence Clearwater Revival, Jefferson Airplane), forse niente di particolarmente imprescindibile ma sicuramente qualcosa di inusuale e “nuovo” rispetto a quello che era il panorama musicale di quegli anni generalmente più orientato verso il post-punk, musica elettronica, new wave inglese e tutte le varie derivazioni rock. Non aspettatevi la solita ed inutile lista della spesa infarcita di nomi e date, a sconso di equivoci (e di possibili errori) ci muoveremo unicamente affidandoci alla nostra pancia ed istinto, il resto, speriamo, verrà da sé (cosa di preciso non lo sappiamo). Emergency Third Rail Power Trip (Restless Records, 1983) album dei losangeliani Rain Parade dal quale crediamo (poi tutto è discutibile) non si possa assolutamente prescindere, una nuova psichedelia molto legata alle atmosfere sixties, diverso sarà invece l’approccio dei Dream Syndicate (Davis, California), sicuramente una fra le band più importanti di tutta la scena paisley e tuttora in attività, The Days Of Wine And Roses (Ruby Records/Slash Records, 1982) e Medicine Show (A&M records, 1984) sono i loro due primi album in studio, diremmo indispensabili se ci si vuole avvicinare a questo “genere” (in particolare il primo, il secondo forse è già un’altra storia, più rock). Altra band legata alle sonorità paisley ed “insospettabile” vista la fama raggiunta sono stati i R.E.M. da Athens, Georgia, Murmur (I.R.S. Records, 1983) e Reckoning (sempre per la I.R.S., 1984) sono due capolavori che riprendono le atmosfere agro-dolci della psichedelia anni ‘60 per rileggerle in un contesto, spesso più cupo altre più solare, alternative rock; un altro grande gruppo, proveniente questa volta da Tucson, Arizona, furono i Green On Red di Dan Stuart e Chris Cacavas e qui tanto di cappello perchè il loro primo album, quel Gravity Talks  del 1983 (Slash Records) è veramente un piccolissimo quanto affascinante capolavoro che ancora oggi non risente assolutamente dello scorrere del tempo. Altra band questa volta tutta al femminile e che in seguito raggiungerà anche un discreto successo a livello mondiale furono le Bangles, sempre da Los Angeles, che con il loro debut-album, All Over The Place (Columbia Records, 1984), ripresero le sonorità garage beat anni ’60 riadattandole in un frizzante jingle-jangle pop non banale. Questo è quanto ma per correttezza “storica” e nella speranza di non annoiarvi ulteriormente non possiamo non citare anche i bravi Long Ryders, i Three O’Clock considerati un pò i “capostipiti” del genere, gli Opal nati dalle ceneri dei Rain Parade e dei Dream Syndicate ed infine i Mazzy Star nati a loro volta dalle ceneri degli Opal. La storia, molto in breve, del Paisley finisce qui, almeno come “movimento artistico” (siamo sul finire degli anni ’80), in realtà è un sound che ancora oggi verrà, quanto inaspettatamente, riscoperto di volta in volta da molte band alternative rock, certo, non si può più parlare di “scena” (o ancor meno di “nuova” scena e meno male) ma fa sempre piacere sapere che non tutto è andato perduto, una storia che nel suo piccolo continua e della quale godere alla faccia di questi infelici tempi bui. A proposito, la parola Paisley deriva da un antico disegno/ornamento di origine persiana tornato popolare durante la stagione della Summer Of Love, stagione che chiuderà, ineluttabilmente, nel bene e nel male, quei “favolosi” anni ’60; da Roots! è tutto e come sempre buona lettura e buon ascolto (qui un interessante reperto storico Part 1 e Part 2)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Content is protected !!