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Roots! n.231 luglio 2021

One Dying Wish-Origami

Autore: One Dying Wish

Titolo: Origami

Tracks: 1. Il Male Minore – 2. Contagio – 3. Torna Da Me – 4. Mediterraneo – 5. La Strada Di Casa – 6. Come Origami

Anno: 2020

Genere: Hardcore, punk, alternative rock, emo

 

Città: Carmagnola (Torino)

Componenti: Filippo (basso, voce), Zefiro (chitarra, voce), Francesco (chitarra), Andrea (batteria)

Etichetta: I.Corrupt Records, Shove Records, Fresh Outbreak, Vollmer Industries, Tadca Records ed altre

Formato: Vinile, CD, digitale

Sito web: One Dying Wish  

One Dying Wish-Origami

by Simone Rossetti

E in ogni stagione, percorro sempre lo stesso viale, Guardo le foglie cadere e rinascere, mentre, Io tengo stretto quel poco che resta, tra le mie mani, Stringo così forte da dimenticarmi perché, Se ad ogni passo, Continuo a scegliere il male minore, Maggiore è il divario, Tra chi sono e chi potrei essere (da Il Male Minore)

In imperdonabile ritardo ma ci siamo arrivati e vi racconteremo di questo album al nostro meglio, semplicemente perchè lo merita. Sono bravi questi One Dying Wish ed ascoltando questo loro Origami lo si intuisce da tante piccole sfumature, a livello compositivo, nei testi (in italiano) e per quella fragile intensità (oggi rara) con la quale si (e ci) raccontano di un presente senza filtri ma con una sincerità disarmante, vera e per questo quanto mai dolorosa; sia ben chiaro, qui non ci sentiamo in obbligo di compiacere nessuno, recensiamo ma soprattutto parliamo di musica, sappiamo anche che i gusti sono gusti quindi non discutibili, sappiamo anche di non avere la verità in tasca (cosa della quale non ce ne può fregare di meno), ad ogni modo preferiamo seguire la nostra bussola che i soliti più accomodanti copia-incolla. Una storia iniziata in quel di Carmagnola (Torino) in un ormai “lontano” 2015, all’inizio sono solo Zefiro, Francesco e la loro piccola etichetta Longrail Records, i primi concerti, l’entrata nella formazione di Filippo e la pubblicazione nel gennaio del 2018 del loro primo Ep, Paura Di Farcela e sul finire del 2018 l’arrivo di Andrea alla batteria porterà ad un nuovo assetto e stabilità nel gruppo; questo Origami è il loro “piccolo” album di debutto,  pubblicato nel maggio di un infausto 2020 e disponibile in CD, digitale od il sempre “consigliato” vinile; basso, batteria, due chitarre (voce e cori) e tanto basta; bravi ma non lo diciamo come complimento (altra cosa della quale non ce ne può fregare di meno), bravi per quello che riescono a trasmettere, perchè la loro musica è, malgrado tutto ed i soliti molti, onesta e sincera, perchè è fottutamente pulsante di vita, “bella” (aggettivo che sappiamo bene può voler dire molto ma anche nulla, noi ci riferiamo a quel molto, che semplice non lo è mai). Hardcore, emo, alternative rock fino a sfiorare un melodic-atmospheric black metal, attenzione, sono solo etichette di genere buone per vendere, la musica fortunatamente viene prima e parla d’altro, il nostro umile “consiglio” è quello di spararvi questo Origami ad un volume “non consueto” perchè è questo quello che in fondo chiede e del quale ha bisogno. In qualcosa ci hanno ricordato i grandissimi Kina (dei quali parleremo a breve), solo una breve sensazione ma spiazzante ed intensa se non fosse che quel tempo sembra ormai appartenere ad un oblio mentre oggi c’è da confrontarsi con un presente ben diverso e più subdolo, ed è una cosa che questi ragazzi fanno e lo fanno a testa bassa, senza mediazioni, lo fanno nei testi (bellissimi) come nella musica, compositivamente curatissima, in ogni brano si prendono il tempo necessario e questo ne fa un bel sentire (ascoltatevi la “dolce” Come Origami ed il suo scorrere fluido fino al lento svanire finale, senza fretta, fra gli arpeggi cristallini delle chitarre); “dolce” per modo di dire, in realtà un hardcore violento e dolce insieme trascinato dal drammatico scream di Francesco (e se lo scream non vi piace qui avrete modo di ricredervi), intenso, doloroso, reale e fottutamente vero. E che dire di un pezzo come Il Male Minore? Lanciato a velocità estreme verso il nulla di questi giorni, brilla di luce propria come una meteora destinata ineluttabilmente a bruciarsi ma è qui che sta la sua bellezza, quel respiro che abbiamo dimenticato assuefatti come siamo ad un vuoto che tutto annichilisce. Ma non c’è il tempo di tirare il fiato che parte la splendida Contagio, specchio fedele di una generazione che stenta a trovare un senso, a riconoscersi in questo vuoto incombente, “Senza il coraggio di guardare in basso, puntiamo i piedi per darci lo slancio, per la paura di vedere nell’altro, il nostro futuro, Quegli occhi non sono nient’altro,che uno specchio in cui siamo assediati, dal nostro agio, effimero argine”, un pezzo triste, sofferto, bello; ci entusiasmiamo per nulla? Si e non ce ne pentiamo e poi scusate, ma per cosa dovremmo entusiasmarci? (qui ci fermiamo per non mancare di rispetto a nessuno ma tanto ci siamo capiti); se non vi basta (e non vi può bastare) c’è Torna Da Me, un piccolo capolavoro di estrema bellezza, “Siamo rimasti senza le gambe, Per reggirci in piedi, Braccia troppo deboli e stanche, Per stringerci ancora”, difficile da descrivere ma prestate attenzione alle sue variazioni armonico-melodiche ed a quei cambi di tempo che danno spessore ad un dolore quasi fisico, un sentire vivo che dilania ed insieme cura, tanta ma tanta roba; Mediterraneo non ci convince del tutto (forse per i cori, forse per la parte cantata “in pulito”) ma è un gran bel brano e con un testo, amarissimo e quasi rassegnato, che ha quel pulsare vitale che si fa necessario; e si conclude con la bellissima La Strada Di Casa introdotta da atmosfere più morbide che poi esploderanno in tutta la loro fragilità devastante, “Ho scritto un libro, con le parole che hai detto, senza tralasciarne nessuna, Con cura, Per definire un linguaggio comune, La nostra strada di casa”. No, non è solo un questione di tecnica (un aspetto sul quale non ci siamo soffermati molto ma che a questi ragazzi certo non manca), c’è interazione, “sensibilità” compositiva, quell’approccio “di pancia” che si fa urgenza espressiva, quella mazzata nei denti, improvvisa, violenta, dolorosa ma necessaria a farci risvegliare da un accomodante torpore al quale ci tengono appesi. E siamo arrivati così alla fine, da aggiungere c’è rimasto ben poco, a proposito, la copertina dell’album, tanto di cappello, è realizzata dall’artista milanese Cranico e poi c’è questa parola dal fascino antico e misterioso, Origami, arte orientale di piegare la carta, questo in breve ma nella religione Shintoista è molto di più, un rinascere in un eterno ciclo; da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).    

 

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