Roots! n.391 marzo 2022 Non E’ Nulla – Giove

Non E’ Nulla - Giove

Non E’ Nulla – Giove

(2022, autoprodotto)

by Simone Rossetti

Ho fatto tutto da me e probabilmente si sente che è molto acerbo e ingenuo, in fondo non ho mai studiato registrazione, però alla fine quello che avevo fatto mi sembrava abbastanza interessante e con un senso, così l’ho pubblicato” (Non E’ Nulla)

Non E’ Nulla, come questo cazzo di vita, come quel dolore che sopportiamo ed esorcizziamo in attesa che passi, come quelle cicatrici che ci segnano ma che non guardiamo nella speranza che diventino altro, Non E’ Nulla, come quello che ci raccontiamo in uno scorrere quotidiano il più delle volte estraneo, come un alias qualunque ma non meno vero e doloroso di un nome e cognome. Giove, album a firma Non E’ Nulla e che segue l’omonimo Ep del 2019, Roma, Italia, autoprodotto e rilasciato in un pessimo iniziale (e speriamo non “finale” a breve) 2022, questo è quanto e non chiedeteci altro. Vi starete domandando del perchè perdere tempo nel parlare di un album, a detta stessa del suo autore, “artigianale”, acerbo ed ingenuo, semplice, perchè siete su Roots!, perchè riteniamo che lo meriti e perchè ci piace questa umiltà oggi alquanto rara; non lasciatevi trarre in inganno da quello che all’apparenza potrebbe sembrarvi un album come tanti, ascoltatelo e vi accorgerete che “uguale a tanti” non lo è. Una breve considerazione; è vero, probabilmente non ha ancora quella compiutezza di un lavoro “professionale” a tutto tondo ma c’è anche altro (ed è il motivo per il quale ne parliamo), una sensibilità compositiva che sa farsi “armonia” insieme a chi ascolta e badate che ci sono grandi album o ritenuti tali che però non hanno questo “dono”; e la musica? Già, perchè c’è anche e soprattutto questa, una ambient-fusion (a tratti con derive post-rock ma sono anche quelle che ci convincono meno) sospesa fra elettronica (giustamente dosata e mai fine a se stessa) e l’ottimo suono della chitarra di Non E’ Nulla (come approccio molto vicino ad un Pat Metheny o ad un Bill Frisell), influenze prog anni ’70 ed atmosfere jazz di scuola nordica, quel “bel sentire” che oggi tendiamo a banalizzare come luogo comune (tanto ci spacciano di tutto come “stupendo, fantastico, top, capolavoro” ed amenità simili). A proposito, tutte le tracce sono strumentali ma vi assicuriamo che non sentirete la mancanza di una “voce” perchè a suo modo una voce c’è e vi accompagnerà lungo tutto questo viaggio, da una bellissima iniziale Amaltea fino alle atmosfere krautrock di Europa, passando attraverso le malinconiche Elara e l’eterea Callisto dai profumi PinkFloydiani, da una intensa e dal semplice titolo Io per infine concludere sulle note di una desolante e bella Imalia. Detto questo non aspettatevi altro, prendete questo Giove per quel che è, un album onestissimo, fin troppo ed è per questo che abbiamo sentito il bisogno di parlarne, sa di questo presente, sa di uno scorrere che oggi comprendiamo a fatica e che sembra ci stia sfuggendo dalle mani, sa di “incompiuto” così come lo è la vita e non potrebbe essere altrimenti; no non conosciamo Non E’ Nulla né sappiamo molto di più di quello che vi abbiamo detto, è semplicemente Lui e questa è la sua musica, non il classico “prendere o lasciare” (come avremmo detto in altre circostanze) ma prima ascoltare e lasciarsi ad un suo (nostro) respiro. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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