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Roots! n.140 marzo 2021

No Name Recordz [addicted label] - 2 Years Of Dependency

Autore: No Name Recordz [addicted label]

Titolo: 2 Years Of Dependency

Anno: 2014

Genere: Psychedelic, Alternative-Rock, Melodic black-metal, jazz, punk, grunge, stoner, sludge, Exp, Noise-music

Città: Mosca (russia)

Componenti: Compilation AA.VV.

Etichetta: No Name Recordz [addicted label]

Formato: digitale

Sito web: https://noname666.bandcamp.com/album/2-years-of-dependency

Tracks:

1 The Grand Astoria – Welcome to the Club / Then You Win 
2 Matushka – Location
3 Pressor – Royal Witch [Cthulhu mix] 
4 Evil Bear Boris – Geheimnisse des Dritten Reichs
5 Stone Cold Boys – Christmas Murderer 
6 Flower in My Lung – Track_01
7 Thy Grave – Anhedonia 
8 Бром – Ветошь
9 Juice Oh Yeah – Krug
10 Detieti – Yaush Tadaush
11 Spaceking – 54
12 Soom – Крізь трембіту до легень і навпаки [hypnotic mix] 
13 Рудольф – Хор
14 The Grand Astoria – Deathmarch
15 The Mermaids of the Lipetsk Shed – Petrowizard 
16 Sound of Ground – Hey Hobo!
17 The Grand Astoria – Punkadelia Supreme
18 I Will Kill Chita – Risk 
19 Astrodiver – Black Dose Mistress
20 Diazepam – Sinking
21 Evil Bear Boris – The Music Will Play in Your House But You Won’t Hear It [in action]
22 Torf – Galicia Shall Rise Again…
23 Рудольф – Лом
24 Камни – Небо 
25 The Damn Ol’ Bones – Straight Story / Run Gunner
26 Fumantia Mauris – Bastard Sunn

No Name Recordz [addicted label] – 2 Years Of Dependency (compilation AA.VV.)

by Simone Rossetti

Alle “compilations” continueremo a preferire il singolo album od un Ep, troppo dispersive ma sono punti di vista, per molti così non è, anzi, sono molto apprezzate, restano comunque scelte editoriali tutte rispettabili. Di fronte però a questa 2 Years Of Dependency non ci siamo tirati indietro e per tre motivi; il primo, ha una sua storia (questa raccolta è del 2014, secondo anniversario della label moscovita No Name Recordz), il secondo è che malgrado la quantità di tracce presenti (ed artisti) è di livello veramente ottimo, infine il terzo ed ultimo motivo è che vista la varietà di stili e generi è impossibile trovarvi un filo conduttore ma è quello che si muove e pulsa nelle viscere (musicali) di un paese (dovremmo dire mondo) ancora in cerca di una propria “identità” o forse di un proprio destino (cosa che “qui” sembra non interessi più a nessuno). 26 tracce nelle quali troverete un pò di tutto e di più, non entreremo nel merito di ogni singolo pezzo (non ci piace la lista della spesa) né del singolo genere ma ci lasceremo guidare dal semplice istinto e dalla pancia prendendoci la libertà di saltellare qua e la come farebbero dei bambini di fronte ad una tavola imbandita di dolci e prelibatezze varie (e senza la presenza di adulti a controllare), se ovviamente tralasceremo qualche brano non sarà quindi per demerito ma per troppo “entusiasmo”. Si parte dalle bellissime atmosfere post-rock (ma anche melodic black-metal) della strumentale Track_01 dei Flower In My Lung, malinconica e violenta insieme, un fluire di riff armonico-melodici che sanno far male (cioè bene) all’anima, e non è da meno lo splendido psycho-stoner di Black Dose Mistress degli Astrodiver, 7 minuti e 22 secondi introdotti da Pinkfloydiane atmosfere prog-rock di settantiana memoria che poi esploderanno in uno sporco e desertico buon e vecchio stoner. Sinking dei Diazepam ci riporta indietro allo sludge più melmoso dei Crowbar e dei Melvins, pezzo non particolarmente originale (non potrebbe essere diversamente) ma se amate certe sonorità dai ritmi lenti, pesi ed opprimenti sarà un bel colpo al cuore, e sempre per restare su atmosfere pese c’è il devastante sludge psichedelico di Bastard Sunn dei Fumantia Mauris, qui veramente portato all’estremo in un bellissimo caos sonico che almeno a nostra memoria non trova eguali, se amate i riff distorti al limite di un sanguinamento tattile-uditivo qui troverete pane per i vostri denti. Atmosfere più rilassate e country-rock nel bellissimo pezzo dei The Grand Astoria, in realtà trattasi di due brani in un unica traccia, Welcom To The Club è il primo ed è quello al quale facevamo riferimento, pochi accordi ma che sanno volare alto fra i primi Eagles, CSN&Y e gli America, mentre si cambia registro nel secondo brano, Then You Win, davvero niente male, intuizioni metal anni 80 che si fondono ad un roccioso post-grunge. Si cambiano completamente paesaggi sonici con i Matushka e la loro lunghissima Location, 14 minuti e passa di un incedere lento fra territori prog ed elettroniche anni 70, un crescere cupo e mastodontico che vi farà dimenticare la sua lunghezza; c’è ancora tempo per l’ottima Royal Witch (Cthulhu mix) dei Pressor, un indefinibile black-metal-doom con bellissime aperture armonico-melodiche, pezzo interessante ma di loro ne riparleremo in adeguata sede. Qui dobbiamo concludere ma non prima di avervi lasciato alle note del brano che, almeno come approccio, preferiamo ed è davvero tanta roba (lasciateci togliere qualche godimento in libertà, questi tempi se lo meritano), Бром – Ветошь, non chiedeteci altro perchè nella nostra ignoranza non sapremmo che dirvi (comunque per semplificare le cose è la traccia numero 8), lasciate perdere ed ascoltate questa musica per quel che è, Arte plasmabile, grezza, necessaria, intuitiva, respiro, linguaggio, un jazz (jazz-core) destrutturato ed informe che si muove in totale libertà nutrendosi del nostro stesso respiro, tanto di cappello e state pur certi che di loro ne riparleremo a breve. Va bene, basta così, il resto, che poco non è, lo lasciamo alla vostra curiosità ma prima di chiudere un’ultimissima considerazione, le compilations sono questo, un “almanacco del giorno dopo”, è necessario viverle e “sentirle” con un approccio diverso da quello che richiederebbe un album del singolo artista, la storia della musica (non solo rock) ne è piena, ce ne sono di peggiori e di migliori, quello che conta è che spesso sono uno sguardo, veritiero, su come si muova “culturalmente” (nel bene e nel male) questo fottuto mondo. Godetevi questa 2 Years Of Dependency  per quel che è ma soprattutto, se vi va, approfondite, cercate, scavate, non accontentatevi del singolo brano ma andate oltre e da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

No Name Recordz [addicted label] – 2 Years Of Dependency (compilation AA.VV.)

by Simone Rossetti

To the “compilations” we will continue to prefer the single album or an Ep, too dispersive but they are points of view, for many it is not, on the contrary, they are very appreciated, however, all respectable editorial choices remain. Faced with this 2 Years Of Dependency, however, we have not pulled back and for three reasons; the first, has its own history (this collection is from 2014, the second anniversary of the Moscow label No Name Recordz), the second is that despite the amount of tracks present (and artists) it is of a really excellent level, finally the third and last reason is that given the variety of styles and genres it is impossible to find a common thread but it is the one that moves and pulsates in the (musical) bowels of a country (we should say world) still in search of its own “identity” or perhaps its own destiny (which “here” doesn’t seem to interest anyone anymore). 26 tracks in which you will find a little bit of everything and more, we will not go into the merits of every single piece (we don’t like the shopping list) nor of the single genre but we will let ourselves be guided by simple instinct and by the belly taking the freedom to jump here and how children would do in front of a table laden with sweets and various delicacies (and without the presence of adults to check), if obviously we leave out some songs it will not be for demerit but for too much “enthusiasm”. It starts from the beautiful post-rock atmospheres (but also melodic black-metal) of the instrumental Track_01 by Flower In My Lung, melancholy and violent at the same time, a flow of harmonic-melodic riffs that know how to hurt (i.e. good) the soul, and no less is the splendid psycho-stoner of Black Dose Mistress by Astrodiver, 7 minutes and 22 seconds introduced by Pinkfloydian prog-rock atmospheres of seventies that will then explode in a dirty and deserted good old stoner. Sinking by Diazepam takes us back to the muddier sludge of the Crowbar and Melvins, not a particularly original piece (it could not be otherwise) but if you love certain sounds with slow rhythms, weight and oppressive it will be a big blow to the heart, and always to stay on heavy atmospheres there is the devastating psychedelic sludge of Bastard Sunn by Fumantia Mauris, here truly taken to the extreme in a beautiful sonic chaos that at least in our memory has no equal, if you love distorted riffs to the limit of tactile-auditory bleeding here you will find bread for your teeth. More relaxed and country-rock atmospheres in the beautiful piece by The Grand Astoria, in reality it is two songs in a single track, Welcom To The Club is the first and it is the one we were referring to, few chords but that know how to fly high between the first Eagles, CSN & Y and America, while changing register in the second song, Then You Win, really not bad, 80s metal intuitions that blend with a rocky post-grunge. You completely change sonic landscapes with the Matushka and their very long Location, 14 minutes and passes of a slow pace between prog and electronic territories of the 70s, a dark and mammoth growth that will make you forget its length; there is still time for Pressor’s excellent Royal Witch (Cthulhu mix), an indefinable black-metal-doom with beautiful harmonic-melodic openings, an interesting piece, but we’ll talk about them again in an appropriate location. Here we must conclude but not before leaving you to the notes of the song that, at least as an approach, we prefer and it is really a lot of stuff (let us take away some enjoyment in freedom, these times they deserve it), Бром – Ветошь, do not ask us more why in ours ignorance we would not know what to tell you (however to simplify things it is track number 8), forget it and listen to this music for what it is, Mouldable art, raw, necessary, intuitive, breath, language, a destructured jazz (jazz-core) and shapeless that moves in total freedom, feeding on our own breath, hats off and rest assured that we will talk about them shortly. Okay, that’s enough, the rest, which is not a little, we leave it to your curiosity but before closing a very last consideration, the compilations are this, an “almanac of the day after”, it is necessary to live them and “feel” them with a different approach from what an album of the single artist would require, the history of music (not just rock) is full of them, there are worse and better ones, what matters is that they are often a look, truthful, on how it moves “culturally” (for better or for worse) this fucking world. Enjoy this 2 Years Of Dependency for what it is but above all, if you like, deepen, search, dig, don’t settle for the single song but go further and from Roots! it’s all and as always good listening (here).

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