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Roots! n.103 febbraio 2021

Nitritono-Eremo

Autore: Nitritono

Titolo: Eremo

Anno: 2020

Genere: noise-post-rock, alternative-rock

Città: Cuneo

Componenti: Luca Lavernicocca (batteria), “Sir” Siro Giri (chitarra)

Etichetta: I Dischi Del Minollo

Formato: digitale, vinile

Sito web: https://www.facebook.com/Nitritono/

Nitritono-Eremo

by Simone Rossetti

Il nitritono, un entità oscura che si muove all’interno delle viscere di un panorama musicale italiano, quello più spontaneo ed ancora libero, oramai ridotto al silenzio e schiacciato da un’assuefazione massificata verso prodotti usa e getta da discount dell’intelletto e della ragione; un entità che quasi stenta a prendere una sua forma compiuta, probabilmente ancora in divenire, ancora troppo fragile ma che ha già un suo respiro ed un suo linguaggio comunicativo. Cosa non semplice recensire questo Eremo dei Nitritono, un duo cuneese attivo dal 2012 e formato da Luca Lavernicocca alla batteria e Siro Giri alla chitarra, un titolo che già di suo ha qualcosa da raccontare, un luogo appartato e solitario dove si ritirano coloro che intendono dedicarsi ad una vita di penitenza, preghiera e contemplazione, si perchè il nitritono mal si adatta alla luce del sole ed al suo baccano preferendo per sua stessa natura l’oscurità e la potenza del silenzio; Ep pubblicato nell’aprile del 2020 per una piccola ma fiera etichetta italiana indipendente, la I Dischi Del Minollo, e che segue il loro album di debutto, Panta Rei, del 2017. Sapete bene che per noi di Roots! recensire vuol dire parlare di musica, sempre molto liberamente e non certo per compiacere; un voto, un numero, un copia-incolla renderebbero le cose molto più semplici, le parole certo hanno un loro “fascino”, un diverso “peso” ma sono anche facilmente mal interpretabili, bisognerebbe essere dei funamboli, dei professionisti cosa che noi non siamo né ci interessa esserlo, qui si bada “a’i lesso”, sia nella musica che nelle parole. Eremo è un bell’album, con tutti i suoi limiti (perchè ne ha) ma anche con quello spessore necessario a fare la differenza; parliamo dei “limiti”, anzi, del suo unico limite (e qui si entra in considerazioni personali che giustamente possono lasciare il tempo che trovano), un limite (a nostro modestissimo sentire) di carattere “tecnico”; un’approccio principalmente strumentale non sempre ben a fuoco ma a tratti ottimo che trova una sua compiutezza proprio in quelle rare parti in cui viene utilizzata la voce (un testo) ed allora è un gran bel sentire; potrebbe sembrare una considerazione di poco conto ma si ha come l’impressione che questa musica sia sempre sul punto di spiccare il volo ma in qualche modo resti “ingabbiata” nella sua stessa rigidità strumentale senza trovare quello sbocco per esplodere in tutte le sue potenzialità. Ancora un attimo e dopo parliamo dei brani, prima accenniamo a queste sonorità, la parola post-rock non ci piace e preferiamo non usarla (è una nostra scelta), un noise-rock o meglio ancora un’alternative-rock dalle atmosfere molto scure, cupe ma con delle aperture armonico-melodiche veramente eccellenti, un lavoro a tratti ancora un pò confuso ma già di notevole impatto; Passo Di Terre Nere apre l’album ed è forse la traccia che preferiamo, l’incedere è solenne ed oscuro, pesante ma anche malinconico, un susseguirsi di riff granitici ed una sezione ritmica che esploderanno nella splendida parte finale con un “cantato” semplicemente  devastante, e sta proprio qui quello che volevamo sentire, quel raggiunto senso di compiutezza che rende “grande” un brano; segue Bric Costa Rosso, interessante per le iniziali sonorità post-punk (possono ricordare i primi The Cure) che poi evolveranno in una dimensione più noise-rock, buona ma resta quell’amaro in bocca per le sue potenzialità non esplorate, Re Di Pietra è introdotta da una lunga intro con uso di effettistica varia alla quale subentrerà la ritmica (mai scontata) del bravo Luca Lavernicocca poi sarà tutto un crescendo di riff secchi e metallici di scuola Zu ma senza quella voce “necessaria” del sax; dai profumi lisergici di Pinkfloydiana memoria è la bella Samos, peccato per i suoi soli 2 minuti e 40 ed infine a chiusura dell’album la traccia che vede la collaborazione di Enrico Cerrato (in arte Petrolio), Costa Da Morte, un brano che sprigiona tutta la sua primitiva violenza, una litania scura ed opprimente che segue un crescere ciclico ma che sembra smarrirsi in una foga fine a se stessa. Parliamoci chiaro, dovessimo dare un voto a questo lavoro sarebbe comunque  alto ed i motivi non mancano ma qui su Roots! non ci accontentiamo, preferiamo assumerci il rischio delle parole e la nostra modestissima quanto inutile impressione è che a questa musica manchi una “guida”, non necessariamente vocale (un pò come potrebbe essere il sax per la musica degli Zu); sappiamo che sono scelte artistiche (e personali) non discutibili e meritevoli di tutto il rispetto ma se parliamo di musica, almeno qui su Roots!, preferiamo farlo in totale libertà, rischiando magari possibili errori di valutazione ma sempre senza la presunzione di avere la verità in tasca. Se ancora non conoscete il nitritono questa è una rara e buona occasione per avvicinarsi al suo mondo nascosto, un Eremo è prima di tutto accoglienza e può essere un buon luogo dove finalmente ri-trovarsi per andare oltre e di questi tempi ce n’è più che mai bisogno. Da Roots! è tutto, buon ascolto (qui o qui).

 

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